Lusso, la crisi non c’è grazie all’Asia

Nonostante il rallentamento della crescita mondiale è grazie all’Asia che il settore del lusso continua a vedere un futuro roseo. Nel 2017 le vendite dei prodotti d’alta gamma dei primi 100 gruppi al mondo ha toccato i 247 miliardi di dollari, in crescita del 13,8% sull’anno precedente. E ben sei società dell’area Asia-Pacific sono nella classifica Deloitte delle imprese che crescono più velocemente. Lo dimostrano i dati del Global Powers of Luxury Goods, lo studio annuale di Deloitte, secondo il quale la supremazia occidentale del lusso è insidiata. Nella fascia di alta gamma si inizia infatti a sentire la competizione dell’Asia, non più solo consumatrice, ma sempre più produttrice di beni luxury.

La classifica del lusso, Lvmh, Estee Lauder e Richemont sul podio

Anche se nella Top 100 di Deloitte 20 società sono asiatiche per ora il podio della Top 10 del lusso è stabile, con la francesce Lvmh che domina incontrastata, seguita da Estee Lauder e Richemont. L’unica italiana nella Top 10, Luxottica, è scesa al 5°uinto posto dopo il sorpasso di Kering, anche se il dato è precedente alla fusione con Essilor, completata nel 2018. Dopo il colosso degli occhiali arrivano Prada (21°) e Giorgio Armani (26°). I tre gruppi insieme fanno quasi la metà dei 34 miliardi di dollari del lusso Made in Italy venduto nel mondo, pari al 14% dei ricavi globali. Tra le sei società dell’area Asia-Pacific in classifica il gruppo di Hong Kong della gioielleria Chow Tai Fook è al 9° posto, con 7,6 miliardi di dollari di ricavi (+15,4% sull’anno precedente).

Una crescita guidata dagli Henrys di Cina e India

L’influsso crescente dell’estremo oriente, sia per i risultati finanziari sia per la domanda, non è da trascurare, “con i consumatori cinesi che guidano il consumo dei beni di lusso sia in patria che all’estero”, spiega Patrizia Arienti, Deloitte Emea Fashion & Luxury Leader. Dietro questa dinamica ci sono i cosiddetti Henrys, cioè gli High earners not rich yet, ovvero, chi guadagna tanto, ma non è ancora un Paperone. In pratica, la nuova classe di consumatori middle class, che sta crescendo soprattutto in Cina e in India. E i signori del marketing hanno gli occhi puntati su di loro. Con redditi annui tra i 100 e i 250 mila dollari sono proprio gli Henrys i futuri big spender, per lo più Millennial amanti dello shopping online, e capaci di metter mano al portafogli senza timidezza.

Un’italiana aggancia i consumatori del lusso del futuro

In questo quadro le imprese italiane difendono la loro leadership, ma per vincere la sfida dovranno sapere “coniugare modelli di business innovativi con tradizione ed esclusività del prodotto” sottolinea Arienti. Sarà per questo che Moncler è l’italiana più performante, con il +20,9% di margine di profitto netto. Il suo progetto Genius, che coinvolge nuovi designer con uscite di nuovi prodotti cadenzate nell’anno e una forte strategia digitale, ha saputo agganciare i consumatori del lusso del futuro.

Gaming online, un boom fra i più giovani. Una ricerca dice che per giocare sono disposti a trascurare lavoro e amici

Il gaming online sta registrando un vero e proprio boom a livello planetario, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Ma c’è di più: la popolarità del gaming online non conosce battute d’arresto, anzi, ma continua ad aumentare con giocatori che trascorrono davanti allo schermo oltre sette ore alla settimana. Si tratta di un aumento del 20%, registrato solo nell’ultimo anno. I giovani adulti si posizionano in testa alla classifica dei giocatori online, con gamer di età compresa tra i 26 e i 35 anni che giocano otto ore e 13 minuti alla settimana, un aumento pari al 25% rispetto all’anno scorso. I dati sono il fiuto della ricerca “State of online gaming – 2019” sui comportamenti di gioco e sulle aspettative dei consumatori di tutto il mondo condotta da LimeLight Networks,  fornitore leader di servizi cloud. Lo studio ha coinvolto 4.500 utenti in Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti di età pari o superiore ai 18 anni che giocano ai videogiochi almeno una volta alla settimana.

Come cambiano le abitudini dei gamers

Sono diversi i casi di games che danno maggiore importanza al gioco on line rispetto alle normali attività quotidiane. E’ questo, in base alla ricerca, il primo cambiamento nelle abitudini delle persone che si danno al gaming. L’8,2% dei giocatori italiani dice di aver saltato il lavoro per giocare ai videogiochi e ben il 41%, sempre degli italiani, ha rinunciato a uscire con gli amici o andare a un appuntamento per continuare a giocare. Quasi la metà (42,6%) dei giocatori italiani riferiscono di aver perso ore di sonno, mentre il 17,4% dichiara di non essersi fatto la doccia e il 20,6% di aver saltato i pasti. E c’è un dato che riguarda anche il lavoro: il 12,7% degli italiani dichiara di giocare al lavoro almeno una volta al mese, dei quali il 4,1% su base giornaliera.

Se non gioco, guardo

Un altro dato singolare è che, anche quando non giocano direttamente, molti gamer guardano altri che giocano online. A livello globale, quasi il 60% dei giocatori guarda altre persone giocare online ogni settimana, con il 10% che assiste ai match per più di sette ore. I gamer più giovani preferiscono guardare altri giocare online piuttosto che seguire sport tradizionali in TV, in particolare i giocatori di età compresa tra 18 e 25 anni trascorrono quasi quattro ore alla settimana a guardare videogiochi online, il 77% in più rispetto al tempo che trascorrono guardando trasmissioni sportive tradizionali.

Obiettivo: il professionismo

Il gaming on line è per molti anche un ambizione e un obiettivo professionale.Tra i gamers, aumentano le loro aspirazioni per poter diventare dei giocatori professionisti: il 36% dei giocatori a livello globale lascerebbe il proprio lavoro per diventare un professionista, se potesse mantenersi come gamer professionista (un aumento dell’11% rispetto all’anno scorso) una percentuale di italiani pari al 41%. I giocatori maschi più giovani (da 18 a 35 anni) sono i più interessati alle carriere nel settore degli e-Sport, con più della metà (56%) che indica di voler diventare un giocatore professionista

Studio Franco Guerrieri: tradizione ed innovazione

Lo studio Franco Guerrieri opera nel settore della compravendita di immobili di prestigio Monza da oltre un ventennio e rappresenta nel mercato brianzolo una realtà solida ed affermata.

Lo studio offre servizi di mediazione trasparenti ed efficaci garantendo la possibilità, tanto agli acquirenti quanto ai rivenditori, di condurre trattative effettivamente vantaggiose e comunque sempre vicine all’interesse del cliente. Si tratta quindi di un servizio a 360 gradi che non termina semplicemente con la chiusura dell’affare ma può anche estendersi ad eventuali lavori di progettazione o ristrutturazione, ad esempio.

Il quid in più però arriva dall’eccezionale vetrina online che il sito ufficiale offre, dicendo quindi di sì all’innovazione e alla possibilità di scoprire in anticipo tantissime peculiarità degli immobili presenti nel database. Il sito francoguerrieri.it offre infatti la possibilità di visionare un gran numero di soluzioni abitative, nonché di richiedere supporto tecnico e legale in qualsiasi momento. Una gran bella comodità, non c’è che dire!

Gli immobili

Gli immobili in vendita sono perlopiù situati, come accennato, in una precisa area della Lombardia, quella della Brianza. In particolar modo lo studio Franco Guerrieri propone strutture di una certa rilevanza architettonica, di pregio paesaggistico e di importanza storica (molte sono le ville o le cascine di antica fattura) oppure ancora di indiscusso valore commerciale.

Si tratta insomma di una gestione il cui target è individuabile in una  fetta abbastanza elitaria del mercato, scelta che, come dimostra la solidità dell’azienda, ha dato i suoi frutti.

La politica aziendale

La politica aziendale adottata dall’agenzia è quella di garantire sempre la massima accuratezza e trasparenza in tutte le fasi del servizio. Tutti gli immobili trattati vengono accuratamente selezionati da uno staff tecnico, valutati a dovere e descritti al cliente in tutti i loro pregi ed i loro difetti.  Le trattative poi vengono sempre condotte con estrema discrezionalità e con il sussidio di esperti del mondo dell’edilizia, del design e della legge.

Come scegliere il manager giusto. I consigli dell’head hunter alle aziende

La scelta del manager giusto non è sempre facile. A volte sul CV i candidati presentano tutte le competenze e le doti necessarie, ad esempio, capacità decisionale, carisma, senso pratico, abilità relazionali e leadership. Ma poi, alla prova dei fatti, si rivelano poco adatti per la gestione di una determinata area aziendale. Oppure, si rivelano troppo concentrati sulla propria carriera, al punto da mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi aziendali pur di mantenere i privilegi acquisiti.

Quali sono quindi gli aspetti da considerare nel delicato processo di selezione?

Il manager perfetto deve essere creativo, generoso, e autocritico

“Le aziende hanno visioni totalmente diverse circa il manager perfetto. C’è chi pensa che questo professionista debba essere un visionario, un creativo – risponde Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di ricerca e selezione del personale – mentre secondo altri il manager ideale è stabile, profondamente maturo e anche noioso”. “La ragione, come spesso accade, sta nel mezzo. Di certo un buon manager deve avere una buona dose di creatività, deve essere un gran comunicatore, deve avere carisma, ma deve anche essere obiettivo, trasparente e soprattutto affidabile e generoso”, afferma Adami. Ma non è tutto: il manager ideale non deve mai considerarsi “arrivato”, deve continuare invece ad aggiornarsi ed è capace di essere autocritico.

Le hard skills non bastano

Per selezionare il manager perfetto, quindi, non è sufficiente individuare una lista di competenze tecniche. Come conferma l’head hunter, “le hard skills non bastano. Oltre a conoscere in modo approfondito il lavoro del proprio futuro, il candidato ideale è quello che si mostra in grado di formare e di motivare il proprio team, nonché di assumersi la responsabilità dell’intera sezione aziendale”.

Non sono, però, solamente le imprese a scegliere i manager giusti. Sono infatti anche quest’ultimi, molto spesso, a valutare le offerte delle aziende interessate.

Cosa cerca un professionista talentuoso in un’azienda?

Cosa cerca un manager talentuoso in una nuova azienda? “Non tutti i manager, va detto, cercano le medesime cose”, sottolinea Adami. Un manager giovane, ad esempio, sarà soprattutto alla ricerca di possibilità di carriera, mentre una figura senior avrà altre motivazioni.

Cosa può fare quindi un’azienda se vuole attirare i migliori professionisti sul mercato?

Innanzitutto deve lavorare seriamente sul proprio employer branding, quindi sulla propria reputazione di datore di lavoro, così da “guadagnare punti” nei confronti dei competitors. A contare, poi, non è solamente il salario. “Soprattutto per le nuove generazioni di manager – aggiunge Adami – lo stipendio diventa un elemento secondario, oscurato da altri fattori primari come l’autonomia decisionale, la possibilità di carriera, e i benefit collaterali”.

L’uso smart dei big data è sempre più cruciale per le imprese

L’utilizzo smart dei dati è un fattore vincente anche per le aziende tradizionali, quelle cioè non legate al digitale o all’e-commerce, e rappresenta un vantaggio delle medie imprese su quelle più grandi. Un uso smart dei big data risulta quindi dirompente per le aziende, perché può ribaltare i rapporti di forza sul mercato, e consentire ad alcune piccole imprese di compiere una rapida espansione.

Lo evidenzia una ricerca condotta su 1.266 dirigenti intervistati da AstraRicerche per Manageritalia. Più della metà delle aziende intervistate utilizza infatti i dati per gestire le relazioni con i clienti (il 69,5% ha un Crm), e per dialogare con fornitori e clienti (55,5%). Poco più di un terzo (37,2%) utilizza un sistema di Big Data Analisys, mentre il 44,8% si avvale di un sistema di e-commerce (completo 19,4% o parziale 25,4%).

Una cultura diffusa di gestione e utilizzo dei dati

Secondo i manager intervistati le aziende data driven saranno molto più numerose nei prossimi tre anni (84,7%), e quelle del terziario (90,8%) trarranno dall’uso smart dei dati importanti vantaggi competitivi più delle aziende dell’industria (82,3%). La quasi totalità (89%), poi, pensa che per valorizzare e utilizzare davvero i dati in modo intelligente, profondo e diffuso, sia necessario riuscire a “far lavorare” in quest’ottica anche chi non è specialista. Per i manager serve quindi una cultura diffusa di gestione e utilizzo dei dati (93,8%), che sia determinata soprattutto da un cambiamento favorito e spinto dall’alto (87,9%).

Utilizzare i dati in modo più efficace investendo meno di quanto si pensa

Se tutti devono lavorare “intelligentemente” con i dati, riporta Adnkronos, tra le aree funzionali più coinvolte rientrano vendite e commerciale, marketing e comunicazione, produzione e logistica, e direzione generale. Seguono acquisti, finanza/amministrazione e Hr.

Molte aziende potrebbero però utilizzare i dati in modo molto più efficace, investendo molto meno di quanto pensino (83%). E potrebbero ottenere grandi vantaggi competitivi grazie a un uso più smart dei dati a disposizione (70,4%). Inoltre gli intervistati negano che l’utilizzo dei dati sia fondamentale solo per le aziende che hanno una componente online molto rilevante (55,1%).

“Sviluppare competenze diffuse, in ogni funzione aziendale, a ogni livello”

Dall’indagine emerge quindi “la forte sensibilità del management allo sviluppo di processi data driven, una visione coerente delle priorità e il rigetto di alcuni luoghi comuni – afferma Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia.-. La domanda di competenze specialistiche è elevata, ma è ancora più importante sviluppare competenze diffuse, in ogni funzione aziendale, a ogni livello. Non illudiamoci –  continua Mantovani – di ottenere risultati con interventi veloci e limitati o con investimenti dettati solo da incentivi fiscali”. Al contrario, si tratta di azioni realizzabili con la presenza di manager focalizzati sullo sviluppo e dotati di risorse adeguate agli obiettivi.

Lombardia, obiettivo valorizzare i piccoli borghi

Valorizzare e promuovere il territorio lombardo e le sue risorse, ma soprattutto i borghi più piccoli, quelli meno noti come mete turistiche, ma ricchi di storia e di cultura artigianale. E sicuramente meno affollati e caotici delle città. Questo l’obiettivo turistico della Lombardia per il 2019, trasformare i suoi piccoli borghi in mete turistiche.

Lo ha spiegato l’assessore regionale al Turismo, marketing territoriale e Moda, Lara Magoni, tracciando il bilancio del 2018. “Il mio obiettivo – scrive l’assessore in una nota – è poter dare maggiore risalto alle destinazioni minori della Lombardia, e l’ultima delibera approvata dalla Giunta Regionale per il bando Viaggio #inLombardia va proprio in questa direzione”.

Piccole meraviglie della Regione custodi del saper fare artigiano

Puntare quindi su “i nostri splendidi borghi, vere e proprie meraviglie della nostra Regione, incastonati nelle nostre splendide montagne, affacciati sulle acque cristalline dei nostri laghi o semplicemente immersi nel verde delle nostre pianure”, aggiunge Magoni. Perché promuovere i borghi e i territori minori per la Lombardia è un obiettivo strategico. “Oltre a offrire ai visitatori nuove destinazioni di viaggio, certamente meno caotiche e talvolta più suggestive, possiamo permettere a tutti i custodi del saper fare artigiano di essere conosciuti e valorizzati – sottolinea Magoni – . In fondo, non sono proprio gli artigiani i nostri piccoli grandi maestri del design e della moda?”

Promuovere idee e iniziative volte a migliorare i comparti strategici

Imprese e botteghe familiari spesso si nascondono nei piccoli paesi, realtà “che di generazione in generazione si tramandano mestieri che, ancora oggi, sono alla base della creatività italiana e lombarda”, continua Magoni. Insomma, il Made in Italy che da sempre ci contraddistingue nel mondo. Per questo motivo è necessario promuovere tutte le iniziative e le idee volte ad apportare miglioramenti e benefici a comparti strategici quali moda, design e turismo. “A gennaio ripartirò da Mantova – afferma ancora Magoni – e proprio in questa occasione, riprenderò le mie visite istituzionali sul territorio lombardo con lo scopo di ascoltare le istanze dei territori.

“Continuare a incrementare il numero di visitatori”

Secondo l’assessore, poi, è di fondamentale importanza per Regione Lombardia “essere presenti in modo capillare su tutto il territorio italiano ed estero per continuare a incrementare il numero di visitatori che scelgono la nostra Regione, non solo per il suo Patrimonio artistico e culturale, non a caso siamo la Regione italiana che vanta più siti UNESCO, ma anche per le iniziative sempre più significative che vengono proposte all’interno del nostro territorio”.

L’offerta di eventi infatti attira un numero “sempre maggiore di visitatori provenienti da ogni angolo dello Stivale e del pianeta – aggiunge Magoni – per questo, uscire dai confini lombardi per promuovere le nostre iniziative non può che essere la strada vincente”.

Trattamento dei dati personali per le aziende: quali novità?

Il nuovo regolamento europeo sulla privacy entrato in vigore il 25 Maggio 2018 ha introdotto importanti novità circa il trattamento dei dati personali per enti e aziende che si trovano all’interno dell’Unione Europea, ed in particolar modo per quanto riguarda clienti, fornitori e dipendenti, nell’ottica di tutelare i dati dei soggetti interessati. Tutte le aziende che dunque, a qualsiasi titolo, trattano i suddetti dati, a partire dal 25 Maggio 2018 sono chiamate ad intraprendere obbligatoriamente una serie di azioni. Tra queste vi è la nomina di figure responsabili che avranno il compito di gestire tali dati, determinando anche i mezzi con i quali questi verranno gestiti e conservati. La legge prevede anche l’istituzione di un apposito Registro dei Trattamenti, un documento obbligatorio per le aziende che vantano oltre 250 dipendenti, il quale deve necessariamente documentare alcune importanti informazioni.

Tra queste vi è la finalità per la quale si è deciso di trattare i dati personali (ad esempio gestione dei dipendenti o clienti, o finalità di marketing), il tipo e la categoria di dati che vengono raccolti, i soggetti cui i dati raccolti saranno comunicati ed il periodo di tempo prima del quale i dati raccolti verranno eliminati. La legge prevede inoltre che vengano analizzati i rischi che possono presentarsi quando si gestiscono dati personali e le misure di prevenzione atte ad evitare che questi possano essere sottratti. È importante adeguarsi alla nuova normativa anche in considerazione del fatto che sono gli utenti stessi a chiedere che i loro dati vengano trattati adeguatamente, ed è bene per questo richiedere una specifica consulenza privacy per acquisire le conoscenze necessarie che servono a trattare i dati personali esattamente così come previsto dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, così da scongiurare anche qualsiasi possibilità di incappare in una delle sanzioni amministrative pecuniarie previste.

Nutrizione, agricoltura sostenibile e spreco alimentare, sfida all’Italia

L’Italia ha tante opportunità da cogliere per migliorare sotto il profilo della sostenibilità alimentare e ambientale. E di fronte a una maggior attenzione agli sprechi e al consumo sostenibile, le sfide maggiori riguardano il campo della nutrizione. L’analisi è stata effettuata dal Food Sustainability Index, lo studio globale su nutrizione, agricoltura sostenibile e spreco alimentare, che raccoglie i dati di 67 Paesi per evidenziare best practice e aspetti su cui intervenire in relazione ai paradossi del cibo e ai principali Sustainable Development Goals.

Il 59% di italiani è obeso

Pur rimanendo molto alta l’aspettativa di vita, pari a una media di 83 anni, come Spagna e Australia, ma meno del Giappone che arriva a 84, nel nostro Paese cambia infatti l’aspettativa di vita sana, che si abbassa a 73 anni. Determinante in questo quadro la percentuale di persone sovrappeso o obese, che rappresentano il 37% della popolazione nella fascia dei più giovani (5-19 anni), e che sale al 59% tra gli adulti. Allontanamento dalla Dieta Mediterranea e da modelli alimentari sostenibili, uniti a una scarsa propensione all’attività fisica, sembrano essere le principali cause di questa situazione, che in futuro potrebbe portare a un peggioramento dello stato di salute degli italiani.

Ridurre gli sprechi e ridistribuire il cibo

Per quanto riguarda lo spreco di alimenti, a fronte di un 2% di cibo gettato rispetto al totale che viene prodotto, si registrano circa 65 Kg/anno di cibo sprecato a persona. Un numero ancora piuttosto alto che però il Bel Paese sta provando a ridurre significativamente. A cominciare dalle politiche recenti, che aiutano nella donazione di cibo alle associazioni del terzo settore, o il piano nazionale di riduzione dello spreco (PINPAS), che analizza le fasi della catena di distribuzione per capire dove avvengono i maggiori sprechi, e intervenire per ridurli o ridistribuire il cibo avanzato.

Sforzi positivi per un’agricoltura sostenibile

Resta poi positivo lo sforzo del nostro Paese per un’agricoltura sostenibile, riporta askanews. Ottime infatti le performance nella lotta allo spreco di acqua, dato che solo il 6,74% di quella usata finisce dispersa. Un risultato migliore di altre importanti realtà europee, come Grecia (11,58%) o Spagna (22,84%). Molto, invece, può essere fatto rispetto all’uso indiretto di acqua, riconducibile al cibo importato dall’estero.

Un altro dato che deve far riflettere riguarda la presenza di donne in agricoltura, che in Italia raggiunge il 38,8% del totale, mentre in Svezia si arriva al 68%. Discorso analogo merita la presenza di giovani impiegati nel settore (5% del totale), per un’età media pari a 57 anni, mentre negli USA l’età media è di 38 anni.

Milano a 303 mila imprese: l’economia continua la sua crescita

Milano corre e non si ferma, nemmeno per quanto riguarda il trend dell’economia. Lo riferisce la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, che rivela che le  imprese toccano a settembre le 381 mila unità, di cui 303 mila a Milano, 64 mila a Monza e 15 mila a Lodi. I numeri sono il frutto di una elaborazione della Camera di commercio sui dati del registro imprese a settembre 2018. Positivi anche i dati relativi all’impiego: gli addetti sono 2,5 milioni, di cui 2,2 milioni a Milano, 236 mila a Monza, 43 mila a Lodi.

Exploit in un anno

Un anno fa Milano contava 299 mila imprese contro le 303 mila di settembre 2018: si tratta di una crescita pari a +1,3%. Gli addetti sono quasi 2,2 milioni, rispetto a 2 milioni del 2017. Tra le imprese, sono 53 mila le femminili, 18%, quasi 49 mila le straniere, 16%, 24 mila le giovanili, 8%. Primi settori per crescita in un anno, tra quelli che superano le 50 imprese: attività riguardanti le lotterie, le scommesse, +10%, oltre 300 imprese, attività di servizi finanziari, +10%, oltre 4 mila imprese, ricerca scientifica e sviluppo, +9% con oltre 600 imprese, attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, +7% con oltre 10 mila imprese. Tra i settori in crescita con meno di 50 imprese anche le imprese di servizi veterinari, +14% con oltre 30 imprese dedicate, gestione dei rifiuti, +8% con oltre 40 imprese.

Monza Brianza, stabile ma con settori in espansione

Nell’area di Monza Brianza le imprese sono circa 64 mila sul territorio, stabili in un anno. Sono 12 mila le femminili, 18%, 5 mila le giovanili, 8%, 7 mila le straniere, 10%. Tra i settori che crescono di più: silvicoltura ed utilizzo di aree forestali, +16,7%, fornitura di energia elettrica, gas, con oltre 50 imprese, +13%, magazzinaggio e supporto ai trasporti, +11% con 338 imprese, vigilanza e servizi finanziari (entrambe +10%).

Lodi, bene le imprese femminili e quelle straniere

A Lodi sono circa 15 mila le imprese del territorio, stabili in un anno (-0,3%). Sono 3 mila le femminili, 19%, oltre mille le giovanili, 9%, quasi 2 mila le straniere, 13%. Tra i settori che crescono di più in un anno, tra quelli con oltre dieci imprese: attività cinematografica, +20%, attività riguardanti le lotterie, le scommesse, +17%, servizi di assistenza sociale residenziale, +14%, silvicoltura, +11%, direzione aziendale, +10%.

Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.