Le lampade artistiche

Una delle nuove tendenze in fatto di arredamento e design è quella di scegliere delle splendide lampade artistiche per la propria casa. Parliamo quindi di oggetti di vero design che non hanno esclusivamente la funzione di fornire illuminazione ma che al contrario hanno un compito molto più artistico e creativo rispetto alle lampade tradizionali.

Questo è il motivo per il quale sono tantissime le persone che ad oggi cercano belle lampade creative che possano soddisfare le proprie necessità in fatto di arredamento e design, coniugandosi bene con gli arredi già presenti.

Complementi o opere d’arte?

Parliamo infatti di vere e proprie opere d’arte realizzate artigianalmente da chi è perfettamente in grado di coniugare arte e creatività, manualità e funzionalità, per dare vita a delle lampade che vengono immediatamente notate da chi le osserva, e dunque parliamo di complementi in grado di catturare l’attenzione.

Dietro ogni forma d’arte infatti, e questo chiaramente vale anche per le lampade artistiche, vi sono le sensazioni del momento dell’artista o artigiano che le ha create e tutta la sua espressività racchiusa nei materiali sapientemente lavorati. Ogni oggetto racchiude infatti una storia e la racconta a chi sa leggerla.

Sul sito di Bau Design puoi farti un’idea su quelle che sono le lampade artistiche più particolari e ricercate del momento, quelle che maggiormente possono rappresentare un valore per te e arricchire la tua zona living, così come le camere da letto o la cucina.

Dipende da te infatti individuare il punto in casa in cui posizionare la tua nuova lampada artistica, con la certezza che questa sarà in grado di valorizzare non solo il posto in cui deciderai di collocarla ma anche tutti gli arredi e i complementi attorno a sé.

Nuovo condizionatore: quale scegliere?

Sicuramente, nelle calde giornate d’estate un buon climatizzatore è ciò di cui abbiamo bisogno per trovare ristoro con un po’ di aria fresca all’interno delle mura domestiche.

Dopo aver individuato quali sono le stanze o la stanza in cui è prioritario installare un condizionatore d’aria, bisogna capire quali tipologie ne esistano al momento sul mercato e come poterle sfruttare a nostro vantaggio.

La dimensione del locale da rinfrescare

La prima cosa che dobbiamo considerare è la metratura del locale in cui installare il condizionatore, perché da questo dipende la potenza minima necessaria dell’apparecchio che andremo ad acquistare.

Dobbiamo per questo considerare il BTU, che è l’unità di misura adoperata per misurare la potenza di un condizionatore. Mediamente, per un ambiente che va dai 30 ai 45 metri quadrati, è sufficiente un condizionatore d’aria di potenza tra i 10000 e I 12000 BTU.

Tipi di condizionatori esistenti

Ad oggi sul mercato esistono i condizionatori portatili, i quali aspirano l’aria calda dalla stanza e la gettano fuori per mezzo di un tubo. Questi hanno il difetto di consumare parecchia energia e di essere particolarmente rumorosi.

Ci sono poi i condizionatori fissi, i quali hanno una unità esterna collegata all’unità interna fissata a parete. I più moderni, tra questi sicuramente condizionatori Daikin, sono forniti di sistema inverter grazie al quale è possibile mantenere costante la temperatura abbattendo i consumi energetici.

Esistono poi i multi split, ovvero quelli che prevedono una unità esterna collegata a 2 elementi interni: qui Il vantaggio è che è possibile rinfrescare due differenti ambienti con un solo compressore.

L’importanza di usare bene il climatizzatore

Per un utilizzo consapevole del tuo nuovo climatizzatore, ricordati impostare la temperatura a circa 25 gradi centigradi, per contenere i costi e raggiungere questa gradevole temperatura che ti darà la possibilità di vivere in un ambiente particolarmente confortevole.

Come rendere un ambiente più luminoso

Gli ambienti particolarmente bui danno l’impressione di essere ancora più piccoli. Spesso infatti, una scarsa illuminazione tende a rendere una stanza poco confortevole è un pò malinconica. Ecco allora alcune idee che ti aiuteranno a far sembrare più spazioso e luminoso anche un ambiente particolarmente piccolo.

Colora di bianco le pareti

Uno dei modi classici per dare maggior luce ad una stanza è quello di dipingere di colore bianco sia il soffitto che le pareti. Il bianco infatti fa sembrare più spazioso anche l’ambiente più piccolo. Sia che si tratti del soggiorno che della camera da letto, o magari della cucina, un tocco di bianco è in grado di rendere molto più luminoso e ampio ogni ambiente.

Fai entrare la luce del sole

La luce gioca un ruolo fondamentale nell’aspetto di ogni ambiente di casa. Più una stanza è illuminata, più sembrerà accogliente e confortevole. Fai in modo per questo da lasciar penetrare quanta più luce è possibile sia attraverso le finestre che pensando eventualmente a pareti di vetro o lucernari, i quali garantiscono un miglior afflusso di luce.

Utilizza lampadine più luminose

Sostituisci le vecchie lampade con luce calda con quelle più moderne a luce fredda, le quali forniscono una migliore illuminazione e consumano anche a meno. Sposta le lampadine a luce calda in ambienti come le camere da letto.

Installa degli specchi

Gli specchi aiutano a far percepire come maggiormente spazioso e luminoso ogni tipo di ambiente. Pensa allora ad inserire degli specchi di design che possono consentirti di rendere l’ambiente sin da subito più luminoso e spazioso.

Prova la luce diffusa

Se non la conosci ancora, fai bene a provare la luce diffusa. Sia che si tratti di una parete retroilluminata o di un controsoffitto ad incasso, la luce diffusa è in grado di rendere l’atmosfera sin da subito più luminosa e spaziosa, restituendo all’ambiente una maggiore sensazione di ampiezza.

Prova a mettere alla prova questi consigli e vedrai che proverai sin da subito la sensazione di un ambiente decisamente più luminoso rispetto prima.

La necessità di custodire adeguatamente il badge aziendale

Sono davvero numerose le aziende che richiedono ai propri dipendenti di timbrare il cartellino prima di entrare nei locali dove viene svolta l’attività lavorativa. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo cartellino non è più tipicamente di carta ma si tratta di badge  magnetici che vengono tirati fuori dal portafogli nel momento in cui servono e avvicinati all’apposito lettore.

L’usura per sfregamento all’interno del portafogli

Tra i problemi che i lavoratori riscontrano maggiormente nell’utilizzare questo tipo di badge, vi è lo sfregamento che avviene all’interno del portafogli e dunque all’usura della stampa sulla superficie, motivo per il quale ben presto tutto ciò che è impresso sul badge va lentamente a sbiadire e cancellarsi.

Una delle soluzioni più efficaci, e al tempo stesso estremamente semplice, per risolvere questo tipo di problema è il comodo portabadge in plastica rigida o flessibile che Cotini srl propone. Il portabadge può avere sia un orientamento verticale che orizzontale in base alle proprie necessità, e protegge il badge da qualsiasi tipo di sfregamento e usura garantendone dunque un perfetto stato molto più a lungo.

Clip o cordoncino colorato?

Questi portabadge sono dotati  di asola per il cordoncino al collo, oppure possono essere appesi al taschino della giacca mediante apposito clip in acciaio, in maniera tale da poter mostrare il proprio badge con foto e logo di riconoscimento in qualsiasi momento, se richiesto. Chi lo preferisce, può portare direttamente il badge al collo mediante appositi cordoncini disponibili in 7 differenti colori.

Sul cordoncino stesso è possibile far applicare, su richiesta, il proprio logo aziendale. Tali cordoncini sono resistenti e realizzati in nylon; contengono inoltre un clipper d’acciaio che consente di agganciare il portabadge. I colori disponibili sono arancione, turchese, giallo, nero, rosso, rosa, verde, arancione chiaro e blu, e sono acquistabili a lotti da 10 pezzi. Davvero una soluzione comoda ed elegante per custodire il proprio badge ed evitare che possa smarrirsi o danneggiarsi.

Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.

Acqua pura e sicura con i distributori IWM per l’ufficio

Bere dell’acqua ben bilanciata e ricca di sali minerali è importante per mantenere in perfetto stato di salute il nostro fisico e l’organismo più in generale. Diversi studi hanno anche recentemente dimostrato la stretta relazione che vi è tra una corretta idratazione e la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione nel corso della giornata. Ecco perché, soprattutto all’interno di ambienti lavorativi di ogni tipo, è bene fare in modo che i dipendenti possano avere sempre accesso ad una fonte d’acqua così da potersi dissetare ogni qualvolta si avverta la necessità di bere. L’esigenza di garantire una corretta idratazione ai lavoratori va spesso ad incontrare delle difficoltà nel momento in cui si scopre che l’acqua dei boccioni, tipicamente utilizzati per garantire la necessaria fornitura d’acqua sui luoghi di lavoro, ha un costo al litro non indifferente e che dunque si tratta di una voce di spesa mensile piuttosto importante.

A ciò vanno aggiunte le difficoltà fisiche nello stoccare e trasportare i pesanti boccioni o il doverli mettere in funzione ogni qualvolta quello precedente si svuota del tutto. La soluzione pratica, conveniente e di qualità è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio che IWM propone: una soluzione moderna ed efficace per la quale è possibile andare a filtrare direttamente l’acqua del rubinetto e trattarla migliorandola sia dal punto di vista della struttura che del sapore, con la possibilità di averla fredda, calda, gasata o con ghiaccio in base alle preferenze personali. Grazie al sistema ad osmosi inversa la qualità dell’acqua è dunque garantita, e trattandosi di acqua di rubinetto il costo di approvvigionamento per litro sarà ovviamente più basso rispetto quello relativo ai boccioni da ufficio. Sarà la stessa IWM ad occuparsi della manutenzione annuale del distributore così da garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, preservandolo nel tempo.

Valorizzare ogni ambiente con i faretti da incasso

Tra le possibilità oggi più ricercate e apprezzate da coloro i quali si occupano di interior design, vi è certamente la possibilità di installare dei faretti da incasso nel controsoffitto. Questa soluzione è in grado di apportare immediatamente un importante contributo in termini di eleganza e ricercatezza, e può essere apportata sia in corridoio che nell’ingresso, così come nel living, nel disimpegno e all’interno della cabina armadio, nonché in cucina. Ovunque ci siano quindi soffitti ribassati è possibile andare ad apportare tale geniale soluzione: è sufficiente per questo scegliere i faretti giusti per quel che riguarda la loro tipologia, il numero esatto di faretti da installare e la posizione che gli stessi devono assumere al fine di creare l’atmosfera desiderata o l’illuminazione ideale, anche in relazione alla tipologia di ambiente nel quale si decide di installarli, valorizzando al meglio arredi e spazi a disposizione.

Su lucefaidate.it trovi tantissimi modelli di faretti da incasso tra i quali puoi sicuramente individuare quelli che pensi possano adattarsi meglio all’utilizzo che intendi farne, scegliendo tra differenti forme, colori e materiali. Facili da installare e da mettere in funzione, questi ottimi faretti possono anche essere tinteggiati a piacimento così da “nascondersi” perfettamente assumendo lo stesso colore della parete. È una soluzione oggi sempre più adottata e perfettamente in grado di conferire ad ogni ambiente tutto quel livello di comfort e benessere auspicato grazie ad una corretta illuminazione, la quale riveste un ruolo di fondamentale importanza in quanto davvero influente sia a livello di percezione che emotivo. Ecco il motivo per il quale sono tantissimi gli interior designer che decidono di proporre questa soluzione ai propri clienti, concretamente in grado di cambiare volto ad una stanza o a un intero appartamento grazie al notevole contributo in termini di rilassatezza ed atmosfera che è in grado di apportare.

Quanto vale la spesa nella Sanità digitale?

La pandemia ha spinto il digitale in tutti i settori, velocizzando la diffusione di strumenti digitali anche nel settore sanitario, accelerandone anche la conoscenza e l’uso da parte di cittadini, medici e strutture sanitarie nelle diverse fasi del percorso di cura. Tanto che la spesa per la Sanità digitale è cresciuta del 5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 1,5 miliardi di euro, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, equivalenti a circa 25 euro per ogni cittadino. Si tratta di alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online dal titolo Sanità Digitale oltre l’emergenza: più connessi per ripartire.

App per informarsi e monitorare la salute

Il digitale è un canale sempre più usato dai cittadini per cercare informazioni sanitarie: il 73% ha cercato in rete informazioni sui corretti stili di vita (rispetto al 60% del 2020) e il 43% si è informato online sulla campagna vaccinale. Un canale usato anche per la prevenzione e il monitoraggio della propria salute, con il 33% dei pazienti che usa app per controllare il proprio stile di vita e più di uno su cinque che le utilizza per ricordarsi di prendere un farmaco (22%) o per monitorare i parametri clinici (21%). Ma il processo di digitalizzazione del sistema sanitario è ancora frammentato e disomogeneo. Uno dei punti più critici sono le competenze digitali dei professionisti sanitari, ancora insufficienti per cavalcare i nuovi trend della rivoluzione tecnologica.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico è ancora poco sfruttato

Il 60% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale ha sufficienti competenze digitali di base (Digital Literacy), legate all’uso di strumenti digitali nella vita quotidiana, ma solo il 4% ha un livello soddisfacente in tutte le aree delle competenze digitali professionali (eHealth Competences). Un SSN più digitale e connesso, poi, non può prescindere da un’adeguata gestione e valorizzazione dei dati in sanità, ma l’asset principale per la raccolta dei dati sui pazienti, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), è ancora poco sfruttato: solo il 38% della popolazione ne ha sentito parlare e solo il 12% è consapevole di averlo utilizzato.

Il PNRR e gli obiettivi per la Sanità del futuro

Di fatto il PNRR rappresenta una grande opportunità per le risorse messe in campo, pari a 7 miliardi per lo sviluppo di reti di prossimità, strutture e Telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, e 8,63 miliardi per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del SSN. Ma anche perché traccia gli obiettivi da perseguire per costruire la Sanità del futuro, dallo sviluppo di cultura e competenze digitali nei medici e nei cittadini a una migliore governance delle iniziative digitali, oltre a una più diffusa collaborazione fra i vari attori del sistema sanitario.

Tech e Largo Consumo consolidano il trend positivo nel I trimestre 2021

Con un +28,5% nel primo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 la Tecnologia di consumo conferma il trend positivo che ha caratterizzato il settore nel corso dello scorso anno. I primi tre mesi del 2021 sono stati quindi decisamente positivi per il mercato italiano della Tecnologia di consumo. Secondo gli ultimi dati GfK i nuovi bisogni emersi con la pandemia stanno continuando a condizionare gli acquisti degli italiani, che continuano premiare in particolare il settore Tech e quello del Largo Consumo. Il mese che ha registrato la crescita maggiore è stato marzo, che ha registrato una crescita a valore del +66% anno su anno. Un trend che non stupisce, se pensiamo che marzo 2020 è stato il primo mese colpito dalla pandemia.

Una crescita generalizzata per tutti i comparti

Analizzando i segmenti che compongono la Tecnologia di consumo la crescita è generalizzata, con tutti i comparti positivi, compresi l’Home Comfort (+10,6%) e la Fotografia (+15,2%). Il settore con la crescita più sostenuta è ancora una volta l’IT Office (+41,4%), confermando un trend positivo iniziato lo scorso anno per effetto dello smart working e della Dad e che non sembra ancora esaurirsi. Continuano a crescere anche le vendite del Piccolo Elettrodomestico (+35%) e del Grande Elettrodomestico (+29,5%), e cresce del +29% anche l’Elettronica di consumo, con performance particolarmente positive per il segmento TV. Dopo i rallentamenti del 2020 torna a crescere a doppia cifra anche il comparto della Telefonia (+19%).

Mercato ancora positivo, ma alcuni trend rallentano

Il mercato della tecnologia è destinato a crescere almeno per tutto il primo semestre. Unica variabile da tenere in considerazione sarà lo “shortage” di prodotto e i problemi di logistica legati all’arrivo della merce, che stanno impattando tutti i settori. I dati GfK Consumer Panel evidenziano però come alcuni fenomeni emersi lo scorso anno stiano lentamente rallentando. Dopo un 2020 caratterizzato prevalentemente da riduzioni di frequenza di acquisto e carrelli decisamente più grandi (One Stop Shopping), si assiste negli ultimi mesi a una ripresa della frequenza di acquisto e un ritorno a carrelli di dimensione più normale. La situazione non è ancora tornata ai livelli precedente alla pandemia, ma per quanto riguarda le modalità di fare la spesa degli italiani il trend sembra prefigurare un lento ritorno alla normalità.

Crescono l’online e i discount

Dal punto di vista dei canali di vendita, il dati del GfK Consumer Panel confermano la crescita dell’online e dei discount: il primo raggiunge il 46,6% di penetrazione nel Largo Consumo Confezionato (+6,7% rispetto allo scorso anno), mentre il Discount raggiunge la penetrazione massima storica dell’82,4% (+1,3%). Si stabilizza invece la frequentazione dei negozi di prossimità, che erano cresciuti molto lo scorso anno, specie durante il primo lockdown, e diminuisce ancora la penetrazione degli Ipermercati (-3,5%), come già successo nel 2020.

 

Gli italiani e la ricerca di news sul Covid

Sono oltre 50 milioni gli italiani, pari al 99,4% degli adulti, ad avere cercato informazioni sulla pandemia. La ricerca è avvenuta da fonti diverse, sia formali sia informali, creando un vero e proprio palinsesto informativo personale in cui media tradizionali e social media hanno avuto uno spazio rilevante. A farla da padrone, sono stati ancora i media tradizionali, ma il web e i social sono sempre più utilizzati nella ricerca di informazioni sul Covid-19. A raccontarlo è il Rapporto Ital Communications-Censis, dal titolo Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione.

Media tradizionali, siti web ufficiali e social sul podio dell’informazione

Nella ricerca di informazioni sul coronavirus, al primo posto si confermano i media tradizionali, come televisione, radio, stampa, con 38 milioni di italiani che li hanno utilizzati.

Seguono i siti internet di fonte ufficiale, primi tra tutti quelli della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore della Sanità, a cui 26 milioni di italiani si sono rivolti per un’informazione attendibile su contagi, ospedalizzazioni, decessi.

Al terzo posto, circa 15 milioni di italiani hanno consultato i social network, mentre al medico di medicina generale si è rivolto invece un italiano su quattro, (12,6 milioni in valore assoluto), oltre 5,5 milioni hanno chiesto aiuto a un medico specialista e 4,5 milioni a un farmacista di fiducia.

L’eccesso di comunicazione veicola paura

Dalla potenza informativa dei media tradizionali e del web sono rimasti esclusi solo 3,7 milioni di italiani, il 7,4% del totale. Di questi, 3,4 milioni hanno consultato altre fonti, e 300mila sono rimasti completamente fuori da qualunque informazione. L’eccesso di flussi di informazione al tempo del Covid, a volte anche contraddittori fra loro, però non ha fatto bene. Anzi, la comunicazione confusa sul virus, invece di rendere consapevoli, ha veicolato paura. Secondo il Rapporto, a pensarlo è il 65% degli italiani. La quota cresce tra i soggetti più deboli, arrivando al 72,5% tra gli over 65enni, e al 79,7% tra chi ha al massimo la licenza media.

Come arginare le fake news?

Tra i più giovani sono molti coloro che ritengono che la comunicazione durante la pandemia sia stata sbagliata (14,1% per i 18-34enni e 3,7% per gli over 65enni, a fronte di una media del 10,6%), e addirittura pessima (14,6% tra i millennials). Per il 49,7% degli italiani, poi, la comunicazione sul Covid-19 è stata confusa, per il 39,5% ansiogena, per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% equilibrata. Inoltre, 29 milioni di italiani hanno trovato su web e social notizie che poi si sono rivelate false o sbagliate, riporta Ansa.  Per arginare la proliferazione delle fake news il 52,2% degli italiani pone l’accento sull’obbligo da parte delle piattaforme di rimuovere le false notizie, mentre il 41,5% ritiene che i social media debbano attivare dei sistemi di controllo (fact checking). Prioritario, poi, avviare campagne di sensibilizzazione e prevenzione sull’uso consapevole dei social.

Il boom offerte di lavoro da remoto durerà anche dopo la pandemia

L’emergenza sanitaria ha costretto le aziende a riorganizzare il lavoro, privilegiando lo smart working, e più in generale, le forme di lavoro a distanza. Il lavoro da remoto però è destinato a “durare” anche dopo la pandemia. Anche in Italia, infatti, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa, negli ultimi 12 mesi c’è stato un forte aumento di offerte di lavoro da remoto. A sostenerlo è Indeed, il portale per chi cerca e offre lavoro in tutto il mondo. I dati sugli annunci di lavoro pubblicati sulla piattaforma offrono infatti una visione a largo spettro su come la pandemia all’inizio del 2021 abbia rimodellato il mercato del lavoro, evidenziando tendenze che suggeriscono cambiamenti più profondi e destinati a durare.

Un’impostazione sempre più flessibile e da remoto

L’emergenza sanitaria ha contribuito a dare al lavoro un’impostazione sempre più flessibile e da remoto, offrendo la possibilità di svolgerlo da luoghi diversi. In Italia, da febbraio 2020 a febbraio 2021 gli annunci di lavoro in modalità smart sono cresciuti del 296% rispetto al totale, rappresentando ora il 6,4% degli annunci pubblicati sul sito italiano di Indeed (in aumento rispetto all’1,6% del febbraio 2020).

Milano guida la classifica dell’offerta di lavoro da remoto

L’offerta di lavoro da remoto è più rilevante nelle grandi città, in linea con quanto accade nel resto in Europa. Milano guida la classifica, con una quota del 10,4%, non distante Roma, con il 9,8%, mentre le percentuali nel resto dell’Italia sono più contenute, con il 5,5%. L’andamento dei job post trova conferma anche nella ricerca internazionale commissionata da Indeed per indagare lo stato d’animo di lavoratori e datori di lavoro. In Italia, un datore di lavoro su 2 ha dichiarato di aver introdotto la possibilità di lavorare da casa poiché al tempo del Covid risulta irrinunciabile per le persone. Chi cerca lavoro è infatti alla ricerca di professioni che possano essere svolte con flessibilità e da remoto. Tanto che negli ultimi 12 mesi sul sito italiano di Indeed, riporta Adnkronos, queste ricerche sono cresciute del +347%.

Una tendenza che riguarda anche il processo di selezione

“Le evidenze indicano che il lavoro a distanza sta diventando una modalità sempre più radicata, anche se è nelle città che si nota una maggiore offerta, per via della tipologia di lavori tipicamente ospitati nelle aree urbane – afferma Dario D’Odorico, responsabile per il mercato Italia di Indeed.co. -. Quello che è certo è che i numeri di chi cerca lavoro da remoto non sembrano diminuire, il che significa che il lavoro a distanza rimarrà una tendenza ampiamente diffusa, e molte aziende dovranno adottare un approccio flessibile per competere anche in fase di recruiting. Una apertura – sottolinea D’Odorico – che riguarda non solo possibilità di svolgere le proprie mansioni da remoto, ma anche tutto il processo di selezione”.

I lavoratori sono davvero al centro della trasformazione digitale?

Oltre a danneggiare la produttività il gap tecnologico nel mercato delle medie imprese sta generando un impatto negativo sull’esperienza dei dipendenti e sulla cultura aziendale. I lavoratori si sentono spesso poco coinvolti e chiedono maggiore flessibilità. Lo sostiene una ricerca di Ricoh condotta su 632 persone che lavorano in organizzazioni con un numero totale di dipendenti compreso tra 250 e 999. La ricerca identifica alcuni trend che stanno caratterizzano il nuovo modo di lavorare, e mette in evidenza le aspettative dei lavoratori.

I problemi del lavoro da remoto

In particolare, secondo la ricerca, il 42% dei dipendenti afferma che la cultura aziendale ha risentito delle restrizioni dovute al Covid-19. Un terzo (31%), poi, lavorando da remoto, si sente poco motivato a causa di problemi legati alle tecnologie per la collaboration, e il 30% ritiene di essere sotto pressione, perché i manager chiedono di essere maggiormente disponibili online quando si lavora da remoto. Inoltre, il 31% quando lavora da remoto è più stressato, perché risente delle responsabilità familiari e di altre pressioni personali, mentre il 67% del campione spera che la propria organizzazione sarà più aperta alle modalità di lavoro flessibile dopo la pandemia. E il 65% vorrebbe interagire con i colleghi “faccia a faccia”.

Il ruolo dell’HR manager e il senso di appartenenza all’azienda

Prima della pandemia, preoccuparsi della Digital Transformation non faceva parte dei compiti principali di un HR manager. Ora, invece, i responsabili delle risorse umane si trovano a essere promotori del cambiamento e di un workplace basato su innovazione tecnologica e flessibilità. Le sfide tecnologiche derivanti dal remote working stanno compromettendo il senso di appartenenza all’azienda e la motivazione dei dipendenti. I direttori delle risorse umane devono dunque comprendere di quali tecnologie le persone abbiano bisogno per lavorare al meglio nell’era digitale e per collaborare in modo efficace con i propri colleghi, ovunque ci si trovi. Questo è essenziale per creare una cultura aziendale positiva, che permetta di trattenere i talenti e di attrarne di nuovi, un aspetto per le imprese fondamentale per riuscire competere nei nuovi scenari.

Innovare, ma migliorando l’esperienza lavorativa

“Il 2020 ci ha messo di fronte a cambiamenti dirompenti e la capacità collettiva di reagire e di adattarsi è stata veramente degna di lode – commenta Nicola Downing, COO di Ricoh Europe -. Per le organizzazioni è importante riuscire a innovare e a migliorare l’esperienza lavorativa delle persone affinché possano collaborare in modo smart, sia che svolgano le proprie attività da casa oppure in ufficio, e le tecnologie permettono di farlo, annullando le distanze – continua Downing -. Dalla ricerca Ricoh emerge come la possibilità di lavorare in ufficio insieme ai colleghi rappresenti per molti un aspetto essenziale della vita quotidiana. Ecco perché è importante per le aziende favorire il rientro in ufficio mediante, da un lato, la creazione di ambienti di lavoro in cui salute e sicurezza sono la priorità, e dall’altro, il coinvolgimento delle persone per comprenderne i bisogni e le necessità”.

L’RC familiare festeggia un anno. Quanto si è risparmiato?

La norma che consente di assicurare i veicoli presenti nel nucleo familiare utilizzando la classe di merito più favorevole fra quelle dei componenti della famiglia, ovvero l’RC familiare, il 16 febbraio ha compiuto un anno. A distanza di 12 mesi dalla sua introduzione, Facile.it ha analizzato un campione di oltre 1.200.000 preventivi, e ha scoperto che in media il risparmio massimo ottenuto negli ultimi dodici mesi è stato del 55% per l’auto e del 50% per le moto.

Questo significa che chi ha usufruito dell’RC familiare per passare da una quattordicesima aa una prima classe di merito in media ha risparmiato 428 euro su un’auto, mentre per una moto il vantaggio economico è stato in media pari a 356 euro.

Un confronto con chi non ne ha beneficiato

Per calcolare il risparmio massimo conseguito grazie all’RC familiare, Facile.it ha esaminato i prezzi offerti nell’ultimo anno agli utenti che hanno chiesto di usufruire della norma (passando dalla classe 14 alla classe 1) confrontandoli con le tariffe offerte a utenti di pari profilo che non potevano beneficiare dell’assicurazione familiare. Nello specifico, guardando all’RC auto, la tariffa media offerta a un automobilista in quattordicesima classe era pari a 784 euro, e chi ha potuto usufruire dei benefici della norma ha visto calare il prezzo a 356 euro. Per l’RC moto, invece, il prezzo medio offerto per assicurare una due ruote in classe 14 era pari a 713 euro, valore che scende a 357 euro per chi grazie all’RC familiare è passato in prima classe.

Ad approfittarne sono stati soprattutto i motociclisti

Facile.it ha poi realizzato un focus su tre città italiane (Milano, Roma e Palermo), evidenziando come il risparmio massimo rimanga elevato in tutte e tre. In media, guardando all’RC auto, si tratta del 56% a Milano, del 53% a Roma e del 51% a Palermo. Per l’RC moto, invece, è del 44% a Palermo, del 43% a Milano e del 42% a Roma. In percentuale sono stati soprattutto i motociclisti ad approfittare della norma (23,2%), mentre tra gli automobilisti la percentuale scende all’1,67%: molti assicurati avevano infatti già beneficiato della legge Bersani. La percentuale così alta fra le moto, invece, si spiega dalla possibilità introdotta dall’RC familiare di ereditare la classe di merito maturata su una tipologia di veicolo differente. Così nell’85% dei casi è stata ereditata la classe di merito da un’auto.

Attenzione ai sinistri

Ma se è vero che l’RC familiare sì è dimostrata un’opportunità di risparmio per molti assicurati, non bisogna dimenticare che secondo la norma, in caso di incidente con responsabilità esclusiva o principale, e che abbia comportato il pagamento di un indennizzo complessivamente superiore a 5.000 euro, l’assicurato che ha beneficiato dell’RC familiare potrebbe retrocedere fino a un massimo di 5 classi di merito, anziché 2. Con un conseguente rincaro dei premi.

Quanto costano i dati personali nel dark web? Meno di un caffè

Comprare alcuni dati personali sul dark web costa meno di una tazza di caffè. È questo quanto hanno scoperto i ricercatori Kaspersky, che hanno indagato su due delle conseguenze più importanti della condivisione di dati personali in maniera illecita sul dark web, il doxing, ovvero la pratica di diffusione pubblica di dati online senza il consenso del diretto interessato, e la vendita di dati personali. E quanto al costo dei dati, hanno scoperto che l’accesso a dati sensibili, come le cartelle cliniche o i documenti di identificazione, costa appunto meno di un caffè. In particolare, per comprendere meglio come le informazioni personali degli utenti possano essere sfruttare se finiscono nelle mani sbagliate, Kaspersky ha analizzato le offerte attive su 10 forum e mercati darknet internazionali.

Un minimo di 42 centesimi di euro

La ricerca di Kaspersky ha dimostrato che l’accesso ai dati personali può costare da un minimo di 42 centesimi di euro a 8 euro per l’acquisto dei dati anagrafici, e dipende dal dettaglio e dell’ampiezza dei dati offerti. Alcune informazioni personali tra quelle vendute nel dark web, come i dati delle carte di credito, dell’accesso ai servizi bancari e di pagamento elettronico, sono rimaste invariate rispetto a quelle richieste dieci anni fa. Così come sono rimasti invariati i prezzi.

Cartelle cliniche e selfie con i documenti di identificazione costano fino a 33 euro

Dalla ricerca sono emersi anche nuovi tipi di dati. Questi includono, ad esempio, le cartelle cliniche e i selfie con i documenti di identificazione, che possono costare da 33 euro a 50 euro. L’aumento del numero di foto in cui vengono mostrati i documenti e di schemi di attacco che le utilizzano riflette anche un trend nei cybergood game. L’abuso di questi dati comporta conseguenze piuttosto significative, come l’appropriazione dell’identità di altre persone, così come sono significative anche le conseguenze dell’abuso di altri tipi di dati personali.

Non solo estorsioni e furto di denaro, ma anche l’utilizzo dei per danneggiare la reputazione

I dati venduti nel dark web possono essere utilizzati in vari modi: per estorsioni, truffe, schemi di phishing o per il furto diretto di denaro. Alcuni tipi di dati, come l’accesso a conti personali o a database di password, possono essere utilizzati in modo abusivo non solo per fini di lucro, riporta Italpress, ma anche per danni sociali alla reputazione, come il doxing.