Controversie commerciali ed emergenza Covid-19, l’aiuto della Camera di commercio

La situazione di emergenza generata dal Covid-19 può impedire alle imprese l’assolvimento degli obblighi contrattuali con i clienti esteri. E se le imprese non riescono a rispettare i contratti la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi le aiuta. Su richiesta dell’impresa è infatti disponibile presso la Camera di commercio l’attestazione di sussistenza di cause di forza maggiore per la situazione straordinaria e imprevedibile dell’emergenza Coronavirus. Questa è da utilizzare nei rapporti commerciali con l’estero in tutti i casi in cui tale situazione non permetta l’assolvimento degli obblighi contrattuali assunti, e la possibile conseguente richiesta di danni o penali da parte della controparte. Si tratta di una dichiarazione in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia, conseguente alle restrizioni imposte dalla legge per contenere l’epidemia.

Un’iniziativa voluta dal MISE e attuata dalle Camere di commercio

L’iniziativa è voluta dal MISE è attuata dalle Camere di commercio. Pertanto, nella dichiarazione si afferma che l’emergenza sanitaria e le disposizioni legislative hanno causato la dislocazione degli scambi, limitato il movimento interno della forza lavoro e causato chiusure o riorganizzazioni delle fabbriche.

Si riporta quindi la dichiarazione dell’impresa, che in relazione alle restrizioni imposte e allo stato di emergenza in corso, non è stata in grado di adempiere agli obblighi contrattuali precedentemente assunti, a causa di motivi imprevedibili indipendenti dalla volontà e dalle capacità dell’azienda.

È attiva la modalità di trasmissione digitale

La dichiarazione può essere trasmessa telematicamente all’impresa richiedente o ritirata allo sportello, ma la ricezione telematica è consigliata in quanto particolarmente adeguata alla situazione di emergenza sanitaria. Le procedure sono scaricabili dal sito della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. A ulteriore supporto, la Camera Arbitrale di Milano, società interamente partecipata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, propone uno specifico strumento per le controversie con fornitori di altri Paesi, la Fast Track Mediation. Si tratta di un servizio di mediazione diverso da quello obbligatorio, caratterizzato da estrema informalità e velocità, in modo da adattarsi in modo flessibile alle esigenze delle parti coinvolte in una controversia.

Il dialogo e la cooperazione ora sono più che mai necessari

Questo servizio è utile per risolvere le eventuali controversie, soprattutto dove

vi siano questioni giuridiche legate al rispetto dei contratti, o qualora sia difficile risalire alle responsabilità. Ma anche nel caso in cui le parti, oppresse dalla crisi economica, vogliano chiedere la revisione degli accordi commerciali.

Il dialogo e la cooperazione, tipici della mediazione, sono ora più che mai necessari, perché preservano il tessuto economico nel suo complesso e aiutano a mantenere buoni i rapporti fra le parti. Un aspetto da non sottovalutare in vista della auspicata ripartenza dell’economia.

Navigare sicuri tra shopping online, streaming e fake news: i consigli degli esperti

Di colpo, ci siamo ritrovati tutti a casa: meno male che c’è la rete, compagna e alleata preziosa per fare la spesa o per altri acquisti, per divertirsi un po’ e informarsi su ciò che accade in Italia e nel mondo. E’ sotto gli occhi di tutti quanto le misure adottate per arginare la diffusione del virus abbiano contribuito a un forte aumento dell’uso dei canali digitali per attività come lo shopping, la socializzazione e l’intrattenimento. Questo incremento potrebbe dimostrarsi proficuo anche per i criminali informatici che, approfittando della situazione, potrebbero prendere di mira gli utenti alla ricerca di offerte. Un altro fattore di rischio risiede nella proliferazione delle fake news che, come spesso accade, sono in grado di confondere gli utenti e indurli a fare scelte errate. A questo proposito, Kaspersky ha stilato delle linee guida per proteggersi durante la navigazione online.

Servizi di streaming

Nelle ultime settimane i consumi di servizi di streaming hanno registrato incrementi importanti. Ma, proprio per l’eccesso di domanda e i possibili rallentamenti delle piattaforme, gli utenti potrebbero essere spinti a cercare strade alternative per avere accesso ai contenuti. Un comportamento che invece potrebbe esporre i gli utenti agli attacchi dei cybercriminali.  Gli esperti, a questo proposito, invitano a utilizzare solo fonti affidabili, ovvero servizi per i quali è stato sottoscritto un abbonamento, evitando fonti non verificate. Controllare sempre il formato dell’URL o l’ortografia del nome dell’azienda prima di effettuare qualunque download. I finti siti web possono sembrare apparentemente identici, ecco perché bisogna essere attenti alle irregolarità per distinguerli da quelli veri. Occorre poi prestare attenzione all’estensione del file scaricato (una serie televisiva non sarà mai in formato .exe)  e proteggere i dispositivi utilizzati per lo streaming e aggiornare all’ultima versione il sistema operativo e le applicazioni. Per ciò che riguarda i pagamenti, è meglio non memorizzare sul sito di streaming i dettagli della carta e creare per ogni account una password complessa e dedicata.

Troppo bello per essere vero

Quando sui siti di shopping online appaiono offerte che sembrano troppo belle per essere vere, probabilmente è proprio così e si tratta di truffe. I criminali informatici approfittano di questi momenti di debolezza, o in cui si cerca tutti una tipologia di prodotto, per abbindolare le persone con la promessa di offerte imperdibili. Come prevedibile, queste proposte sono fraudolente. Ancora, è meglio non cliccare sui link presenti all’interno delle email ma digitare manualmente l’URL nel browser per accertarsi dell’autenticità dell’offerta. quando si arriva al check-out, verificare la presenza del segno del lucchetto (HTTPS) nella barra degli indirizzi al momento del pagamento e, sempre a questo proposito, meglio utilizzare una carta di credito, piuttosto che una carta di debito. Infine, non salvare i dati della propria credit card e impostare una password diversa per ogni account online.

Fidarsi solo di fonti affidabili

In questi giorni abbiamo visto, di nuovo, un proliferare di fake news relative sia a consigli sanitari sia a medicinali alternativi. Si tratta di informazioni pericolose che vengono veicolate anche attraverso WhatsApp e social network. In questi casi, conviene fidarsi solo di fonti affidabili e verificate e, soprattutto, ricordarsi di non condividere notizie di dubbia provenienza: si genererebbe ulteriore preoccupazione e caos.

Flessibilità produttiva 4.0, il driver di successo per le Pmi top

Per l’84,4% delle Pmi più performanti, ovvero quelle che hanno una redditività di due o tre volte superiore alla media, la flessibilità produttiva su richiesta del cliente è indicata come il driver fondamentale del successo. Un’offerta su misura dei clienti è quindi il segreto anche per le piccole e medie imprese italiane più forti e innovative, le Pmi Top, e non solo per le generazioni di maestri artigiani che da sempre hanno la capacità di offrire al cliente un prodotto assolutamente su misura e su richiesta. Un altro elemento di competitività però è la capacità di realizzare prodotti unici e distintivi, segnalato dal 58,1% delle Pmi Top, e un’ulteriore condizione per il successo è lo sviluppo di un’offerta più ampia rispetto alla concorrenza, indicata dal 45% delle imprese più redditizie.

L’innovazione tecnologica è l’asso nella manica

Lo ha scoperto un’indagine sul campo Fattore I di Banca Ifis insieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari e al Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Padova. Secondo l’indagine è proprio l’innovazione tecnologica l’asso nella manica che consente alle Pmi Top di poter fornire un’offerta più ampia e variegata. Il 60% delle Pmi più performanti ha infatti già investito in almeno una tecnologia 4.0, come la robotica collaborativa, contro il 44% delle Pmi “medie”. La presenza online, invece, è oggi imprescindibile per quasi tutte le imprese, tanto che il 92,5% del campione totale ha un sito web, e il 57% è attivo sui social network, riferisce Ansa.

Erp, Crm ed Scm, la scommessa delle realtà di eccellenza

Le realtà di eccellenza, però, fanno un passo ulteriore, e scommettono su tre strumenti tecnologici più di quanto facciano le imprese medie. In particolare, si tratta dei programmi per la pianificazione delle risorse d’impresa Erp (indicati dal 59% delle imprese top), gli strumenti per la gestione dei rapporti con la clientela (Crm, Customer relationship management, indicati dal 54%) e quelli per la gestione delle forniture (Scm, Supply chain management, indicati dal 16,1% delle Pmi Top).

Gli ostacoli delle imprese medie all’adozione delle nuove tecnologie

La ricerca Fattore I approfondisce anche il motivo per cui le imprese medie trovano ostacoli all’adozione di tecnologie 4.0, e individua il nodo principale nella difficoltà di trovare figure professionali adeguate a gestire la trasformazione tecnologica. Un fattore, questo, indicato dal  44,8% delle imprese medie. La lunghezza dei tempi di implementazione è invece l’ostacolo principale per il 33,3% delle stesse. In questo contesto, il 40,1% delle Pmi si dichiara interessato a investire solo se saranno disponibili ancora gli incentivi alla digitalizzazione delle imprese. Al contrario, per chi ha già iniziato un percorso di innovazione, gli incentivi pubblici non sono ulteriormente determinanti. Un altro aspetto che emerge dallo studio è che, tra le imprese top il prezzo non è considerato come un elemento di competitività, e solo il 13,1% lo considera come un punto di forza per competere.

Gennaio, migliora il clima di fiducia dei consumatori, non quello delle imprese

L’inizio del nuovo anno corrisponde sempre a un momento di bilanci ma soprattutto di aspettative per i 12 mesi che ancora devono arrivare. In questo scenario, non fa eccezione il cosiddetto “clima di fiducia” che consumatori e imprese nutrono nei confronti del presente e dell’immediato futuro. Come di consueto, l’Istat ha “misurato” questo indice di positività confrontandolo con quelle registrato a dicembre 2019. Il dato più rilevante è certamente la divergenza nell’andamento del clima di fiducia tra imprese (in peggioramento) e consumatori (in miglioramento). Per quanto riguarda le imprese, l’indice composito del clima di fiducia diminuisce, riportandosi sul livello dello scorso novembre, sintesi di un miglioramento nell’industria e di un peggioramento nei servizi e nel commercio al dettaglio. Per i consumatori, il clima di fiducia recupera completamente la flessione registrata a novembre 2019 riportandosi sul livello dello scorso ottobre. L’aumento è dovuto ad un diffuso miglioramento di tutte le componenti.

La valutazione dei consumatori

A gennaio 2020 l’Istat rileva un miglioramento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,8 a 111,8). Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori mostrano una tendenza al rialzo: il clima economico registra un incremento da 120,9 a 123,8, il clima personale cresce da 106,8 a 108,4, il clima corrente aumenta da 108,8 a 110,7 e quello futuro passa da 112,3 a 114,7.

E quella dell’industria

Diverso il discorso nelle imprese, dove a gennaio 2020 l’indice composito del clima di fiducia registra un calo (da 100,7 a 99,2). Con riferimento alle imprese, nell’industria si registra un complessivo miglioramento mentre per i servizi emergono segnali di incertezza. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice aumenta da 99,3 a 99,9 e cresce in modo deciso nelle costruzioni (da 140,1 a 142,7); nei servizi la fiducia diminuisce (l’indice passa da 102,2 a 99,5), così come nel commercio al dettaglio, dove l’indice cala da 110,6 a 106,6.

Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative di produzione mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo. Nelle costruzioni, l’evoluzione positiva dell’indice è trainata dal miglioramento delle attese sull’occupazione.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio il calo dell’indice riflette una dinamica negativa di tutte le componenti. In quest’ultimo comparto, si assiste ad un diffuso peggioramento dei giudizi sulle vendite in entrambi i circuiti distributivi analizzati (grande distribuzione e distribuzione tradizionale) mentre le relative aspettative sono in calo solo nella grande distribuzione.

I trend dell’e-commerce per il 2020

L’e-commerce è sempre più redditizio, e secondo i dati di Statista, la piattaforma per la fornitura di dati sul commercio elettronico, nel 2019 il valore totale delle vendite online ha superato i 3400 miliardi di dollari. Ma se è importante sperimentare le novità, i primi obiettivi da perseguire per i siti web dei negozi devono essere la chiarezza e la verifica dei contenuti.

“Viviamo nell’era della misinformation, ossia il momento storico in cui è facile diffondere informazioni non precise o false – spiega Anastasia Sfregola, sales director per il mercato italiano di Kooomo, piattaforma e-commerce internazionale -. Se aumenta la credibilità del negozio –  continua l’esperta – è molto probabile che si verifichi un aumento naturale delle vendite”.

Acquistare tramite messaggi vocali, Instagram e Facebook

E per il nuovo anno già si parla di tendenze in grado di garantire nuove esperienze di acquisto. Il primo trend sarà quello di acquistare tramite messaggi vocali. Lo shopping vocale è infatti già esploso negli Stati Uniti, e continuerà a crescere nei prossimi anni. Con questa nuova modalità di acquisto si potrà fare ricerca su un sito e-commerce tramite la voce, chiedendo all’assistente vocale di mostrare il prodotto in base a preferenze di colori, misure e altri dettagli. Un ruolo chiave continueranno a rivestirlo i social media, ormai evoluti anche come strumento di marketing. Instagram e Facebook sono dotati di pulsanti di acquisto diretto, che permettono ai negozi online di vendere attraverso queste piattaforme. È bene, quindi, che le aziende e-commerce elaborino strategie di social marketing, per facilitare l’acquisto attraverso la pubblicità online.

Facilitare lo shopping da mobile e personalizzare

Gli utenti non usano i dispositivi mobili solo per fare acquisti, ma anche per cercare prodotti prima di acquistarli. Sempre secondo i dati raccolti da Statista, le vendite da dispositivi mobili rappresenteranno circa il 73% di tutte le vendite dell’e-commerce alla fine del 2021. Questo dato da solo dimostra quanto sarà importante lo shopping mobile per l’e-commerce nei prossimi anni.

Inoltre, cresce il numero di aziende che si affida alle opportunità offerte dalla realtà aumentata e virtuale per la presentazione dei prodotti. Tramite la telecamera dello smartphone l’utente può collocare virtualmente provare un abito per capire come veste. Sarà importante anche proporre al consumatore quello che vuole prima ancora che lo sappia. Come? Attraverso appositi software di raccolta dati che usano l’AI e sono in grado di riconoscere immediatamente gusti e necessità del cliente, per proporre un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Più attenzione all’ambiente. Con al centro i contenuti

La sempre maggiore attenzione per la sostenibilità ambientale è un chiaro segno che i venditori online devono impegnarsi a intraprendere pratiche rispettose dell’ambiente. Le aziende possono farlo proponendo prodotti che offrano un beneficio sociale o ambientale e riducendo i rifiuti di spedizione. Utilizzando quindi materiali riciclati o biodegradabili. Al centro però restano i contenuti, e molti store online presentano ancora informazioni non del tutto corrette o addirittura sbagliate.

“Al di là dei trend, la chiarezza e la verifica dei contenuti resta ancora il primo obiettivo da perseguire – aggiunge Sfregola -. L’invito agli imprenditori è quello di investire in risorse legate alla gestione dei contenuti online e ovviamente di  conoscere la lingua dei Paesi nei quali si opera. Se si vuole internazionalizzare è necessario puntare su una traduzione precisa dei contenuti”.

Italia meta top per lusso e benessere, 11 milioni di notti in hotel 5 stelle

L’Italia è al top tra le destinazioni mondiali legate al benessere, e soprattutto al lusso. I turisti internazionali la scelgono sempre di più, anche per coronare il proprio sogno d’amore. Per i turisti stranieri i viaggi di nozze nel nostro Paese sono considerati esclusivi, e vengono preferiti a località esotiche come Maldive, Polinesia Francese e Maui. In ogni caso, il Belpaese è prima destinazione per il segmento affluent, dove risulta in testa a Francia, Sud Africa e USA. Mentre per i Millennial l’Italia batte Thailandia, Islanda e Sud Africa, e per le famiglie supera il Messico, le Hawaii e perfino Orlando, sede di Disneyworld.

Entro il 2025 i viaggi di lusso aumenteranno del +6,2%

Lo ha scoperto una ricerca diffusa dall’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, secondo la quale anche la scelta della modalità di viaggio rende bene l’idea di come si stia alzando la quota di mercato con maggiore disponibilità economica attratta dal nostro Paese. Nel 2019 i viaggiatori in classe business provenienti dall’estero sono aumentati del +12,7%, trascorrendo, insieme ai viaggiatori italiani, oltre 11 milioni di notti in alberghi di lusso. Di questo passo, secondo le previsioni dell’Enit, l’industria del lusso non conoscerà mai crisi, ed entro il 2025 i viaggi di lusso cresceranno più velocemente rispetto a qualsiasi altro tipo di viaggio. In particolare, del +6,2%, più di un terzo rispetto al totale dei viaggi, che cresceranno del +4,8%.

Cresce la spesa internazionale extra Ue per lo shopping

Nel primo semestre 2019 sul 2018 anche la spesa internazionale extra Ue per lo shopping in Italia segue un trend di crescita. E il volume degli acquisti effettuati nei fashion store di prestigio del Belpaese è pari a +7%, con uno scontrino medio intorno agli 800 euro. Cresce anche l’attrattività dell’Italia turistica sul mercato francese, riporta Ansa. Nel primo semestre 2019 sul 2018 gli arrivi aeroportuali dalla Francia sono aumentati del +4,2 nell’ultimo trimestre 2019. Sono 6 milioni i viaggiatori e 17,8 milioni i pernottamenti, per oltre 1,8 miliardi di euro di spesa turistica, cresciuta del 7,0%.

Il futuro è dei viaggi che migliorano il benessere del viaggiatore

Il futuro quindi è dei viaggi che migliorano il benessere fisico, mentale e sociale del viaggiatore. E i brand di viaggio oggi offrono soluzioni a 360° che promettono al turista di tornare rigenerato alla vita di tutti i giorni. Quest’anno poi è l’Anno della salute, almeno secondo l’Iltm, l’International Luxury Travel Market, che si è tenuto a Cannes dal 2 al 5 dicembre. Un evento globale dedicato proprio all’industria dei viaggi di lusso, durante il quale si è riunita una comunità di esperti del wellness insieme ai protagonisti del settore travel.

Buoni pasto, cartacei o elettronici? La Legge di Bilancio favorisce i secondi

La Legge di Bilancio 2020 introduce novità nella normativa di riferimento dei buoni pasto. Fissando i limiti giornalieri a 4 euro per quelli cartacei favorisce quelli elettronici, aprendo la strada a una maggiore tracciabilità anche sul fronte del welfare aziendale. Il DDL, presentato in Senato il 2 novembre dal ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, introduce una novità sugli importi complessivi giornalieri che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, e interviene sulla normativa di riferimento, l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Se il testo sarà così approvato, le nuove soglie entreranno in vigore dal 1° gennaio 2020.

Modificati i limiti del valore massimo giornaliero per non “formare” reddito

I buoni pasto sono titoli di pagamento che possono essere utilizzati per acquistare pasti o prodotti alimentari, hanno un valore prestabilito, sono nominativi e devono essere utilizzati solo da titolare. Possono essere cartacei, che al momento dell’utilizzo devono essere datati e sottoscritti dal lavoratore, o elettronici, che non richiedono alcuna firma da parte del titolare, perché le informazioni necessarie sono digitalizzate grazie a un numero e un codice identificativo. I buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente entro un valore massimo giornaliero stabilito dall’articolo 51 del TUIR. Le novità della Legge di Bilancio 2020 intervengono sulla normativa, e modificano i limiti. Per i buoni pasto elettronici la soglia passa da 7 a 8 euro, e per quelli cartacei scende da 5,29 a 4 euro.

Anche il welfare va verso la tracciabilità

Le regole stabilite dal Decreto Ministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico numero 122 del 7 giugno 2017 definiscono i buoni pasto come non “cedibili, non cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro” e “utilizzabili solo dal titolare”. Le novità della Legge di Bilancio 2020 riscrivono la normativa in modo tale da favorire l’utilizzo dei buoni pasto elettronici. Anche sul fronte del welfare aziendale, quindi, si va nella direzione di una maggiore tracciabilità del sistema. Non è una caso che l’articolo 83 sia inserito nel Titolo III del DDL presentato al Senato, Economia e Fisco Digitale.

Portare il valore dei buoni cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo

Portare il valore dei buoni pasto cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo, diffuso, secondo le stime inserite nella relazione tecnica, ancora per il 50%. L’obiettivo è quello di spingere i datori di lavoro e i lavoratori ad affidarsi a una modalità, quella digitale, che si presta con più difficoltà a una strumentalizzazione negativa. L’intervento sulle soglie massime dei buoni pasto chiude un cerchio di interventi inseriti nel Decreto Fiscale e nella Legge di Bilancio 2020, che portano il sistema dei pagamenti su un piano sempre più digitale e tracciabile.

 

Nel 2020 viaggiare sarà slow, ecosostenibile e tecnologico

Il 2020 sarà un anno di viaggi all’insegna della scoperta, della lentezza e del senso di responsabilità verso i luoghi visitati e le persone che li abitano. Aumenteranno i viaggi verso mete meno note, e oltre la metà (54%) dei viaggiatori a livello mondiale vuole fare la sua parte per contrastare il fenomeno dell’overtourism, mentre il 51% sceglierebbe una meta meno nota per avere un minore impatto ambientale. Nel nuovo anno poi il cibo giocherà un ruolo fondamentale nel decidere quale meta visitare, e assisteremo a una vera e propria corsa alla prenotazione per i ristoranti migliori. E se il termine “pensione” orami è sinonimo di viaggi avventurosi, circa un quinto (19%) di chi ha lasciato il lavoro pensa di prendersi un anno sabbatico per viaggiare.

Nuove applicazioni basate sull’AI

Booking.com ha identificato i trend di viaggio per il nuovo anno, e in base a una ricerca condotta su oltre 22.000 viaggiatori provenienti da 29 mercati diversi ha scoperto che nel 2020 affideremo alla tecnologia aspetti chiave del processo decisionale dei nostri viaggi. Il 2020 vedrà quindi il debutto di nuove applicazioni basate sull’AI in grado di offrire consigli personalizzati su mete da visitare, posti dove soggiornare e cose da fare. Il 59% dei viaggiatori conta sull’effetto sorpresa che la tecnologia possa creare quando si tratta di trovare una meta di viaggio inaspettata, e il 46% userà un’app per prenotare attività in tempo reale durante un viaggio.

Turismo lento alla riscossa

Il 2020 sarà all’insegna della lentezza. Per l’anno che verrà, circa la metà dei viaggiatori (48%) ha intenzione di usare mezzi di trasporto più lenti e 6 persone su 10 (61%) sceglieranno un tragitto più lungo per gustare ancora di più il viaggio stesso. A oltre la metà dei viaggiatori (57%) non dispiace impiegare più tempo per arrivare a destinazione pur di usare un mezzo di trasporto meno comune, o che dia l’impressione di fare un tuffo nel passato (64%). Per vivere un viaggio slow verranno in aiuto diversi mezzi di trasporto, tra cui bicicletta, tram, slitte e barche.

Attività a gogò, con il pet o il nonno

Più della metà dei viaggiatori globali (54%) vuole concedersi un viaggio che offra tutte le attività e attrazioni preferite, e il 62% preferirebbe che fossero anche una vicina all’altra per risparmiare tempo. Ma il 2020 inaugurerà anche una nuova era dei viaggi pensati su misura per i pet. Il 42% di chi possiede un animale sceglierà la meta per le vacanze in base alla possibilità di portare con sé il proprio pet, e il 49% è disposto a pagare di più per soggiornare in una struttura pet friendly.

Il 2020 però vedrà anche sempre più nonni partire insieme ai nipoti per viaggi memorabili lasciando a casa la generazione intermedia. Insomma, il nuovo anno porterà vacanze intergenerazionali a base di esperienze dinamiche.

 

Come fare un selfie perfetto. Le 6 regole

Siamo sicuri di saper realizzare un selfie con lo sguardo giusto, la location accattivante, e il giusto posizionamento della camera? A volte, sembrerebbe proprio di no. Labbra a becco d’anatra, location improbabili, pose da star spopolano tra le foto profilo pubblicate sui social. Ma niente paura. Un aiuto per imparare a scattare il selfie perfetto arriva da Wiko, l’azienda francese produttrice di smartphone. Che ha stilato sei semplici regole per sapere sempre cosa fare e cosa non fare di fronte all’obiettivo.

Duck face addio, e meglio uscire dal bagno

Le espressioni facciali non sono determinate dalla cultura o dalle tradizioni locali, ma fanno parte di un linguaggio universale. E la celebre posizione delle labbra a becco d’anatra stile Zoolander per fortuna volge al suo ultimo capitolo per lasciare il posto a espressioni del volto naturali. Spazio quindi a sorrisi, espressioni di stupore o tristezza invece dell’artefatta duck face. E se è il bagno ad aggiudicarsi il primo posto tra le location preferite per i selfie ora iniziano a essere davvero tantissimi gli utenti e gli influencer che si autoritraggono con l’hashtag #bathroomselfie. Soprattutto negli eleganti bagni degli hotel con specchi incastonati in cornici illuminate. Ma siamo sicuri che sia una buona idea?

Attenzione ai gesti off limits

Chissà come avrebbero reagito James Joyce o Marcel Proust, riporta Agi, se avessero visto le loro frasi più celebri a corredo di selfie provocanti. Meglio pensare al buon gusto, e chiedere ai selfie-addicted di evitare di scomodare i grandi del passato. Sui social la consapevolezza di essere sotto gli occhi di tutti è fondamentale, eppure sono tanti gli influencer che hanno perso follower a causa di un caso di “lost in translation”, cioè incomprensioni dovute all’appartenenza a culture differenti. Prima di scattare e postare bisogna stare attenti ai gesti. Ad esempio, il classico segno delle dita V con il dorso della mano non è ben visto da inglesi e australiani, che lo considerano offensivo. Anche il semplicissimo gesto di “Ok” in Brasile e Russia assume un’accezione negativa, mentre in Francia indica una persona che vale zero.

Selfie acchiappa-like con animali, e luoghi vietati

Se il gatto si conferma il re indiscusso dei selfie su Instagram, in vacanza guadagnano like anche altri animali, come il quokka, il piccolo marsupiale che vive su un’isoletta australiana. Ci sono però animali con cui è severamente proibito farsi i selfie, sia per l’incolumità dell’animale sia dell’autore dell’autoscatto. Sembrerà assurdo, ma gli animali ancora non hanno capito cosa sia una foto e potrebbero reagire in maniera inaspettata.

La lista dei luoghi in cui, per diversi motivi, vige il divieto di scattare foto è lunga e talvolta ricca di sorprese. In molti musei l’utilizzo di smartphone e fotocamere è vietato per proteggere le opere d’arte, ma anche luoghi di culto e perfino noti parchi divertimenti hanno messo al bando l’utilizzo dei selfie-stick. Quindi è meglio prima verificare.

 

Viaggiatori della Generazione Z, ispirati da Instagram e influencer

Per la Generazione Z, Instagram è la principale fonte di ispirazione per decidere la meta della prossima vacanza, e il 45% di loro si fida dei consigli di influencer e personaggi famosi. Il 25% inoltre scatta oltre 50 foto al giorno durante la vacanza, e il 40% le condivide sui social. Lo ha scoperto una ricerca condotta da Booking.com, il sito di ricerca e prenotazione di alloggi, esperienze di viaggio e opzioni di trasporto, su un campione di 21.807 partecipanti dai 16 anni in su provenienti da 29 Paesi. Italia compresa.

Il 54% cerca sui social post e foto dedicate alle vacanze

Il 54% dei viaggiatori della Generazione Z cerca sui social post e foto dedicate ai viaggi, e il 40% va subito a dare un’occhiata al feed per trovare ispirazione, grazie agli hashtag come #travel, #ispirazione e #viaggi.

E sono le donne, il 47%, a essere più inclini a decidere il prossimo viaggio mentre scorrono le storie di Instagram, battendo il 25% della media globale e il 30% registrato tra i Millennials. Dati che non sorprendono, poiché i giovanissimi hanno avuto fin da subito accesso alla tecnologia, tanto che il 55% indica la presenza del WiFi come uno dei fattori più importanti durante il soggiorno. Una percentuale decisamente più alta rispetto il resto dei viaggiatori, a conferma che per la Gen Z la vacanza non è pensata per staccare la spina.

L’importanza delle immagini

Quando si tratta di dover decidere la destinazione, il 45% degli appartenenti alla Gen Z afferma di farsi convincere dagli influencer, con il 35% pronto a fidarsi delle loro raccomandazioni e consigli. Ma non è solo il profilo degli influencer a dover essere ricco di foto ben fatte: deve esserlo anche quello personale. Il 43% della Gen Z conferma addirittura di scegliere le destinazioni per poter fare foto spettacolari. E il 42% di caricare sempre qualche immagine sui social (contro il 35% dei viaggiatori appartenenti ad altre fasce d’età). Il 29%, inoltre, dichiara di aver scattato tra le 10 e le 30 foto al giorno durante l’ultima vacanza, e il 25% più di 50.

Non solo smartphone

L’ispirazione però non arriva solo dallo smartphone. Il 35% dei partecipanti al sondaggio ha infatti dichiarato di voler spesso visitare mete viste in serie TV o film. E il 33% continua a chiedere consigli “offline” ad amici e parenti. I social quindi non sono tutto, e la Gen Z dà molta importanza alle esperienze. Il 57% degli intervistati preferisce vivere il momento piuttosto che scattare foto da pubblicare online, considerate una sorta di bonus extra, ma non il motivo principale del viaggio. E il 50% crede che venga data troppa rilevanza all’aspetto social dei viaggi. Nonostante non si possa negare che la Gen Z sia molto presente online, allo stesso tempo sembra sapere quando è il momento di vivere esperienze offline. Oppure, è una generazione che ama la contraddizione.