Come rimediare ad una perdita d’acqua in casa?

Scoprire che il proprio impianto domestico perde acqua in un punto non precisamente specificato non è mai una piacevole sorpresa, soprattutto perché si tratta di una problematica che richiede un intervento urgente da parte di una ditta specializzata e che dunque non può essere risolto in autonomia.

Il timore degli utenti è solitamente quello di incappare in una ditta che adotti un approccio piuttosto  distruttivo e che operi dunque ad esempio sollevando pavimenti o bucando pareti per andare alla ricerca della perdita d’acqua, il che comporta ovviamente costi più elevati per il ripristino.

In realtà questo tipo di approccio non è il più efficace. Vi.Ro Impianti lo sa bene in quanto ormai da anni adotta l’efficace termografia, grazie alla quale è possibile individuare in maniera rapida e precisa il punto esatto dal quale proviene una perdita, in questa maniera i costi relativi al ripristino del pavimento o del muro ovviamente sono più bassi in quanto l’intervento adoperato per porre rimedio alla perdita è veramente poco invasivo.

La termografia dunque, consente di ottenere interventi che costano meno e che sono più rapidi e risolutivi. Questa tecnica per la ricerca perdite acqua è un vantaggio anche per evitare che accadano problematiche agli appartamenti sottostanti, come nel caso di perdite che non vengono riparate velocemente per le quali l’acqua filtra e si presenta anche negli appartamenti sottostanti.

Si tratta dunque di situazioni poco piacevoli che è bene evitare, e per fortuna oggi esistono le tecniche e le soluzioni che consentono di rimediare ad una perdita d’acqua improvvisa in casa in maniera non invasiva, rapida e dai prezzi accessibili. Vi.Ro Impianti è una importante realtà del settore, con sede in provincia di Lecco, e
per un intervento o analisi è possibile contattare l’azienda al recapito telefonico 0399204554. È anche possibile inviare una mail per richiedere un preventivo o informazioni supplementari, l’indirizzo è info@viroimpianti.it

Studio Franco Guerrieri: tradizione ed innovazione

Lo studio Franco Guerrieri opera nel settore della compravendita di immobili di prestigio Monza da oltre un ventennio e rappresenta nel mercato brianzolo una realtà solida ed affermata.

Lo studio offre servizi di mediazione trasparenti ed efficaci garantendo la possibilità, tanto agli acquirenti quanto ai rivenditori, di condurre trattative effettivamente vantaggiose e comunque sempre vicine all’interesse del cliente. Si tratta quindi di un servizio a 360 gradi che non termina semplicemente con la chiusura dell’affare ma può anche estendersi ad eventuali lavori di progettazione o ristrutturazione, ad esempio.

Il quid in più però arriva dall’eccezionale vetrina online che il sito ufficiale offre, dicendo quindi di sì all’innovazione e alla possibilità di scoprire in anticipo tantissime peculiarità degli immobili presenti nel database. Il sito francoguerrieri.it offre infatti la possibilità di visionare un gran numero di soluzioni abitative, nonché di richiedere supporto tecnico e legale in qualsiasi momento. Una gran bella comodità, non c’è che dire!

Gli immobili

Gli immobili in vendita sono perlopiù situati, come accennato, in una precisa area della Lombardia, quella della Brianza. In particolar modo lo studio Franco Guerrieri propone strutture di una certa rilevanza architettonica, di pregio paesaggistico e di importanza storica (molte sono le ville o le cascine di antica fattura) oppure ancora di indiscusso valore commerciale.

Si tratta insomma di una gestione il cui target è individuabile in una  fetta abbastanza elitaria del mercato, scelta che, come dimostra la solidità dell’azienda, ha dato i suoi frutti.

La politica aziendale

La politica aziendale adottata dall’agenzia è quella di garantire sempre la massima accuratezza e trasparenza in tutte le fasi del servizio. Tutti gli immobili trattati vengono accuratamente selezionati da uno staff tecnico, valutati a dovere e descritti al cliente in tutti i loro pregi ed i loro difetti.  Le trattative poi vengono sempre condotte con estrema discrezionalità e con il sussidio di esperti del mondo dell’edilizia, del design e della legge.

Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.

Acqua pura e sicura con i distributori IWM per l’ufficio

Bere dell’acqua ben bilanciata e ricca di sali minerali è importante per mantenere in perfetto stato di salute il nostro fisico e l’organismo più in generale. Diversi studi hanno anche recentemente dimostrato la stretta relazione che vi è tra una corretta idratazione e la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione nel corso della giornata. Ecco perché, soprattutto all’interno di ambienti lavorativi di ogni tipo, è bene fare in modo che i dipendenti possano avere sempre accesso ad una fonte d’acqua così da potersi dissetare ogni qualvolta si avverta la necessità di bere. L’esigenza di garantire una corretta idratazione ai lavoratori va spesso ad incontrare delle difficoltà nel momento in cui si scopre che l’acqua dei boccioni, tipicamente utilizzati per garantire la necessaria fornitura d’acqua sui luoghi di lavoro, ha un costo al litro non indifferente e che dunque si tratta di una voce di spesa mensile piuttosto importante.

A ciò vanno aggiunte le difficoltà fisiche nello stoccare e trasportare i pesanti boccioni o il doverli mettere in funzione ogni qualvolta quello precedente si svuota del tutto. La soluzione pratica, conveniente e di qualità è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio che IWM propone: una soluzione moderna ed efficace per la quale è possibile andare a filtrare direttamente l’acqua del rubinetto e trattarla migliorandola sia dal punto di vista della struttura che del sapore, con la possibilità di averla fredda, calda, gasata o con ghiaccio in base alle preferenze personali. Grazie al sistema ad osmosi inversa la qualità dell’acqua è dunque garantita, e trattandosi di acqua di rubinetto il costo di approvvigionamento per litro sarà ovviamente più basso rispetto quello relativo ai boccioni da ufficio. Sarà la stessa IWM ad occuparsi della manutenzione annuale del distributore così da garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, preservandolo nel tempo.

Valorizzare ogni ambiente con i faretti da incasso

Tra le possibilità oggi più ricercate e apprezzate da coloro i quali si occupano di interior design, vi è certamente la possibilità di installare dei faretti da incasso nel controsoffitto. Questa soluzione è in grado di apportare immediatamente un importante contributo in termini di eleganza e ricercatezza, e può essere apportata sia in corridoio che nell’ingresso, così come nel living, nel disimpegno e all’interno della cabina armadio, nonché in cucina. Ovunque ci siano quindi soffitti ribassati è possibile andare ad apportare tale geniale soluzione: è sufficiente per questo scegliere i faretti giusti per quel che riguarda la loro tipologia, il numero esatto di faretti da installare e la posizione che gli stessi devono assumere al fine di creare l’atmosfera desiderata o l’illuminazione ideale, anche in relazione alla tipologia di ambiente nel quale si decide di installarli, valorizzando al meglio arredi e spazi a disposizione.

Su lucefaidate.it trovi tantissimi modelli di faretti da incasso tra i quali puoi sicuramente individuare quelli che pensi possano adattarsi meglio all’utilizzo che intendi farne, scegliendo tra differenti forme, colori e materiali. Facili da installare e da mettere in funzione, questi ottimi faretti possono anche essere tinteggiati a piacimento così da “nascondersi” perfettamente assumendo lo stesso colore della parete. È una soluzione oggi sempre più adottata e perfettamente in grado di conferire ad ogni ambiente tutto quel livello di comfort e benessere auspicato grazie ad una corretta illuminazione, la quale riveste un ruolo di fondamentale importanza in quanto davvero influente sia a livello di percezione che emotivo. Ecco il motivo per il quale sono tantissimi gli interior designer che decidono di proporre questa soluzione ai propri clienti, concretamente in grado di cambiare volto ad una stanza o a un intero appartamento grazie al notevole contributo in termini di rilassatezza ed atmosfera che è in grado di apportare.

Auto nuova? I giovani neopatentati la preferiscono a noleggio

Per i neopatentati i primi anni di guida sono i più delicati, non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche da quello economico. Se l’auto nuova è intestata a un giovane neopatentato, secondo un’analisi di Facile.it, la spesa totale nei primi 3 anni può arrivare a 22.000 euro. Non sorprende quindi come anche tra i più giovani iniziano a diffondersi formule alternative all’acquisto, come ad esempio il noleggio dell’auto a lungo termine. Facile.it ha scoperto che con questa alternativa si possono risparmiare più di 500 euro l’anno. L’analisi di Facile.it è stata realizzata confrontando il costo totale di acquisto e mantenimento di un’auto intestata a un neopatentato diciottenne e una, di pari tipologia, presa a noleggio lungo termine, considerando un arco temporale di 3 anni.

Quanto costa acquistare e mantenere l’automobile?

Se si sceglie di acquistare l’auto la spesa più importante è il prezzo del veicolo, ad esempio 16.800 euro, mentre per l’RC auto un automobilista neopatentato che parte dalla classe 14, in media, deve mettere in conto una spesa di circa 1.000 euro l’anno. A questa voce vanno aggiunti i costi delle garanzie accessorie, la copertura furto incendio, la polizza cristalli e quella per gli eventi naturali. In totale, nei 3 anni, l’importo complessivo è di 3.900 euro. Alla lista delle spese obbligatorie va aggiunto anche il bollo, pari a 472 euro in 3 anni. Ultima, la manutenzione ordinaria: considerando un utilizzo di circa 10.000 km l’anno e un paio di tagliandi, in 36 mesi la spesa può arrivare a circa 600 euro.

Quanto si risparmia a noleggiarla?

Il costo totale tra acquisto, spese obbligatorie e manutenzione arriva così a 21.772 euro, esclusi gli eventuali imprevisti che potrebbero far salire ulteriormente il conto. E se l’auto, invece di comprarla, fosse stata noleggiata per un periodo di pari durata? In questo caso il risparmio sarebbe significativo. Guardando alla miglior tariffa disponibile nell’analisi, il costo per il noleggio dell’auto analizzata è pari a 285 euro al mese, senza alcun anticipo.

Un costo all inclusive di 10.260 euro

Si tratta di un costo all inclusive che comprende tutte le altre voci di spesa prese in considerazione: l’RC auto e le garanzie accessorie (furto-incendio, cristalli, eventi naturali), il bollo, la manutenzione ordinaria, ma anche alcuni costi straordinari, come ad esempio l’invio del soccorso stradale o la copertura in caso di atti vandalici, eventi socio-politici e danni accidentali.

Il costo complessivo per il noleggio a lungo termine, in 3 anni, raggiunge i 10.260 euro, vale a dire 1.512 euro in meno rispetto alla spesa netta emersa dall’analisi dell’acquisto dell’auto. Un risparmio che potrebbe essere addirittura più alto se si mettono in conto eventuali imprevisti o se si considera che il costo dell’RC auto per un veicolo intestato a un neopatentato in alcune province italiane è estremamente elevato.

Impatto del Covid-19 e ripresa differenti per i vari settori produttivi

Per indagare gli effetti economici e finanziari dell’emergenza Covid-19 sulle imprese CRIF ha messo a punto l’Osservatorio Pulse, che analizza le conseguenze sul business e l’andamento futuro dei vari settori economici italiani, divisi in quattro categorie, Top, Upper, Middle e Bottom, sulla base di diversi parametri. Dall’analisi emerge che solo un ristretto numero di comparti (Top) mostra una sostanziale tenuta. Tra questi, il farmaceutico, le telecomunicazioni, ICT e media, chimica e consulenza. Il numero di imprese che ricadono in questa categoria è piuttosto limitato, sia in termini numerici (circa il 15% del totale) sia per giro d’affari (circa l’11%).

I settori Top e Upper

Tra le caratteristiche che accomunano i settori Top rientrano un limitato impatto delle restrizioni derivanti dal lockdown, in quanto attività essenziali o comunque svolgibili in modalità smart working, una domanda resiliente o addirittura in crescita, tenuta di margini e generazione di cassa, relativa stabilità del merito creditizio e regolare operatività sotto il profilo commerciale.

I settori classificati come Upper (Trasporti e logistica, Alimentari, bevande e tabacco, Elettronica) sono anch’essi caratterizzati da un basso impatto delle restrizioni derivanti dal lockdown per le produzioni essenziali, da un favorevole trend di lungo termine della domanda e da una migliore capacità di assorbimento degli impatti negativi di breve periodo.

Middle e Bottom

I settori Middle (Commercio al dettaglio, Tessile e abbigliamento e Meccanica strumentale) evidenziano invece un maggior impatto delle restrizioni derivanti dal lockdown e spesso presentano anche una forte esposizione nei confronti della domanda estera. I settori Bottom (Turismo/Tempo Libero, Commercio di autoveicoli, Mining/Oil&Gas, Ingegneria civile e costruzioni, Meccanica/Mezzi di trasporto, Prodotti metallici) hanno fortemente risentito delle restrizioni derivanti dal lockdown, e anche nella fase di ripartenza stanno soffrendo per via di una debole domanda. Una forte componente di costi fissi e l’elevata incidenza del capitale circolante gravano sul loro profilo finanziario.

Rispetto alla limitata concentrazione di società all’interno della categoria Top, la categoria Bottom vede la presenza di circa il 28% delle società di capitali italiane, per un giro d’affari aggregato del 24% del totale.

Nel 2021 ripresa nel fatturato e margini, ma non basta per tornare ai livelli pre-crisi

Nel 2021 il rimbalzo previsto rispetto all’anno precedente permetterà una ripresa nel fatturato e nei margini, tuttavia non sufficiente a tornare ai livelli pre-crisi. Nel contesto attuale, poi, acquisiscono particolare rilevanza la filiera di appartenenza e il segmento di operatività. La prima, infatti, può determinare per due produttori di beni simili un mercato di sbocco totalmente differente in termini di andamento della domanda finale, come ad esempio, chi produce componenti metalliche per apparecchiature biomedicali rispetto a chi produce componenti simili ma destinate al comparto automotive. Il secondo fattore può invece consentire di identificare posizionamenti di nicchia in determinati ambiti che sperimentano trend in controtendenza rispetto al settore di riferimento, quali ad esempio il commercio online rispetto al canale fisico all’interno del comparto retail.

 

Moratoria sui finanziamenti: l’analisi di CRIF su imprese e famiglie

Sospensione delle rate per i contratti di credito, ma anche stop dei mutui per la casa: il Crif ha analizzato 930.000 richieste di moratoria contribuite ad aprile in EURISC, il principale Sistema di Informazioni Creditizie attivo in Italia, e ha delineato lo scenario sui finanziamenti rateali da parte degli italiani. La sospensione dei finanziamenti ha riguardato principalmente i consumatori privati, con quasi 547.000 richieste (rispetto alle 162.000 del mese di marzo), a fronte di 386.222 presentate dalle imprese (erano state circa 73.000 nel mese precedente). Numeri in deciso aumento, dovuti in gran parte all’incertezza e alle chiusure imposte dal lockdown.

Le richieste presentate dalle imprese…
Per quanto riguarda le imprese,  ad aprile è stata richiesta la sospensione delle rate per il 13.9% dei contratti di credito. Più sono grandi le dimensioni dell’azienda, più si è ricorso a questo strumento: il 70,9% delle richieste sono infatti state presentate da Società di capitali a fronte di una quota pari al 25,4% per le Società di persone e del 2,7% per le ditte individuali. Per le Società di capitali la rata media mensile sospesa grazie alla moratoria risulta pari a 1.547 euro a fronte di un importo residuo per estinguere il finanziamento di quasi 100.000 euro. Decisamente più contenuta la rata mensile oggetto di sospensione da parte delle società di persone, pari a 884 euro, e delle ditte individuali, 553 euro. In base ai dati analizzati dallo studio, si evince che quasi 2 richieste su 3 si riferiscono a mutui di liquidità, oltre 78.000 sospensioni riguardano i mutui immobiliari, più di 43.000 i prestiti personali, oltre 6.000 i prestiti finalizzati e 17.321 i contratti di leasing e altri prodotti rateali. Un altro dato interessante è riferito alla territorialità: il 21,9% dei contratti che ad aprile hanno beneficiato della sospensione delle rate riguarda imprese della Lombardia, che precedono di poco quelle dell’Emilia Romagna (il 19,0% del totale), e quelle del Veneto, con l’11,5%. Queste tre regioni da sole raccolgono oltre la metà delle richieste totali e risultano anche quelle più pesantemente colpite dall’emergenza sanitaria. Dietro a queste, a una certa distanza, seguono il Piemonte, che pesa per il 9,2% del totale, la Toscana con l’8,9% e il Lazio con il 4,8%.

… e quelle della famiglie

Sul fronte delle richieste avanzate dalle famiglie, delle 546.740 linee di credito per le quali è stata chiesta la sospensione del rimborso delle rate da parte di privati consumatori, i mutui immobiliari rappresentano il 44% delle domande, mentre circa 175.000 riguardano prestiti personali. A seguire, più di 68.000 sono le richieste di moratoria sui mutui di liquidità, 41.270 si riferiscono a prestiti finalizzati mentre le restanti 22.373 a contratti di leasing e altri prodotti rateali. Anche in questo caso esistono forti differenze da regione a regione: il 14,7% dei contratti sospesi dalle famiglie si concentra in Lombardia, che precede l’Emilia Romagna, che mostra una incidenza del 13,7% sul totale nazionale, e il Piemonte, con il 10,5%. Seguono il Veneto, con un peso del 9,4%, il Lazio con il 9,0% e la Toscana con il 7,0%.

Controversie commerciali ed emergenza Covid-19, l’aiuto della Camera di commercio

La situazione di emergenza generata dal Covid-19 può impedire alle imprese l’assolvimento degli obblighi contrattuali con i clienti esteri. E se le imprese non riescono a rispettare i contratti la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi le aiuta. Su richiesta dell’impresa è infatti disponibile presso la Camera di commercio l’attestazione di sussistenza di cause di forza maggiore per la situazione straordinaria e imprevedibile dell’emergenza Coronavirus. Questa è da utilizzare nei rapporti commerciali con l’estero in tutti i casi in cui tale situazione non permetta l’assolvimento degli obblighi contrattuali assunti, e la possibile conseguente richiesta di danni o penali da parte della controparte. Si tratta di una dichiarazione in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia, conseguente alle restrizioni imposte dalla legge per contenere l’epidemia.

Un’iniziativa voluta dal MISE e attuata dalle Camere di commercio

L’iniziativa è voluta dal MISE è attuata dalle Camere di commercio. Pertanto, nella dichiarazione si afferma che l’emergenza sanitaria e le disposizioni legislative hanno causato la dislocazione degli scambi, limitato il movimento interno della forza lavoro e causato chiusure o riorganizzazioni delle fabbriche.

Si riporta quindi la dichiarazione dell’impresa, che in relazione alle restrizioni imposte e allo stato di emergenza in corso, non è stata in grado di adempiere agli obblighi contrattuali precedentemente assunti, a causa di motivi imprevedibili indipendenti dalla volontà e dalle capacità dell’azienda.

È attiva la modalità di trasmissione digitale

La dichiarazione può essere trasmessa telematicamente all’impresa richiedente o ritirata allo sportello, ma la ricezione telematica è consigliata in quanto particolarmente adeguata alla situazione di emergenza sanitaria. Le procedure sono scaricabili dal sito della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. A ulteriore supporto, la Camera Arbitrale di Milano, società interamente partecipata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, propone uno specifico strumento per le controversie con fornitori di altri Paesi, la Fast Track Mediation. Si tratta di un servizio di mediazione diverso da quello obbligatorio, caratterizzato da estrema informalità e velocità, in modo da adattarsi in modo flessibile alle esigenze delle parti coinvolte in una controversia.

Il dialogo e la cooperazione ora sono più che mai necessari

Questo servizio è utile per risolvere le eventuali controversie, soprattutto dove

vi siano questioni giuridiche legate al rispetto dei contratti, o qualora sia difficile risalire alle responsabilità. Ma anche nel caso in cui le parti, oppresse dalla crisi economica, vogliano chiedere la revisione degli accordi commerciali.

Il dialogo e la cooperazione, tipici della mediazione, sono ora più che mai necessari, perché preservano il tessuto economico nel suo complesso e aiutano a mantenere buoni i rapporti fra le parti. Un aspetto da non sottovalutare in vista della auspicata ripartenza dell’economia.

Navigare sicuri tra shopping online, streaming e fake news: i consigli degli esperti

Di colpo, ci siamo ritrovati tutti a casa: meno male che c’è la rete, compagna e alleata preziosa per fare la spesa o per altri acquisti, per divertirsi un po’ e informarsi su ciò che accade in Italia e nel mondo. E’ sotto gli occhi di tutti quanto le misure adottate per arginare la diffusione del virus abbiano contribuito a un forte aumento dell’uso dei canali digitali per attività come lo shopping, la socializzazione e l’intrattenimento. Questo incremento potrebbe dimostrarsi proficuo anche per i criminali informatici che, approfittando della situazione, potrebbero prendere di mira gli utenti alla ricerca di offerte. Un altro fattore di rischio risiede nella proliferazione delle fake news che, come spesso accade, sono in grado di confondere gli utenti e indurli a fare scelte errate. A questo proposito, Kaspersky ha stilato delle linee guida per proteggersi durante la navigazione online.

Servizi di streaming

Nelle ultime settimane i consumi di servizi di streaming hanno registrato incrementi importanti. Ma, proprio per l’eccesso di domanda e i possibili rallentamenti delle piattaforme, gli utenti potrebbero essere spinti a cercare strade alternative per avere accesso ai contenuti. Un comportamento che invece potrebbe esporre i gli utenti agli attacchi dei cybercriminali.  Gli esperti, a questo proposito, invitano a utilizzare solo fonti affidabili, ovvero servizi per i quali è stato sottoscritto un abbonamento, evitando fonti non verificate. Controllare sempre il formato dell’URL o l’ortografia del nome dell’azienda prima di effettuare qualunque download. I finti siti web possono sembrare apparentemente identici, ecco perché bisogna essere attenti alle irregolarità per distinguerli da quelli veri. Occorre poi prestare attenzione all’estensione del file scaricato (una serie televisiva non sarà mai in formato .exe)  e proteggere i dispositivi utilizzati per lo streaming e aggiornare all’ultima versione il sistema operativo e le applicazioni. Per ciò che riguarda i pagamenti, è meglio non memorizzare sul sito di streaming i dettagli della carta e creare per ogni account una password complessa e dedicata.

Troppo bello per essere vero

Quando sui siti di shopping online appaiono offerte che sembrano troppo belle per essere vere, probabilmente è proprio così e si tratta di truffe. I criminali informatici approfittano di questi momenti di debolezza, o in cui si cerca tutti una tipologia di prodotto, per abbindolare le persone con la promessa di offerte imperdibili. Come prevedibile, queste proposte sono fraudolente. Ancora, è meglio non cliccare sui link presenti all’interno delle email ma digitare manualmente l’URL nel browser per accertarsi dell’autenticità dell’offerta. quando si arriva al check-out, verificare la presenza del segno del lucchetto (HTTPS) nella barra degli indirizzi al momento del pagamento e, sempre a questo proposito, meglio utilizzare una carta di credito, piuttosto che una carta di debito. Infine, non salvare i dati della propria credit card e impostare una password diversa per ogni account online.

Fidarsi solo di fonti affidabili

In questi giorni abbiamo visto, di nuovo, un proliferare di fake news relative sia a consigli sanitari sia a medicinali alternativi. Si tratta di informazioni pericolose che vengono veicolate anche attraverso WhatsApp e social network. In questi casi, conviene fidarsi solo di fonti affidabili e verificate e, soprattutto, ricordarsi di non condividere notizie di dubbia provenienza: si genererebbe ulteriore preoccupazione e caos.

Flessibilità produttiva 4.0, il driver di successo per le Pmi top

Per l’84,4% delle Pmi più performanti, ovvero quelle che hanno una redditività di due o tre volte superiore alla media, la flessibilità produttiva su richiesta del cliente è indicata come il driver fondamentale del successo. Un’offerta su misura dei clienti è quindi il segreto anche per le piccole e medie imprese italiane più forti e innovative, le Pmi Top, e non solo per le generazioni di maestri artigiani che da sempre hanno la capacità di offrire al cliente un prodotto assolutamente su misura e su richiesta. Un altro elemento di competitività però è la capacità di realizzare prodotti unici e distintivi, segnalato dal 58,1% delle Pmi Top, e un’ulteriore condizione per il successo è lo sviluppo di un’offerta più ampia rispetto alla concorrenza, indicata dal 45% delle imprese più redditizie.

L’innovazione tecnologica è l’asso nella manica

Lo ha scoperto un’indagine sul campo Fattore I di Banca Ifis insieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari e al Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Padova. Secondo l’indagine è proprio l’innovazione tecnologica l’asso nella manica che consente alle Pmi Top di poter fornire un’offerta più ampia e variegata. Il 60% delle Pmi più performanti ha infatti già investito in almeno una tecnologia 4.0, come la robotica collaborativa, contro il 44% delle Pmi “medie”. La presenza online, invece, è oggi imprescindibile per quasi tutte le imprese, tanto che il 92,5% del campione totale ha un sito web, e il 57% è attivo sui social network, riferisce Ansa.

Erp, Crm ed Scm, la scommessa delle realtà di eccellenza

Le realtà di eccellenza, però, fanno un passo ulteriore, e scommettono su tre strumenti tecnologici più di quanto facciano le imprese medie. In particolare, si tratta dei programmi per la pianificazione delle risorse d’impresa Erp (indicati dal 59% delle imprese top), gli strumenti per la gestione dei rapporti con la clientela (Crm, Customer relationship management, indicati dal 54%) e quelli per la gestione delle forniture (Scm, Supply chain management, indicati dal 16,1% delle Pmi Top).

Gli ostacoli delle imprese medie all’adozione delle nuove tecnologie

La ricerca Fattore I approfondisce anche il motivo per cui le imprese medie trovano ostacoli all’adozione di tecnologie 4.0, e individua il nodo principale nella difficoltà di trovare figure professionali adeguate a gestire la trasformazione tecnologica. Un fattore, questo, indicato dal  44,8% delle imprese medie. La lunghezza dei tempi di implementazione è invece l’ostacolo principale per il 33,3% delle stesse. In questo contesto, il 40,1% delle Pmi si dichiara interessato a investire solo se saranno disponibili ancora gli incentivi alla digitalizzazione delle imprese. Al contrario, per chi ha già iniziato un percorso di innovazione, gli incentivi pubblici non sono ulteriormente determinanti. Un altro aspetto che emerge dallo studio è che, tra le imprese top il prezzo non è considerato come un elemento di competitività, e solo il 13,1% lo considera come un punto di forza per competere.

Gennaio, migliora il clima di fiducia dei consumatori, non quello delle imprese

L’inizio del nuovo anno corrisponde sempre a un momento di bilanci ma soprattutto di aspettative per i 12 mesi che ancora devono arrivare. In questo scenario, non fa eccezione il cosiddetto “clima di fiducia” che consumatori e imprese nutrono nei confronti del presente e dell’immediato futuro. Come di consueto, l’Istat ha “misurato” questo indice di positività confrontandolo con quelle registrato a dicembre 2019. Il dato più rilevante è certamente la divergenza nell’andamento del clima di fiducia tra imprese (in peggioramento) e consumatori (in miglioramento). Per quanto riguarda le imprese, l’indice composito del clima di fiducia diminuisce, riportandosi sul livello dello scorso novembre, sintesi di un miglioramento nell’industria e di un peggioramento nei servizi e nel commercio al dettaglio. Per i consumatori, il clima di fiducia recupera completamente la flessione registrata a novembre 2019 riportandosi sul livello dello scorso ottobre. L’aumento è dovuto ad un diffuso miglioramento di tutte le componenti.

La valutazione dei consumatori

A gennaio 2020 l’Istat rileva un miglioramento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,8 a 111,8). Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori mostrano una tendenza al rialzo: il clima economico registra un incremento da 120,9 a 123,8, il clima personale cresce da 106,8 a 108,4, il clima corrente aumenta da 108,8 a 110,7 e quello futuro passa da 112,3 a 114,7.

E quella dell’industria

Diverso il discorso nelle imprese, dove a gennaio 2020 l’indice composito del clima di fiducia registra un calo (da 100,7 a 99,2). Con riferimento alle imprese, nell’industria si registra un complessivo miglioramento mentre per i servizi emergono segnali di incertezza. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice aumenta da 99,3 a 99,9 e cresce in modo deciso nelle costruzioni (da 140,1 a 142,7); nei servizi la fiducia diminuisce (l’indice passa da 102,2 a 99,5), così come nel commercio al dettaglio, dove l’indice cala da 110,6 a 106,6.

Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative di produzione mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo. Nelle costruzioni, l’evoluzione positiva dell’indice è trainata dal miglioramento delle attese sull’occupazione.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio il calo dell’indice riflette una dinamica negativa di tutte le componenti. In quest’ultimo comparto, si assiste ad un diffuso peggioramento dei giudizi sulle vendite in entrambi i circuiti distributivi analizzati (grande distribuzione e distribuzione tradizionale) mentre le relative aspettative sono in calo solo nella grande distribuzione.

I trend dell’e-commerce per il 2020

L’e-commerce è sempre più redditizio, e secondo i dati di Statista, la piattaforma per la fornitura di dati sul commercio elettronico, nel 2019 il valore totale delle vendite online ha superato i 3400 miliardi di dollari. Ma se è importante sperimentare le novità, i primi obiettivi da perseguire per i siti web dei negozi devono essere la chiarezza e la verifica dei contenuti.

“Viviamo nell’era della misinformation, ossia il momento storico in cui è facile diffondere informazioni non precise o false – spiega Anastasia Sfregola, sales director per il mercato italiano di Kooomo, piattaforma e-commerce internazionale -. Se aumenta la credibilità del negozio –  continua l’esperta – è molto probabile che si verifichi un aumento naturale delle vendite”.

Acquistare tramite messaggi vocali, Instagram e Facebook

E per il nuovo anno già si parla di tendenze in grado di garantire nuove esperienze di acquisto. Il primo trend sarà quello di acquistare tramite messaggi vocali. Lo shopping vocale è infatti già esploso negli Stati Uniti, e continuerà a crescere nei prossimi anni. Con questa nuova modalità di acquisto si potrà fare ricerca su un sito e-commerce tramite la voce, chiedendo all’assistente vocale di mostrare il prodotto in base a preferenze di colori, misure e altri dettagli. Un ruolo chiave continueranno a rivestirlo i social media, ormai evoluti anche come strumento di marketing. Instagram e Facebook sono dotati di pulsanti di acquisto diretto, che permettono ai negozi online di vendere attraverso queste piattaforme. È bene, quindi, che le aziende e-commerce elaborino strategie di social marketing, per facilitare l’acquisto attraverso la pubblicità online.

Facilitare lo shopping da mobile e personalizzare

Gli utenti non usano i dispositivi mobili solo per fare acquisti, ma anche per cercare prodotti prima di acquistarli. Sempre secondo i dati raccolti da Statista, le vendite da dispositivi mobili rappresenteranno circa il 73% di tutte le vendite dell’e-commerce alla fine del 2021. Questo dato da solo dimostra quanto sarà importante lo shopping mobile per l’e-commerce nei prossimi anni.

Inoltre, cresce il numero di aziende che si affida alle opportunità offerte dalla realtà aumentata e virtuale per la presentazione dei prodotti. Tramite la telecamera dello smartphone l’utente può collocare virtualmente provare un abito per capire come veste. Sarà importante anche proporre al consumatore quello che vuole prima ancora che lo sappia. Come? Attraverso appositi software di raccolta dati che usano l’AI e sono in grado di riconoscere immediatamente gusti e necessità del cliente, per proporre un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Più attenzione all’ambiente. Con al centro i contenuti

La sempre maggiore attenzione per la sostenibilità ambientale è un chiaro segno che i venditori online devono impegnarsi a intraprendere pratiche rispettose dell’ambiente. Le aziende possono farlo proponendo prodotti che offrano un beneficio sociale o ambientale e riducendo i rifiuti di spedizione. Utilizzando quindi materiali riciclati o biodegradabili. Al centro però restano i contenuti, e molti store online presentano ancora informazioni non del tutto corrette o addirittura sbagliate.

“Al di là dei trend, la chiarezza e la verifica dei contenuti resta ancora il primo obiettivo da perseguire – aggiunge Sfregola -. L’invito agli imprenditori è quello di investire in risorse legate alla gestione dei contenuti online e ovviamente di  conoscere la lingua dei Paesi nei quali si opera. Se si vuole internazionalizzare è necessario puntare su una traduzione precisa dei contenuti”.

Italia meta top per lusso e benessere, 11 milioni di notti in hotel 5 stelle

L’Italia è al top tra le destinazioni mondiali legate al benessere, e soprattutto al lusso. I turisti internazionali la scelgono sempre di più, anche per coronare il proprio sogno d’amore. Per i turisti stranieri i viaggi di nozze nel nostro Paese sono considerati esclusivi, e vengono preferiti a località esotiche come Maldive, Polinesia Francese e Maui. In ogni caso, il Belpaese è prima destinazione per il segmento affluent, dove risulta in testa a Francia, Sud Africa e USA. Mentre per i Millennial l’Italia batte Thailandia, Islanda e Sud Africa, e per le famiglie supera il Messico, le Hawaii e perfino Orlando, sede di Disneyworld.

Entro il 2025 i viaggi di lusso aumenteranno del +6,2%

Lo ha scoperto una ricerca diffusa dall’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, secondo la quale anche la scelta della modalità di viaggio rende bene l’idea di come si stia alzando la quota di mercato con maggiore disponibilità economica attratta dal nostro Paese. Nel 2019 i viaggiatori in classe business provenienti dall’estero sono aumentati del +12,7%, trascorrendo, insieme ai viaggiatori italiani, oltre 11 milioni di notti in alberghi di lusso. Di questo passo, secondo le previsioni dell’Enit, l’industria del lusso non conoscerà mai crisi, ed entro il 2025 i viaggi di lusso cresceranno più velocemente rispetto a qualsiasi altro tipo di viaggio. In particolare, del +6,2%, più di un terzo rispetto al totale dei viaggi, che cresceranno del +4,8%.

Cresce la spesa internazionale extra Ue per lo shopping

Nel primo semestre 2019 sul 2018 anche la spesa internazionale extra Ue per lo shopping in Italia segue un trend di crescita. E il volume degli acquisti effettuati nei fashion store di prestigio del Belpaese è pari a +7%, con uno scontrino medio intorno agli 800 euro. Cresce anche l’attrattività dell’Italia turistica sul mercato francese, riporta Ansa. Nel primo semestre 2019 sul 2018 gli arrivi aeroportuali dalla Francia sono aumentati del +4,2 nell’ultimo trimestre 2019. Sono 6 milioni i viaggiatori e 17,8 milioni i pernottamenti, per oltre 1,8 miliardi di euro di spesa turistica, cresciuta del 7,0%.

Il futuro è dei viaggi che migliorano il benessere del viaggiatore

Il futuro quindi è dei viaggi che migliorano il benessere fisico, mentale e sociale del viaggiatore. E i brand di viaggio oggi offrono soluzioni a 360° che promettono al turista di tornare rigenerato alla vita di tutti i giorni. Quest’anno poi è l’Anno della salute, almeno secondo l’Iltm, l’International Luxury Travel Market, che si è tenuto a Cannes dal 2 al 5 dicembre. Un evento globale dedicato proprio all’industria dei viaggi di lusso, durante il quale si è riunita una comunità di esperti del wellness insieme ai protagonisti del settore travel.

Buoni pasto, cartacei o elettronici? La Legge di Bilancio favorisce i secondi

La Legge di Bilancio 2020 introduce novità nella normativa di riferimento dei buoni pasto. Fissando i limiti giornalieri a 4 euro per quelli cartacei favorisce quelli elettronici, aprendo la strada a una maggiore tracciabilità anche sul fronte del welfare aziendale. Il DDL, presentato in Senato il 2 novembre dal ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, introduce una novità sugli importi complessivi giornalieri che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, e interviene sulla normativa di riferimento, l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Se il testo sarà così approvato, le nuove soglie entreranno in vigore dal 1° gennaio 2020.

Modificati i limiti del valore massimo giornaliero per non “formare” reddito

I buoni pasto sono titoli di pagamento che possono essere utilizzati per acquistare pasti o prodotti alimentari, hanno un valore prestabilito, sono nominativi e devono essere utilizzati solo da titolare. Possono essere cartacei, che al momento dell’utilizzo devono essere datati e sottoscritti dal lavoratore, o elettronici, che non richiedono alcuna firma da parte del titolare, perché le informazioni necessarie sono digitalizzate grazie a un numero e un codice identificativo. I buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente entro un valore massimo giornaliero stabilito dall’articolo 51 del TUIR. Le novità della Legge di Bilancio 2020 intervengono sulla normativa, e modificano i limiti. Per i buoni pasto elettronici la soglia passa da 7 a 8 euro, e per quelli cartacei scende da 5,29 a 4 euro.

Anche il welfare va verso la tracciabilità

Le regole stabilite dal Decreto Ministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico numero 122 del 7 giugno 2017 definiscono i buoni pasto come non “cedibili, non cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro” e “utilizzabili solo dal titolare”. Le novità della Legge di Bilancio 2020 riscrivono la normativa in modo tale da favorire l’utilizzo dei buoni pasto elettronici. Anche sul fronte del welfare aziendale, quindi, si va nella direzione di una maggiore tracciabilità del sistema. Non è una caso che l’articolo 83 sia inserito nel Titolo III del DDL presentato al Senato, Economia e Fisco Digitale.

Portare il valore dei buoni cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo

Portare il valore dei buoni pasto cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo, diffuso, secondo le stime inserite nella relazione tecnica, ancora per il 50%. L’obiettivo è quello di spingere i datori di lavoro e i lavoratori ad affidarsi a una modalità, quella digitale, che si presta con più difficoltà a una strumentalizzazione negativa. L’intervento sulle soglie massime dei buoni pasto chiude un cerchio di interventi inseriti nel Decreto Fiscale e nella Legge di Bilancio 2020, che portano il sistema dei pagamenti su un piano sempre più digitale e tracciabile.