Cassette postali: domande frequenti

La cassetta postale è un elemento che siamo soliti adoperare ogni giorno, in grado di renderci la vita molto più facile e perfettamente in grado di calarsi all’interno del contesto nel quale viene inserita, con particolare riferimento al design.

Ci sono ad ogni modo tutta una serie di domande che chi deve acquistare una nuova cassetta della posta si pone, così come quelli che ne hanno già una e desiderano sostituirla con una nuova.

Vediamo allora di seguito quello che sono alcune tra le domande frequenti che gli utenti si pongono circa le cassette postali, e cerchiamo di offrire una risposta esauriente ciascuna domanda.

A che altezza posizionare la cassetta postale?

È da premettere che la cassetta postale deve comunque essere collocata in un luogo facilmente accessibile al portalettere o corriere, e dunque non all’interno del vano scala o androne che solitamente sono delimitati da un portone o cancello. Al contrario, questa dovrebbe essere posizionata sulla pubblica via così da poter essere sempre facilmente raggiungibile,  in maniera tale da agevolare le operazioni di consegna.

In dettaglio, per quel che riguarda l’altezza della cassetta postale questa non deve essere né troppo in alto,  così da non causare problemi ad esempio ai diversamente abili, né troppo bassa così da rendere difficile il suo utilizzo. Dunque nel determinare l’altezza è sufficiente considerare che questa deve essere sufficiente a garantire un utilizzo comodo della stessa.

Cosa scrivere sulla cassetta postale?

Secondo quanto previsto dalla legge, la cassetta postale deve recare una targhetta con nome e cognome dell’intestatario di quella cassetta e dunque di chi ne fa utilizzo. Ciò al fine di rendere le operazioni di consegna della corrispondenza precise e veloci, in quanto nel caso in cui non sia possibile individuare con esattezza chi sia l’intestatario di una determinata cassetta postale, il portalettere o corriere sarà costretto a rispedire la corrispondenza al mittente.

Dunque è importante che il nome ed il cognome del destinatario siano messi bene in evidenza all’interno della targhetta, e che questi siano scritti in una maniera comprensibile, preferibilmente in stampatello.

In dettaglio è proprio il Decreto Ministeriale del 9 aprile 2001 a dissipare eventuali dubbi e a fornire le indicazioni a chi si chiede come scrivere il proprio nome sulla cassetta della posta: «Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso».

Quale colore scegliere per la cassetta postale?

La scelta del colore è certamente una scelta importante, dato che questo elemento non passerà certamente inosservato  agli occhi di chiunque venga a trovarti. Oggi esistono in commercio cassette postali condominiali di ogni tipo e formato, ma soprattutto colore.

Proprio per quel che riguarda i colori diciamo che di norma i colori neutri sono quelli maggiormente adoperati: parliamo dunque del bianco, nero, grigio e marrone. Per ciascuno di questi colori esistono chiaramente diverse sfumature e tonalità, che consentono di adattare bene la cassetta postale a pareti di ogni colore.

Esistono ad ogni modo anche le cassette postali colorate che presentano tonalità pastello più vivaci e particolari che sono effettivamente in grado di aggiungere un tocco di design in più all’interno di un edificio che altrimenti risulterebbe essere eccessivamente monotono.

Esistono dunque bellissime cassette postali arancioni, gialle, rosse o verdi che sono perfette anche per uffici e attività commerciali. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta anche per quel che riguarda il colore.

Hai già pensato ad un colore in particolare ma non riesci a trovare niente in commercio che possa avvicinarsi a questa tonalità così particolare? Nessun problema, devi sapere infatti che è possibile anche realizzare bellissime cassette postali su commissione, e dunque con le caratteristiche da te richieste.

Le lampade artistiche

Una delle nuove tendenze in fatto di arredamento e design è quella di scegliere delle splendide lampade artistiche per la propria casa. Parliamo quindi di oggetti di vero design che non hanno esclusivamente la funzione di fornire illuminazione ma che al contrario hanno un compito molto più artistico e creativo rispetto alle lampade tradizionali.

Questo è il motivo per il quale sono tantissime le persone che ad oggi cercano belle lampade creative che possano soddisfare le proprie necessità in fatto di arredamento e design, coniugandosi bene con gli arredi già presenti.

Complementi o opere d’arte?

Parliamo infatti di vere e proprie opere d’arte realizzate artigianalmente da chi è perfettamente in grado di coniugare arte e creatività, manualità e funzionalità, per dare vita a delle lampade che vengono immediatamente notate da chi le osserva, e dunque parliamo di complementi in grado di catturare l’attenzione.

Dietro ogni forma d’arte infatti, e questo chiaramente vale anche per le lampade artistiche, vi sono le sensazioni del momento dell’artista o artigiano che le ha create e tutta la sua espressività racchiusa nei materiali sapientemente lavorati. Ogni oggetto racchiude infatti una storia e la racconta a chi sa leggerla.

Sul sito di Bau Design puoi farti un’idea su quelle che sono le lampade artistiche più particolari e ricercate del momento, quelle che maggiormente possono rappresentare un valore per te e arricchire la tua zona living, così come le camere da letto o la cucina.

Dipende da te infatti individuare il punto in casa in cui posizionare la tua nuova lampada artistica, con la certezza che questa sarà in grado di valorizzare non solo il posto in cui deciderai di collocarla ma anche tutti gli arredi e i complementi attorno a sé.

Nuovo condizionatore: quale scegliere?

Sicuramente, nelle calde giornate d’estate un buon climatizzatore è ciò di cui abbiamo bisogno per trovare ristoro con un po’ di aria fresca all’interno delle mura domestiche.

Dopo aver individuato quali sono le stanze o la stanza in cui è prioritario installare un condizionatore d’aria, bisogna capire quali tipologie ne esistano al momento sul mercato e come poterle sfruttare a nostro vantaggio.

La dimensione del locale da rinfrescare

La prima cosa che dobbiamo considerare è la metratura del locale in cui installare il condizionatore, perché da questo dipende la potenza minima necessaria dell’apparecchio che andremo ad acquistare.

Dobbiamo per questo considerare il BTU, che è l’unità di misura adoperata per misurare la potenza di un condizionatore. Mediamente, per un ambiente che va dai 30 ai 45 metri quadrati, è sufficiente un condizionatore d’aria di potenza tra i 10000 e I 12000 BTU.

Tipi di condizionatori esistenti

Ad oggi sul mercato esistono i condizionatori portatili, i quali aspirano l’aria calda dalla stanza e la gettano fuori per mezzo di un tubo. Questi hanno il difetto di consumare parecchia energia e di essere particolarmente rumorosi.

Ci sono poi i condizionatori fissi, i quali hanno una unità esterna collegata all’unità interna fissata a parete. I più moderni, tra questi sicuramente condizionatori Daikin, sono forniti di sistema inverter grazie al quale è possibile mantenere costante la temperatura abbattendo i consumi energetici.

Esistono poi i multi split, ovvero quelli che prevedono una unità esterna collegata a 2 elementi interni: qui Il vantaggio è che è possibile rinfrescare due differenti ambienti con un solo compressore.

L’importanza di usare bene il climatizzatore

Per un utilizzo consapevole del tuo nuovo climatizzatore, ricordati impostare la temperatura a circa 25 gradi centigradi, per contenere i costi e raggiungere questa gradevole temperatura che ti darà la possibilità di vivere in un ambiente particolarmente confortevole.

La necessità di custodire adeguatamente il badge aziendale

Sono davvero numerose le aziende che richiedono ai propri dipendenti di timbrare il cartellino prima di entrare nei locali dove viene svolta l’attività lavorativa. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo cartellino non è più tipicamente di carta ma si tratta di badge  magnetici che vengono tirati fuori dal portafogli nel momento in cui servono e avvicinati all’apposito lettore.

L’usura per sfregamento all’interno del portafogli

Tra i problemi che i lavoratori riscontrano maggiormente nell’utilizzare questo tipo di badge, vi è lo sfregamento che avviene all’interno del portafogli e dunque all’usura della stampa sulla superficie, motivo per il quale ben presto tutto ciò che è impresso sul badge va lentamente a sbiadire e cancellarsi.

Una delle soluzioni più efficaci, e al tempo stesso estremamente semplice, per risolvere questo tipo di problema è il comodo portabadge in plastica rigida o flessibile che Cotini srl propone. Il portabadge può avere sia un orientamento verticale che orizzontale in base alle proprie necessità, e protegge il badge da qualsiasi tipo di sfregamento e usura garantendone dunque un perfetto stato molto più a lungo.

Clip o cordoncino colorato?

Questi portabadge sono dotati  di asola per il cordoncino al collo, oppure possono essere appesi al taschino della giacca mediante apposito clip in acciaio, in maniera tale da poter mostrare il proprio badge con foto e logo di riconoscimento in qualsiasi momento, se richiesto. Chi lo preferisce, può portare direttamente il badge al collo mediante appositi cordoncini disponibili in 7 differenti colori.

Sul cordoncino stesso è possibile far applicare, su richiesta, il proprio logo aziendale. Tali cordoncini sono resistenti e realizzati in nylon; contengono inoltre un clipper d’acciaio che consente di agganciare il portabadge. I colori disponibili sono arancione, turchese, giallo, nero, rosso, rosa, verde, arancione chiaro e blu, e sono acquistabili a lotti da 10 pezzi. Davvero una soluzione comoda ed elegante per custodire il proprio badge ed evitare che possa smarrirsi o danneggiarsi.

Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.

Acqua pura e sicura con i distributori IWM per l’ufficio

Bere dell’acqua ben bilanciata e ricca di sali minerali è importante per mantenere in perfetto stato di salute il nostro fisico e l’organismo più in generale. Diversi studi hanno anche recentemente dimostrato la stretta relazione che vi è tra una corretta idratazione e la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione nel corso della giornata. Ecco perché, soprattutto all’interno di ambienti lavorativi di ogni tipo, è bene fare in modo che i dipendenti possano avere sempre accesso ad una fonte d’acqua così da potersi dissetare ogni qualvolta si avverta la necessità di bere. L’esigenza di garantire una corretta idratazione ai lavoratori va spesso ad incontrare delle difficoltà nel momento in cui si scopre che l’acqua dei boccioni, tipicamente utilizzati per garantire la necessaria fornitura d’acqua sui luoghi di lavoro, ha un costo al litro non indifferente e che dunque si tratta di una voce di spesa mensile piuttosto importante.

A ciò vanno aggiunte le difficoltà fisiche nello stoccare e trasportare i pesanti boccioni o il doverli mettere in funzione ogni qualvolta quello precedente si svuota del tutto. La soluzione pratica, conveniente e di qualità è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio che IWM propone: una soluzione moderna ed efficace per la quale è possibile andare a filtrare direttamente l’acqua del rubinetto e trattarla migliorandola sia dal punto di vista della struttura che del sapore, con la possibilità di averla fredda, calda, gasata o con ghiaccio in base alle preferenze personali. Grazie al sistema ad osmosi inversa la qualità dell’acqua è dunque garantita, e trattandosi di acqua di rubinetto il costo di approvvigionamento per litro sarà ovviamente più basso rispetto quello relativo ai boccioni da ufficio. Sarà la stessa IWM ad occuparsi della manutenzione annuale del distributore così da garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, preservandolo nel tempo.

Valorizzare ogni ambiente con i faretti da incasso

Tra le possibilità oggi più ricercate e apprezzate da coloro i quali si occupano di interior design, vi è certamente la possibilità di installare dei faretti da incasso nel controsoffitto. Questa soluzione è in grado di apportare immediatamente un importante contributo in termini di eleganza e ricercatezza, e può essere apportata sia in corridoio che nell’ingresso, così come nel living, nel disimpegno e all’interno della cabina armadio, nonché in cucina. Ovunque ci siano quindi soffitti ribassati è possibile andare ad apportare tale geniale soluzione: è sufficiente per questo scegliere i faretti giusti per quel che riguarda la loro tipologia, il numero esatto di faretti da installare e la posizione che gli stessi devono assumere al fine di creare l’atmosfera desiderata o l’illuminazione ideale, anche in relazione alla tipologia di ambiente nel quale si decide di installarli, valorizzando al meglio arredi e spazi a disposizione.

Su lucefaidate.it trovi tantissimi modelli di faretti da incasso tra i quali puoi sicuramente individuare quelli che pensi possano adattarsi meglio all’utilizzo che intendi farne, scegliendo tra differenti forme, colori e materiali. Facili da installare e da mettere in funzione, questi ottimi faretti possono anche essere tinteggiati a piacimento così da “nascondersi” perfettamente assumendo lo stesso colore della parete. È una soluzione oggi sempre più adottata e perfettamente in grado di conferire ad ogni ambiente tutto quel livello di comfort e benessere auspicato grazie ad una corretta illuminazione, la quale riveste un ruolo di fondamentale importanza in quanto davvero influente sia a livello di percezione che emotivo. Ecco il motivo per il quale sono tantissimi gli interior designer che decidono di proporre questa soluzione ai propri clienti, concretamente in grado di cambiare volto ad una stanza o a un intero appartamento grazie al notevole contributo in termini di rilassatezza ed atmosfera che è in grado di apportare.

Il livestream shopping è arrivato anche in Italia

Il livestream shopping è il nuovo fenomeno di e-commerce per vendere prodotti direttamente in streaming. Nato in Cina, dove rappresenta l’11,7% delle vendite totali di e-commerce, quest’anno è cresciuto del +85% generando 300 miliardi di dollari. Il fenomeno del livestream shopping, esploso nel 2020 durante la pandemia, dopo la Cina è dilagato anche in America, e ora arriva in Italia. Infatti, proprio per le grandi prospettive di crescita e potenziale, Flyer Tech ha annunciato la nascita nel mercato italiano di Marlene, la nuova piattaforma B2B di livestream shopping. Marlene è una piattaforma interattiva ‘one to many’ rivolta a retailer e proprietari di e-commerce che puntano a connettersi più direttamente con i consumatori attraverso contenuti video in tempo reale.

Una tipologia di e-commerce dal tasso di conversione cinque volte superiore

I video in live streaming sono pensati come show in cui gli streamer, oltre a presentare i prodotti di un e-commerce, rendono l’esperienza d’acquisto dei clienti interattiva. I merchant possono così sfruttare le community di influencer con i quali già collaborano per nutrire la Customer Base e aumentare le vendite. Questa tipologia di shopping garantisce un tasso di conversione cinque volte superiore rispetto alla vendita digitale tradizionale: le stime indicano un +600% di engagement rate, +400% di prodotti aggiunti nel carrello e +669% sulle vendite.

L’effetto gruppo aumenta le vendite

“Con l’emergere della cultura partecipativa, gli utenti delle piattaforme di e-commerce in live streaming hanno formato dei gruppi nei quali i semplici utenti sono diventati veri e propri fan – spiega Marianna Chillau, ceo e co-founder di Marlene e Transactionale, nonché Presidente e fondatrice di 4eCom, Associazione di soluzioni digitali nel mondo dell’e-commerce -. Il cosiddetto ‘effetto gruppo’ fa sì che il live streaming stimoli i consumatori ad acquistare maggiormente rispetto al modo tradizionale”.

Dalla live su Facebook alla shopping experience

E dalla live su Facebook alla shopping experience, Marlene porta direttamente sul sito dell’e-commerce. La piattaforma offre agli e-shop la possibilità di spostare la propria clientela sul sito stesso dello store, obiettivo principale di ogni merchant. Durante le sessioni di live shopping, alle quali possono partecipare migliaia di utenti contemporaneamente, i merchant possono mostrare i prodotti, interagire con la clientela e rispondere ad eventuali domande e curiosità, riporta Adnkronos. “I clienti da Facebook possono andare sul sito dello store e sono così più incentivati ad acquistare – aggiunge la ceo – potendo trovare sull’e-commerce sia i prodotti presentati in diretta streaming sia articoli simili di potenziale interesse per loro”.

Il caffè è amico dell’umore anche nella fase della ripartenza

Con l’allentamento delle restrizioni esplode la voglia di socialità, e con bar e ristoranti nuovamente aperti al pubblico, cresce il desiderio di recuperare i riti personali, la convivialità e le vecchie abitudini. Come, appunto la pausa caffè, un rito quotidiano amato da milioni di italiani. Dopo mesi in cui l’asporto era l’unica modalità consentita, è finalmente possibile tornare a degustare un buon espresso, da soli o in compagnia, anche al bancone, serviti dal proprio barista di fiducia, e riappropriarsi di consuetudini a lungo attese. Una ricerca paneuropea promossa da ISIC (Institute for Scientific Information on Coffee) sottolinea l’importanza del rito del caffè: anche durante il lockdown, un italiano su tre ha recuperato il buon umore sorseggiando la bevanda più amata.

Coltivare il benessere personale

Anche in questa fase di ripartenza, è importante non sottovalutare la necessità di coltivare il nostro benessere personale. La ricerca di ISIC sottolinea il ruolo che i piaceri di ogni giorno, come il caffè, possono avere sull’umore. Nei mesi di restrizioni, anche lontano dai bar, gli italiani non hanno dimenticato il senso di benessere che questa bevanda può regalare: per quasi un italiano su tre (28%), bere qualche tazza di caffè ha aiutato a migliorare l’umore, in particolare ad allontanare la tristezza (37%), ad aumentare la concentrazione (55%) e la prontezza in caso di disturbi del sonno (45%).

Il doppio effetto benefico della pausa con la tazzina

“Anche durante i periodi di restrizione, molti connazionali hanno trovato dei modi per rompere la monotonia e migliorare l’umore svolgendo piccole azioni come fare attività fisica o prendere un caffè – commenta il Professor Giuseppe Grosso, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche della Scuola di Medicina dell’Università di Catania -. La pausa caffè, in particolare, ha un effetto benefico doppio. In primis, il beneficio olistico di prendersi del tempo per rilassarsi, apprezzando il sapore e l’aroma del caffè. Inoltre, è stato dimostrato che il consumo di questa bevanda migliora l’umore, la prontezza e riduce la sensazione di stanchezza grazie all’effetto della caffeina e al ruolo potenziale dei polifenoli del caffè, che contribuiscono a mantenere un cervello in salute e a ridurre alcuni disturbi di carattere neurodegenerativo”.

Un rito quotidiano irrinunciabile

Consumando circa tre tazze al giorno (30%), gli italiani hanno apprezzato il caffè soprattutto a intervalli regolari per spezzare la routine (35%) e nei momenti di relax (33%). Per quasi un italiano su due (44%), il caffè ha rappresentato un rito quotidiano irrinunciabile e il miglior modo per dare inizio alla giornata, mentre il 52% ha dichiarato di aver addirittura aumentato il consumo giornaliero. L’indagine di ISIC inoltre conferma il connubio caffè-sport. Per il 30% dei partecipanti, infatti, bere qualche tazza di caffè durante la giornata ha aiutato a trovare la giusta motivazione per fare esercizio fisico, mentre per il 27% ha migliorato la performance sportiva.

L’impatto del Covid sul Gender Gap nei Paesi del G7

In occasione del vertice del G7 il Women’s Forum for the Economy and Society ha pubblicato i risultati del sondaggio realizzato da Ipsos sul livello del Gender Gap all’interno dei Paesi del G7. Nonostante le misure messe in atto dai Governi gran parte della popolazione dei Paesi del G7 (70%) dichiara di aver provato paura per il futuro dall’inizio della pandemia, e se l’emergenza sanitaria ha avuto un forte impatto sulle condizioni socio-economiche dei cittadini, le donne sono state le più colpite: il 75% di loro riferisce di aver paura del futuro rispetto al 65% degli uomini.

Le italiane hanno vissuto la situazione peggiore

In Italia il 79% dei cittadini dichiara di aver provato paura del futuro, il 76% ha avuto paura di recarsi in ospedale, e il 60% ha provato ansia, depressione o burnout. Inoltre, il 58% ha avuto la sensazione che nessuno li stesse aiutando, e il 66% riporta una diminuzione del proprio potere di acquisto.
Le donne italiane poi hanno vissuto la situazione peggiore, con l’85% che riferisce di avere paura del futuro rispetto al 73% degli uomini, il 59% che ha provato ansia, depressione o burnout (50% uomini), e il 31% che dichiara di soffrire di estrema stanchezza e stress (21% uomini).

La pandemia minaccia il progresso verso la parità di genere

Avere figli ha conseguenze molto diverse per uomini e donne. Il 47% delle donne con almeno un figlio sotto i 18 anni si sente regolarmente esausta rispetto al 34% dei padri, e il gender gap è ancora più elevato con bambini sotto i 6 anni: il 56% delle madri di bambini piccoli si sente sopraffatta, rispetto al 34% dei padri di bambini della stessa età. È evidente come il Covid abbia contribuito a creare significative disuguaglianze tra uomini e donne, minacciando i progressi fatti negli ultimi anni verso una maggiore parità di genere, con conseguenze durature sulla vita e la carriera delle donne.
Molte donne sono state così colpite che dubitano perfino di essere in grado di riprendersi, o prevedono che sarà molto difficile, specialmente le giovani donne e le donne con figli piccoli.

Madri single o con bambini piccoli le più colpite

Inoltre, il 66% delle donne dei Paesi del G7 ritiene che la propria salute fisica sia stata colpita dalla pandemia e il 36% pensa che sarà difficile recuperare.
Questo è anche il caso del 52% delle madri single, del 50% delle madri di bambini con un’età sotto i 6 anni (rispetto al 34% dei padri di bambini della stessa età) e del 42% delle donne a basso reddito (rispetto al 33% degli uomini a basso reddito).
Al contempo, il 74% delle donne afferma che la propria salute mentale sia stata compromessa dall’avvento del Covid-19, e tra loro il 42% pensa che sarà difficile recuperare. Ancor di più per le madri single (59%), le madri di bambini con un’età sotto i 6 anni (52%), e le donne under 35 (51%).

Il 37% degli italiani litiga con i familiari a causa degli aggiornamenti

Gli aggiornamenti dei dispositivi possono influenzare le relazioni tra i familiari: il 37% degli utenti ammette di aver litigato con il resto della famiglia proprio per questo motivo. Secondo quanto emerso dalla ricerca condotta da Kaspersky a livello mondiale, dal titolo Pain in the neck, l’attività di aggiornamento coinvolge tutta la famiglia. La ricerca ha infatti lo scopo di indagare sulle abitudini degli utenti in merito all’aggiornamento dei dispositivi, e se più della metà degli intervistati, il 67%, concorda sul fatto che bambini e parenti anziani hanno bisogno di aiuto per aggiornare i dispositivi, questo spesso si traduce in un conflitto tra familiari.

Un’attività frustrante e fastidiosa

I dispositivi tecnologici sono oggetti di uso comune per le persone di tutte le età. I bambini li usano per guardare contenuti e giocare, mentre gli adulti li utilizzano per tenersi in contatto con amici e familiari in tutto il mondo. È importante ricordare, tuttavia, che tutti i dispositivi hanno bisogno di essere aggiornati tempestivamente affinché si possa garantire un livello elevato di sicurezza e prestazioni. Il 34% degli adulti italiani intervistati ritiene però che installare gli aggiornamenti sia un’attività frustrante e fastidiosa. Non è quindi una sorpresa che tra i membri della famiglia nascano discussioni su chi dovrebbe occuparsene.

Partner e figli i meno inclini a occuparsi dell’aggiornamento dei device

Secondo quanto emerso dalla ricerca, il 79% degli italiani si occupa di installare gli aggiornamenti su tutti dispositivi di casa, indipendentemente dal fatto che viva da solo o con la famiglia. Solo nel 10% dei casi ogni membro della famiglia aggiorna il proprio device in autonomia. Ma sono i partner (8%) e i figli (3%) i componenti della famiglia meno inclini a occuparsi degli aggiornamenti, quindi, tendono a delegare il compito a qualcun altro.

“Un affare di famiglia”

“Nelle famiglie moderne ogni componente utilizza un dispositivo tecnologico, ed è proprio per questo che installare gli aggiornamenti diventa un affare di famiglia – dichiara Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Secondo quanto emerso dalla ricerca di Kaspersky, tutti i membri della famiglia sono coinvolti in qualche misura in questo processo. Più di un terzo (37%) degli intervistati litiga, addirittura, con i familiari sull’importanza degli aggiornamenti, il che probabilmente dimostra quanto gli utenti prendano seriamente la loro sicurezza online e quella dei propri cari. L’installazione tempestiva degli aggiornamenti – continua Lehn –  aiuta non solo ad accedere a nuove funzionalità e interfacce, ma anche a garantire un alto livello di sicurezza del dispositivo. Un dispositivo aggiornato mantiene al sicuro i dati personali di tutti i membri della famiglia e funziona in modo rapido e ottimale”.

Quanto vale la spesa nella Sanità digitale?

La pandemia ha spinto il digitale in tutti i settori, velocizzando la diffusione di strumenti digitali anche nel settore sanitario, accelerandone anche la conoscenza e l’uso da parte di cittadini, medici e strutture sanitarie nelle diverse fasi del percorso di cura. Tanto che la spesa per la Sanità digitale è cresciuta del 5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 1,5 miliardi di euro, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, equivalenti a circa 25 euro per ogni cittadino. Si tratta di alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online dal titolo Sanità Digitale oltre l’emergenza: più connessi per ripartire.

App per informarsi e monitorare la salute

Il digitale è un canale sempre più usato dai cittadini per cercare informazioni sanitarie: il 73% ha cercato in rete informazioni sui corretti stili di vita (rispetto al 60% del 2020) e il 43% si è informato online sulla campagna vaccinale. Un canale usato anche per la prevenzione e il monitoraggio della propria salute, con il 33% dei pazienti che usa app per controllare il proprio stile di vita e più di uno su cinque che le utilizza per ricordarsi di prendere un farmaco (22%) o per monitorare i parametri clinici (21%). Ma il processo di digitalizzazione del sistema sanitario è ancora frammentato e disomogeneo. Uno dei punti più critici sono le competenze digitali dei professionisti sanitari, ancora insufficienti per cavalcare i nuovi trend della rivoluzione tecnologica.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico è ancora poco sfruttato

Il 60% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale ha sufficienti competenze digitali di base (Digital Literacy), legate all’uso di strumenti digitali nella vita quotidiana, ma solo il 4% ha un livello soddisfacente in tutte le aree delle competenze digitali professionali (eHealth Competences). Un SSN più digitale e connesso, poi, non può prescindere da un’adeguata gestione e valorizzazione dei dati in sanità, ma l’asset principale per la raccolta dei dati sui pazienti, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), è ancora poco sfruttato: solo il 38% della popolazione ne ha sentito parlare e solo il 12% è consapevole di averlo utilizzato.

Il PNRR e gli obiettivi per la Sanità del futuro

Di fatto il PNRR rappresenta una grande opportunità per le risorse messe in campo, pari a 7 miliardi per lo sviluppo di reti di prossimità, strutture e Telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, e 8,63 miliardi per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del SSN. Ma anche perché traccia gli obiettivi da perseguire per costruire la Sanità del futuro, dallo sviluppo di cultura e competenze digitali nei medici e nei cittadini a una migliore governance delle iniziative digitali, oltre a una più diffusa collaborazione fra i vari attori del sistema sanitario.

Tech e Largo Consumo consolidano il trend positivo nel I trimestre 2021

Con un +28,5% nel primo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 la Tecnologia di consumo conferma il trend positivo che ha caratterizzato il settore nel corso dello scorso anno. I primi tre mesi del 2021 sono stati quindi decisamente positivi per il mercato italiano della Tecnologia di consumo. Secondo gli ultimi dati GfK i nuovi bisogni emersi con la pandemia stanno continuando a condizionare gli acquisti degli italiani, che continuano premiare in particolare il settore Tech e quello del Largo Consumo. Il mese che ha registrato la crescita maggiore è stato marzo, che ha registrato una crescita a valore del +66% anno su anno. Un trend che non stupisce, se pensiamo che marzo 2020 è stato il primo mese colpito dalla pandemia.

Una crescita generalizzata per tutti i comparti

Analizzando i segmenti che compongono la Tecnologia di consumo la crescita è generalizzata, con tutti i comparti positivi, compresi l’Home Comfort (+10,6%) e la Fotografia (+15,2%). Il settore con la crescita più sostenuta è ancora una volta l’IT Office (+41,4%), confermando un trend positivo iniziato lo scorso anno per effetto dello smart working e della Dad e che non sembra ancora esaurirsi. Continuano a crescere anche le vendite del Piccolo Elettrodomestico (+35%) e del Grande Elettrodomestico (+29,5%), e cresce del +29% anche l’Elettronica di consumo, con performance particolarmente positive per il segmento TV. Dopo i rallentamenti del 2020 torna a crescere a doppia cifra anche il comparto della Telefonia (+19%).

Mercato ancora positivo, ma alcuni trend rallentano

Il mercato della tecnologia è destinato a crescere almeno per tutto il primo semestre. Unica variabile da tenere in considerazione sarà lo “shortage” di prodotto e i problemi di logistica legati all’arrivo della merce, che stanno impattando tutti i settori. I dati GfK Consumer Panel evidenziano però come alcuni fenomeni emersi lo scorso anno stiano lentamente rallentando. Dopo un 2020 caratterizzato prevalentemente da riduzioni di frequenza di acquisto e carrelli decisamente più grandi (One Stop Shopping), si assiste negli ultimi mesi a una ripresa della frequenza di acquisto e un ritorno a carrelli di dimensione più normale. La situazione non è ancora tornata ai livelli precedente alla pandemia, ma per quanto riguarda le modalità di fare la spesa degli italiani il trend sembra prefigurare un lento ritorno alla normalità.

Crescono l’online e i discount

Dal punto di vista dei canali di vendita, il dati del GfK Consumer Panel confermano la crescita dell’online e dei discount: il primo raggiunge il 46,6% di penetrazione nel Largo Consumo Confezionato (+6,7% rispetto allo scorso anno), mentre il Discount raggiunge la penetrazione massima storica dell’82,4% (+1,3%). Si stabilizza invece la frequentazione dei negozi di prossimità, che erano cresciuti molto lo scorso anno, specie durante il primo lockdown, e diminuisce ancora la penetrazione degli Ipermercati (-3,5%), come già successo nel 2020.

 

Gli italiani e la ricerca di news sul Covid

Sono oltre 50 milioni gli italiani, pari al 99,4% degli adulti, ad avere cercato informazioni sulla pandemia. La ricerca è avvenuta da fonti diverse, sia formali sia informali, creando un vero e proprio palinsesto informativo personale in cui media tradizionali e social media hanno avuto uno spazio rilevante. A farla da padrone, sono stati ancora i media tradizionali, ma il web e i social sono sempre più utilizzati nella ricerca di informazioni sul Covid-19. A raccontarlo è il Rapporto Ital Communications-Censis, dal titolo Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione.

Media tradizionali, siti web ufficiali e social sul podio dell’informazione

Nella ricerca di informazioni sul coronavirus, al primo posto si confermano i media tradizionali, come televisione, radio, stampa, con 38 milioni di italiani che li hanno utilizzati.

Seguono i siti internet di fonte ufficiale, primi tra tutti quelli della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore della Sanità, a cui 26 milioni di italiani si sono rivolti per un’informazione attendibile su contagi, ospedalizzazioni, decessi.

Al terzo posto, circa 15 milioni di italiani hanno consultato i social network, mentre al medico di medicina generale si è rivolto invece un italiano su quattro, (12,6 milioni in valore assoluto), oltre 5,5 milioni hanno chiesto aiuto a un medico specialista e 4,5 milioni a un farmacista di fiducia.

L’eccesso di comunicazione veicola paura

Dalla potenza informativa dei media tradizionali e del web sono rimasti esclusi solo 3,7 milioni di italiani, il 7,4% del totale. Di questi, 3,4 milioni hanno consultato altre fonti, e 300mila sono rimasti completamente fuori da qualunque informazione. L’eccesso di flussi di informazione al tempo del Covid, a volte anche contraddittori fra loro, però non ha fatto bene. Anzi, la comunicazione confusa sul virus, invece di rendere consapevoli, ha veicolato paura. Secondo il Rapporto, a pensarlo è il 65% degli italiani. La quota cresce tra i soggetti più deboli, arrivando al 72,5% tra gli over 65enni, e al 79,7% tra chi ha al massimo la licenza media.

Come arginare le fake news?

Tra i più giovani sono molti coloro che ritengono che la comunicazione durante la pandemia sia stata sbagliata (14,1% per i 18-34enni e 3,7% per gli over 65enni, a fronte di una media del 10,6%), e addirittura pessima (14,6% tra i millennials). Per il 49,7% degli italiani, poi, la comunicazione sul Covid-19 è stata confusa, per il 39,5% ansiogena, per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% equilibrata. Inoltre, 29 milioni di italiani hanno trovato su web e social notizie che poi si sono rivelate false o sbagliate, riporta Ansa.  Per arginare la proliferazione delle fake news il 52,2% degli italiani pone l’accento sull’obbligo da parte delle piattaforme di rimuovere le false notizie, mentre il 41,5% ritiene che i social media debbano attivare dei sistemi di controllo (fact checking). Prioritario, poi, avviare campagne di sensibilizzazione e prevenzione sull’uso consapevole dei social.

Il boom offerte di lavoro da remoto durerà anche dopo la pandemia

L’emergenza sanitaria ha costretto le aziende a riorganizzare il lavoro, privilegiando lo smart working, e più in generale, le forme di lavoro a distanza. Il lavoro da remoto però è destinato a “durare” anche dopo la pandemia. Anche in Italia, infatti, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa, negli ultimi 12 mesi c’è stato un forte aumento di offerte di lavoro da remoto. A sostenerlo è Indeed, il portale per chi cerca e offre lavoro in tutto il mondo. I dati sugli annunci di lavoro pubblicati sulla piattaforma offrono infatti una visione a largo spettro su come la pandemia all’inizio del 2021 abbia rimodellato il mercato del lavoro, evidenziando tendenze che suggeriscono cambiamenti più profondi e destinati a durare.

Un’impostazione sempre più flessibile e da remoto

L’emergenza sanitaria ha contribuito a dare al lavoro un’impostazione sempre più flessibile e da remoto, offrendo la possibilità di svolgerlo da luoghi diversi. In Italia, da febbraio 2020 a febbraio 2021 gli annunci di lavoro in modalità smart sono cresciuti del 296% rispetto al totale, rappresentando ora il 6,4% degli annunci pubblicati sul sito italiano di Indeed (in aumento rispetto all’1,6% del febbraio 2020).

Milano guida la classifica dell’offerta di lavoro da remoto

L’offerta di lavoro da remoto è più rilevante nelle grandi città, in linea con quanto accade nel resto in Europa. Milano guida la classifica, con una quota del 10,4%, non distante Roma, con il 9,8%, mentre le percentuali nel resto dell’Italia sono più contenute, con il 5,5%. L’andamento dei job post trova conferma anche nella ricerca internazionale commissionata da Indeed per indagare lo stato d’animo di lavoratori e datori di lavoro. In Italia, un datore di lavoro su 2 ha dichiarato di aver introdotto la possibilità di lavorare da casa poiché al tempo del Covid risulta irrinunciabile per le persone. Chi cerca lavoro è infatti alla ricerca di professioni che possano essere svolte con flessibilità e da remoto. Tanto che negli ultimi 12 mesi sul sito italiano di Indeed, riporta Adnkronos, queste ricerche sono cresciute del +347%.

Una tendenza che riguarda anche il processo di selezione

“Le evidenze indicano che il lavoro a distanza sta diventando una modalità sempre più radicata, anche se è nelle città che si nota una maggiore offerta, per via della tipologia di lavori tipicamente ospitati nelle aree urbane – afferma Dario D’Odorico, responsabile per il mercato Italia di Indeed.co. -. Quello che è certo è che i numeri di chi cerca lavoro da remoto non sembrano diminuire, il che significa che il lavoro a distanza rimarrà una tendenza ampiamente diffusa, e molte aziende dovranno adottare un approccio flessibile per competere anche in fase di recruiting. Una apertura – sottolinea D’Odorico – che riguarda non solo possibilità di svolgere le proprie mansioni da remoto, ma anche tutto il processo di selezione”.