Viaggiatori della Generazione Z, ispirati da Instagram e influencer

Per la Generazione Z, Instagram è la principale fonte di ispirazione per decidere la meta della prossima vacanza, e il 45% di loro si fida dei consigli di influencer e personaggi famosi. Il 25% inoltre scatta oltre 50 foto al giorno durante la vacanza, e il 40% le condivide sui social. Lo ha scoperto una ricerca condotta da Booking.com, il sito di ricerca e prenotazione di alloggi, esperienze di viaggio e opzioni di trasporto, su un campione di 21.807 partecipanti dai 16 anni in su provenienti da 29 Paesi. Italia compresa.

Il 54% cerca sui social post e foto dedicate alle vacanze

Il 54% dei viaggiatori della Generazione Z cerca sui social post e foto dedicate ai viaggi, e il 40% va subito a dare un’occhiata al feed per trovare ispirazione, grazie agli hashtag come #travel, #ispirazione e #viaggi.

E sono le donne, il 47%, a essere più inclini a decidere il prossimo viaggio mentre scorrono le storie di Instagram, battendo il 25% della media globale e il 30% registrato tra i Millennials. Dati che non sorprendono, poiché i giovanissimi hanno avuto fin da subito accesso alla tecnologia, tanto che il 55% indica la presenza del WiFi come uno dei fattori più importanti durante il soggiorno. Una percentuale decisamente più alta rispetto il resto dei viaggiatori, a conferma che per la Gen Z la vacanza non è pensata per staccare la spina.

L’importanza delle immagini

Quando si tratta di dover decidere la destinazione, il 45% degli appartenenti alla Gen Z afferma di farsi convincere dagli influencer, con il 35% pronto a fidarsi delle loro raccomandazioni e consigli. Ma non è solo il profilo degli influencer a dover essere ricco di foto ben fatte: deve esserlo anche quello personale. Il 43% della Gen Z conferma addirittura di scegliere le destinazioni per poter fare foto spettacolari. E il 42% di caricare sempre qualche immagine sui social (contro il 35% dei viaggiatori appartenenti ad altre fasce d’età). Il 29%, inoltre, dichiara di aver scattato tra le 10 e le 30 foto al giorno durante l’ultima vacanza, e il 25% più di 50.

Non solo smartphone

L’ispirazione però non arriva solo dallo smartphone. Il 35% dei partecipanti al sondaggio ha infatti dichiarato di voler spesso visitare mete viste in serie TV o film. E il 33% continua a chiedere consigli “offline” ad amici e parenti. I social quindi non sono tutto, e la Gen Z dà molta importanza alle esperienze. Il 57% degli intervistati preferisce vivere il momento piuttosto che scattare foto da pubblicare online, considerate una sorta di bonus extra, ma non il motivo principale del viaggio. E il 50% crede che venga data troppa rilevanza all’aspetto social dei viaggi. Nonostante non si possa negare che la Gen Z sia molto presente online, allo stesso tempo sembra sapere quando è il momento di vivere esperienze offline. Oppure, è una generazione che ama la contraddizione.

Il supercomputer del futuro abiterà in Italia. Bologna selezionata per ospitarlo

Un supercomputer europeo del futuro, capace di una potenza di calcolo da mille miliardi di operazioni al secondo. E uno degli otto paesi selezionati per ospitarlo è l’Italia. In particolare, nella città di Bologna, individuata come “casa” italiana del supercomputer dal Comitato europeo sul calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC). L’Italia aveva presentato la sua candidatura lo scorso 21 gennaio, grazie a un consorzio congiunto con la Slovenia nell’ambito di un progetto guidato dal Consorzio Interuniversitario Cineca, con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste. La nomina dell’Italia è avvenuta nell’ultima riunione dell’organo voluto dalla Commissione europea per promuovere lo sviluppo di una rete di supercomputer, il comitato dell’EuroHPC JU (European High Performance Computing Joint Undertaking).

Un Tecnopolo dedicato al supercalcolo

Uno degli otto supercomputer europei verrà costruito nel Tecnopolo che sta sorgendo presso l’ex Manifattura Tabacchi del capoluogo emiliano, accanto al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf). In questo modo l’Emilia-Romagna, dove si concentra il 70% della capacita di calcolo e di storage nazionale, passa dalla 19a alla 5a posizione nella classifica mondiale dei centri di calcolo, riferisce LaVoce.

Gli altri sette supercomputer “alloggeranno” a Sofia (Bulgaria), Ostrava (Repubblica Ceca), Kajaani (Finlandia), Bissen (Lussemburgo), Minho (Portogallo), Maribor (Slovenia), e Barcellona (Spagna).

Un progetto da 840 milioni di euro di finanziamento

Finanziato con 840 milioni di euro, il progetto sarà operativo nel 2021 e prevede la creazione di una rete di supercomputer con elevatissime capacità di calcolo, di classe pre-esascala, in grado cioè di raggiungere la potenza di calcolo di un miliardo di miliardi di operazioni al secondo. In pratica, una cifra da 18 zeri, riferisce una notizia Ansa. Questi computer di ultima generazione troveranno molteplici applicazioni, dallo studio del funzionamento del cervello a quello dell’evoluzione dell’universo, dalla progettazione di nuovi farmaci alla lotta ai cambiamenti climatici.

Sfruttare le potenzialità offerte dai big data e dall’intelligenza artificiale

“L’assegnazione è motivo di orgoglio per il nostro Paese. Si tratta di un’iniziativa strategica, volano di crescita e innovazione – commenta il ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Marco Bussetti -. Questo risultato è il frutto di un importante lavoro di squadra. Un’iniziativa in cui ho fortemente creduto sin dal mio insediamento al Ministero, destinandovi risorse specifiche, pari a 120 milioni di euro – aggiunge il ministro -. Si tratta di un progetto che riconosce la leadership del nostro Paese in questo settore e che ci permetterà di sfruttare appieno le potenzialità offerte dai big data e dall’intelligenza artificiale”.

Per colpa della plastica l’80% italiani teme un disastro ambientale

L’80% degli italiani teme di essere alle soglie di un disastro ambientale, e il 74% pensa di aver contribuito personalmente alla creazione delle isole dei rifiuti negli oceani. Alla vigilia di una nuova era “plastic free” scandita dagli step dell’Unione Europea, e dal grido di allarme di un pianeta invaso dalla plastica, il primo studio Ipsos dedicato alla plastica racconta di una crescente consapevolezza ambientale dei cittadini. E delinea le aspettative dei consumatori nei confronti delle aziende in tema di impatto ambientale.

Le aziende non stanno facendo abbastanza per la sostenibilità

Secondo lo studio l’emergenza ecologica non è più percepita come priorità solo per una élite, ma è un problema vissuto dalla gran parte delle persone che se ne fanno carico attraverso un’acquisizione di conoscenza qualificata, cresciuta negli ultimi 4 anni del 65%. Per quanto riguarda l’allarme plastica per il 50% degli italiani si tratta di un problema molto serio, e oltre 1 italiano su 3 ritiene che siano le aziende a dover offrire risposte concrete per la riduzione dell’uso della plastica nelle confezioni dei prodotti. Aziende che per il 77% degli intervistati non stanno facendo abbastanza per la sostenibilità.

Plastic-free, un’opportunità da cogliere e una scelta strategica

Ancora in merito all’Sos plastica il 46% degli italiani però lo ritiene “solo” un problema, che esiste ma può essere risolto (26%), oppure che esiste perché ora la plastica non è adeguatamente riciclata (20%). E se l’1% considera il dibattito sulla plastica frutto di allarmismi inutili il 2% non lo vive come preoccupazione.

Dallo studio emerge però che il plastic-free rappresenta un’opportunità unica da cogliere e una scelta strategica per le aziende, e che il packaging sia il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un brand (41%). Per il 52% degli italiani emerge il desiderio di trovare marche che permettano “di fare la differenza nel mondo”, ma ammettono che tra i prodotti in plastica a cui faticheranno a rinunciare ci sono le bottiglie d’acqua (il 33%), e le pellicole trasparenti per gli alimenti (il 27%).

Il 68% dei cittadini pagherebbe di più un prodotto “fatto” con politiche ambientali rigorose

Un altro messaggio significativo dell’analisi Ipsos, riporta Ansa, è quello per cui oggi l’azienda sostenibile viene ripagata dai consumatori, con il 68% dei cittadini disposto a pagare di più per un prodotto o servizio di un’azienda che attua politiche ambientali serie e rigorose.

Per quanto riguarda i propri comportamenti, il 53% dichiara di acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati, il 48% di riutilizzare articoli monouso, il 41% di smettere di acquistare beni con imballaggi non riciclabili, e il 24% di smettere di andare nei negozi che ne usano molti.

Lusso, la crisi non c’è grazie all’Asia

Nonostante il rallentamento della crescita mondiale è grazie all’Asia che il settore del lusso continua a vedere un futuro roseo. Nel 2017 le vendite dei prodotti d’alta gamma dei primi 100 gruppi al mondo ha toccato i 247 miliardi di dollari, in crescita del 13,8% sull’anno precedente. E ben sei società dell’area Asia-Pacific sono nella classifica Deloitte delle imprese che crescono più velocemente. Lo dimostrano i dati del Global Powers of Luxury Goods, lo studio annuale di Deloitte, secondo il quale la supremazia occidentale del lusso è insidiata. Nella fascia di alta gamma si inizia infatti a sentire la competizione dell’Asia, non più solo consumatrice, ma sempre più produttrice di beni luxury.

La classifica del lusso, Lvmh, Estee Lauder e Richemont sul podio

Anche se nella Top 100 di Deloitte 20 società sono asiatiche per ora il podio della Top 10 del lusso è stabile, con la francesce Lvmh che domina incontrastata, seguita da Estee Lauder e Richemont. L’unica italiana nella Top 10, Luxottica, è scesa al 5°uinto posto dopo il sorpasso di Kering, anche se il dato è precedente alla fusione con Essilor, completata nel 2018. Dopo il colosso degli occhiali arrivano Prada (21°) e Giorgio Armani (26°). I tre gruppi insieme fanno quasi la metà dei 34 miliardi di dollari del lusso Made in Italy venduto nel mondo, pari al 14% dei ricavi globali. Tra le sei società dell’area Asia-Pacific in classifica il gruppo di Hong Kong della gioielleria Chow Tai Fook è al 9° posto, con 7,6 miliardi di dollari di ricavi (+15,4% sull’anno precedente).

Una crescita guidata dagli Henrys di Cina e India

L’influsso crescente dell’estremo oriente, sia per i risultati finanziari sia per la domanda, non è da trascurare, “con i consumatori cinesi che guidano il consumo dei beni di lusso sia in patria che all’estero”, spiega Patrizia Arienti, Deloitte Emea Fashion & Luxury Leader. Dietro questa dinamica ci sono i cosiddetti Henrys, cioè gli High earners not rich yet, ovvero, chi guadagna tanto, ma non è ancora un Paperone. In pratica, la nuova classe di consumatori middle class, che sta crescendo soprattutto in Cina e in India. E i signori del marketing hanno gli occhi puntati su di loro. Con redditi annui tra i 100 e i 250 mila dollari sono proprio gli Henrys i futuri big spender, per lo più Millennial amanti dello shopping online, e capaci di metter mano al portafogli senza timidezza.

Un’italiana aggancia i consumatori del lusso del futuro

In questo quadro le imprese italiane difendono la loro leadership, ma per vincere la sfida dovranno sapere “coniugare modelli di business innovativi con tradizione ed esclusività del prodotto” sottolinea Arienti. Sarà per questo che Moncler è l’italiana più performante, con il +20,9% di margine di profitto netto. Il suo progetto Genius, che coinvolge nuovi designer con uscite di nuovi prodotti cadenzate nell’anno e una forte strategia digitale, ha saputo agganciare i consumatori del lusso del futuro.

Gaming online, un boom fra i più giovani. Una ricerca dice che per giocare sono disposti a trascurare lavoro e amici

Il gaming online sta registrando un vero e proprio boom a livello planetario, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Ma c’è di più: la popolarità del gaming online non conosce battute d’arresto, anzi, ma continua ad aumentare con giocatori che trascorrono davanti allo schermo oltre sette ore alla settimana. Si tratta di un aumento del 20%, registrato solo nell’ultimo anno. I giovani adulti si posizionano in testa alla classifica dei giocatori online, con gamer di età compresa tra i 26 e i 35 anni che giocano otto ore e 13 minuti alla settimana, un aumento pari al 25% rispetto all’anno scorso. I dati sono il fiuto della ricerca “State of online gaming – 2019” sui comportamenti di gioco e sulle aspettative dei consumatori di tutto il mondo condotta da LimeLight Networks,  fornitore leader di servizi cloud. Lo studio ha coinvolto 4.500 utenti in Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti di età pari o superiore ai 18 anni che giocano ai videogiochi almeno una volta alla settimana.

Come cambiano le abitudini dei gamers

Sono diversi i casi di games che danno maggiore importanza al gioco on line rispetto alle normali attività quotidiane. E’ questo, in base alla ricerca, il primo cambiamento nelle abitudini delle persone che si danno al gaming. L’8,2% dei giocatori italiani dice di aver saltato il lavoro per giocare ai videogiochi e ben il 41%, sempre degli italiani, ha rinunciato a uscire con gli amici o andare a un appuntamento per continuare a giocare. Quasi la metà (42,6%) dei giocatori italiani riferiscono di aver perso ore di sonno, mentre il 17,4% dichiara di non essersi fatto la doccia e il 20,6% di aver saltato i pasti. E c’è un dato che riguarda anche il lavoro: il 12,7% degli italiani dichiara di giocare al lavoro almeno una volta al mese, dei quali il 4,1% su base giornaliera.

Se non gioco, guardo

Un altro dato singolare è che, anche quando non giocano direttamente, molti gamer guardano altri che giocano online. A livello globale, quasi il 60% dei giocatori guarda altre persone giocare online ogni settimana, con il 10% che assiste ai match per più di sette ore. I gamer più giovani preferiscono guardare altri giocare online piuttosto che seguire sport tradizionali in TV, in particolare i giocatori di età compresa tra 18 e 25 anni trascorrono quasi quattro ore alla settimana a guardare videogiochi online, il 77% in più rispetto al tempo che trascorrono guardando trasmissioni sportive tradizionali.

Obiettivo: il professionismo

Il gaming on line è per molti anche un ambizione e un obiettivo professionale.Tra i gamers, aumentano le loro aspirazioni per poter diventare dei giocatori professionisti: il 36% dei giocatori a livello globale lascerebbe il proprio lavoro per diventare un professionista, se potesse mantenersi come gamer professionista (un aumento dell’11% rispetto all’anno scorso) una percentuale di italiani pari al 41%. I giocatori maschi più giovani (da 18 a 35 anni) sono i più interessati alle carriere nel settore degli e-Sport, con più della metà (56%) che indica di voler diventare un giocatore professionista

Studio Franco Guerrieri: tradizione ed innovazione

Lo studio Franco Guerrieri opera nel settore della compravendita di immobili di prestigio Monza da oltre un ventennio e rappresenta nel mercato brianzolo una realtà solida ed affermata.

Lo studio offre servizi di mediazione trasparenti ed efficaci garantendo la possibilità, tanto agli acquirenti quanto ai rivenditori, di condurre trattative effettivamente vantaggiose e comunque sempre vicine all’interesse del cliente. Si tratta quindi di un servizio a 360 gradi che non termina semplicemente con la chiusura dell’affare ma può anche estendersi ad eventuali lavori di progettazione o ristrutturazione, ad esempio.

Il quid in più però arriva dall’eccezionale vetrina online che il sito ufficiale offre, dicendo quindi di sì all’innovazione e alla possibilità di scoprire in anticipo tantissime peculiarità degli immobili presenti nel database. Il sito francoguerrieri.it offre infatti la possibilità di visionare un gran numero di soluzioni abitative, nonché di richiedere supporto tecnico e legale in qualsiasi momento. Una gran bella comodità, non c’è che dire!

Gli immobili

Gli immobili in vendita sono perlopiù situati, come accennato, in una precisa area della Lombardia, quella della Brianza. In particolar modo lo studio Franco Guerrieri propone strutture di una certa rilevanza architettonica, di pregio paesaggistico e di importanza storica (molte sono le ville o le cascine di antica fattura) oppure ancora di indiscusso valore commerciale.

Si tratta insomma di una gestione il cui target è individuabile in una  fetta abbastanza elitaria del mercato, scelta che, come dimostra la solidità dell’azienda, ha dato i suoi frutti.

La politica aziendale

La politica aziendale adottata dall’agenzia è quella di garantire sempre la massima accuratezza e trasparenza in tutte le fasi del servizio. Tutti gli immobili trattati vengono accuratamente selezionati da uno staff tecnico, valutati a dovere e descritti al cliente in tutti i loro pregi ed i loro difetti.  Le trattative poi vengono sempre condotte con estrema discrezionalità e con il sussidio di esperti del mondo dell’edilizia, del design e della legge.

Come scegliere il manager giusto. I consigli dell’head hunter alle aziende

La scelta del manager giusto non è sempre facile. A volte sul CV i candidati presentano tutte le competenze e le doti necessarie, ad esempio, capacità decisionale, carisma, senso pratico, abilità relazionali e leadership. Ma poi, alla prova dei fatti, si rivelano poco adatti per la gestione di una determinata area aziendale. Oppure, si rivelano troppo concentrati sulla propria carriera, al punto da mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi aziendali pur di mantenere i privilegi acquisiti.

Quali sono quindi gli aspetti da considerare nel delicato processo di selezione?

Il manager perfetto deve essere creativo, generoso, e autocritico

“Le aziende hanno visioni totalmente diverse circa il manager perfetto. C’è chi pensa che questo professionista debba essere un visionario, un creativo – risponde Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di ricerca e selezione del personale – mentre secondo altri il manager ideale è stabile, profondamente maturo e anche noioso”. “La ragione, come spesso accade, sta nel mezzo. Di certo un buon manager deve avere una buona dose di creatività, deve essere un gran comunicatore, deve avere carisma, ma deve anche essere obiettivo, trasparente e soprattutto affidabile e generoso”, afferma Adami. Ma non è tutto: il manager ideale non deve mai considerarsi “arrivato”, deve continuare invece ad aggiornarsi ed è capace di essere autocritico.

Le hard skills non bastano

Per selezionare il manager perfetto, quindi, non è sufficiente individuare una lista di competenze tecniche. Come conferma l’head hunter, “le hard skills non bastano. Oltre a conoscere in modo approfondito il lavoro del proprio futuro, il candidato ideale è quello che si mostra in grado di formare e di motivare il proprio team, nonché di assumersi la responsabilità dell’intera sezione aziendale”.

Non sono, però, solamente le imprese a scegliere i manager giusti. Sono infatti anche quest’ultimi, molto spesso, a valutare le offerte delle aziende interessate.

Cosa cerca un professionista talentuoso in un’azienda?

Cosa cerca un manager talentuoso in una nuova azienda? “Non tutti i manager, va detto, cercano le medesime cose”, sottolinea Adami. Un manager giovane, ad esempio, sarà soprattutto alla ricerca di possibilità di carriera, mentre una figura senior avrà altre motivazioni.

Cosa può fare quindi un’azienda se vuole attirare i migliori professionisti sul mercato?

Innanzitutto deve lavorare seriamente sul proprio employer branding, quindi sulla propria reputazione di datore di lavoro, così da “guadagnare punti” nei confronti dei competitors. A contare, poi, non è solamente il salario. “Soprattutto per le nuove generazioni di manager – aggiunge Adami – lo stipendio diventa un elemento secondario, oscurato da altri fattori primari come l’autonomia decisionale, la possibilità di carriera, e i benefit collaterali”.

L’uso smart dei big data è sempre più cruciale per le imprese

L’utilizzo smart dei dati è un fattore vincente anche per le aziende tradizionali, quelle cioè non legate al digitale o all’e-commerce, e rappresenta un vantaggio delle medie imprese su quelle più grandi. Un uso smart dei big data risulta quindi dirompente per le aziende, perché può ribaltare i rapporti di forza sul mercato, e consentire ad alcune piccole imprese di compiere una rapida espansione.

Lo evidenzia una ricerca condotta su 1.266 dirigenti intervistati da AstraRicerche per Manageritalia. Più della metà delle aziende intervistate utilizza infatti i dati per gestire le relazioni con i clienti (il 69,5% ha un Crm), e per dialogare con fornitori e clienti (55,5%). Poco più di un terzo (37,2%) utilizza un sistema di Big Data Analisys, mentre il 44,8% si avvale di un sistema di e-commerce (completo 19,4% o parziale 25,4%).

Una cultura diffusa di gestione e utilizzo dei dati

Secondo i manager intervistati le aziende data driven saranno molto più numerose nei prossimi tre anni (84,7%), e quelle del terziario (90,8%) trarranno dall’uso smart dei dati importanti vantaggi competitivi più delle aziende dell’industria (82,3%). La quasi totalità (89%), poi, pensa che per valorizzare e utilizzare davvero i dati in modo intelligente, profondo e diffuso, sia necessario riuscire a “far lavorare” in quest’ottica anche chi non è specialista. Per i manager serve quindi una cultura diffusa di gestione e utilizzo dei dati (93,8%), che sia determinata soprattutto da un cambiamento favorito e spinto dall’alto (87,9%).

Utilizzare i dati in modo più efficace investendo meno di quanto si pensa

Se tutti devono lavorare “intelligentemente” con i dati, riporta Adnkronos, tra le aree funzionali più coinvolte rientrano vendite e commerciale, marketing e comunicazione, produzione e logistica, e direzione generale. Seguono acquisti, finanza/amministrazione e Hr.

Molte aziende potrebbero però utilizzare i dati in modo molto più efficace, investendo molto meno di quanto pensino (83%). E potrebbero ottenere grandi vantaggi competitivi grazie a un uso più smart dei dati a disposizione (70,4%). Inoltre gli intervistati negano che l’utilizzo dei dati sia fondamentale solo per le aziende che hanno una componente online molto rilevante (55,1%).

“Sviluppare competenze diffuse, in ogni funzione aziendale, a ogni livello”

Dall’indagine emerge quindi “la forte sensibilità del management allo sviluppo di processi data driven, una visione coerente delle priorità e il rigetto di alcuni luoghi comuni – afferma Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia.-. La domanda di competenze specialistiche è elevata, ma è ancora più importante sviluppare competenze diffuse, in ogni funzione aziendale, a ogni livello. Non illudiamoci –  continua Mantovani – di ottenere risultati con interventi veloci e limitati o con investimenti dettati solo da incentivi fiscali”. Al contrario, si tratta di azioni realizzabili con la presenza di manager focalizzati sullo sviluppo e dotati di risorse adeguate agli obiettivi.

Lombardia, obiettivo valorizzare i piccoli borghi

Valorizzare e promuovere il territorio lombardo e le sue risorse, ma soprattutto i borghi più piccoli, quelli meno noti come mete turistiche, ma ricchi di storia e di cultura artigianale. E sicuramente meno affollati e caotici delle città. Questo l’obiettivo turistico della Lombardia per il 2019, trasformare i suoi piccoli borghi in mete turistiche.

Lo ha spiegato l’assessore regionale al Turismo, marketing territoriale e Moda, Lara Magoni, tracciando il bilancio del 2018. “Il mio obiettivo – scrive l’assessore in una nota – è poter dare maggiore risalto alle destinazioni minori della Lombardia, e l’ultima delibera approvata dalla Giunta Regionale per il bando Viaggio #inLombardia va proprio in questa direzione”.

Piccole meraviglie della Regione custodi del saper fare artigiano

Puntare quindi su “i nostri splendidi borghi, vere e proprie meraviglie della nostra Regione, incastonati nelle nostre splendide montagne, affacciati sulle acque cristalline dei nostri laghi o semplicemente immersi nel verde delle nostre pianure”, aggiunge Magoni. Perché promuovere i borghi e i territori minori per la Lombardia è un obiettivo strategico. “Oltre a offrire ai visitatori nuove destinazioni di viaggio, certamente meno caotiche e talvolta più suggestive, possiamo permettere a tutti i custodi del saper fare artigiano di essere conosciuti e valorizzati – sottolinea Magoni – . In fondo, non sono proprio gli artigiani i nostri piccoli grandi maestri del design e della moda?”

Promuovere idee e iniziative volte a migliorare i comparti strategici

Imprese e botteghe familiari spesso si nascondono nei piccoli paesi, realtà “che di generazione in generazione si tramandano mestieri che, ancora oggi, sono alla base della creatività italiana e lombarda”, continua Magoni. Insomma, il Made in Italy che da sempre ci contraddistingue nel mondo. Per questo motivo è necessario promuovere tutte le iniziative e le idee volte ad apportare miglioramenti e benefici a comparti strategici quali moda, design e turismo. “A gennaio ripartirò da Mantova – afferma ancora Magoni – e proprio in questa occasione, riprenderò le mie visite istituzionali sul territorio lombardo con lo scopo di ascoltare le istanze dei territori.

“Continuare a incrementare il numero di visitatori”

Secondo l’assessore, poi, è di fondamentale importanza per Regione Lombardia “essere presenti in modo capillare su tutto il territorio italiano ed estero per continuare a incrementare il numero di visitatori che scelgono la nostra Regione, non solo per il suo Patrimonio artistico e culturale, non a caso siamo la Regione italiana che vanta più siti UNESCO, ma anche per le iniziative sempre più significative che vengono proposte all’interno del nostro territorio”.

L’offerta di eventi infatti attira un numero “sempre maggiore di visitatori provenienti da ogni angolo dello Stivale e del pianeta – aggiunge Magoni – per questo, uscire dai confini lombardi per promuovere le nostre iniziative non può che essere la strada vincente”.

Trattamento dei dati personali per le aziende: quali novità?

Il nuovo regolamento europeo sulla privacy entrato in vigore il 25 Maggio 2018 ha introdotto importanti novità circa il trattamento dei dati personali per enti e aziende che si trovano all’interno dell’Unione Europea, ed in particolar modo per quanto riguarda clienti, fornitori e dipendenti, nell’ottica di tutelare i dati dei soggetti interessati. Tutte le aziende che dunque, a qualsiasi titolo, trattano i suddetti dati, a partire dal 25 Maggio 2018 sono chiamate ad intraprendere obbligatoriamente una serie di azioni. Tra queste vi è la nomina di figure responsabili che avranno il compito di gestire tali dati, determinando anche i mezzi con i quali questi verranno gestiti e conservati. La legge prevede anche l’istituzione di un apposito Registro dei Trattamenti, un documento obbligatorio per le aziende che vantano oltre 250 dipendenti, il quale deve necessariamente documentare alcune importanti informazioni.

Tra queste vi è la finalità per la quale si è deciso di trattare i dati personali (ad esempio gestione dei dipendenti o clienti, o finalità di marketing), il tipo e la categoria di dati che vengono raccolti, i soggetti cui i dati raccolti saranno comunicati ed il periodo di tempo prima del quale i dati raccolti verranno eliminati. La legge prevede inoltre che vengano analizzati i rischi che possono presentarsi quando si gestiscono dati personali e le misure di prevenzione atte ad evitare che questi possano essere sottratti. È importante adeguarsi alla nuova normativa anche in considerazione del fatto che sono gli utenti stessi a chiedere che i loro dati vengano trattati adeguatamente, ed è bene per questo richiedere una specifica consulenza privacy per acquisire le conoscenze necessarie che servono a trattare i dati personali esattamente così come previsto dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, così da scongiurare anche qualsiasi possibilità di incappare in una delle sanzioni amministrative pecuniarie previste.