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Itinerari del Pensiero

 

Aristotele e la forza dell’evidenza

 

 

Il rapporto con qualcosa di ignoto e di attraente mette in moto il pensiero. Lo abbiamo visto  leggendo qualche brano del dialogo di Cristoforo Colombo e di Gutierrez, scritto da Giacomo Leopardi nel 1824.

Oggi parleremo di una vera e propria bussola per la navigazione: la Metafisica di Aristotele (un testo composto da 14 libri e scritto nell’arco di un quarto di secolo  347-322 a. C.). Aristotele nasce a Stagira (nell’attuale Grecia centro-settentrionale) nel 383-384 a.C,  ed è sicuramente uno dei più grandi autori della storia del pensiero. Anche questa volta siamo in buona compagnia.

 

La prima scoperta di Aristotele può sembrare una banalità. È il principio di non contraddizione,che egli formula in questo modo:

 

« È impossibile che la stessa cosa, ad un tempo, appartenga e non appartenga a una medesima cosa, secondo lo stesso rispetto.[…].   È questo il più sicuro di tutti i principi».

Aristotele, Metafisica, IV, 3.

 

 

Il libro 4° della Metafisica costituisce in un certo senso una monografia dedicata al principio di non contraddizione e alla sua difesa.

Dice Aristotele che questo principio ( punto di partenza) è un assioma.

Che cos’è un assioma? E’ una proposizione primitiva, universale, necessaria, dotata di evidenza: una proposizione, cioè la cui verità non è stabilita sul fondamento di altre proposizioni.

 

Tra tutti gli assiomi il principio di non contraddizione è:

 

1.   il principio più sicuro e saldo di tutti;

2.   attorno al principio non si può cadere in errore;

3.   è il più noto.

 

 

Questo assioma, però,  non si può dimostrare, perché qualunque dimostrazione incorrerebbe in una petizione di principio: infatti qualsiasi dimostrazione presuppone la verità del principio di non contraddizione. È un punto di partenza per ogni ragionamento.

 

E’ un asserto evidente, tuttavia Aristotele si pone l’obbligo di trovare una fondazione vera ma non dimostrativa di questo principio. Come si fa?

E’ possibile che qualcuno metta in discussione la validità del principio.

 

E’ una questione delicata, perché sul principio di non contraddizione si fonda il sapere umano e la possibilità stessa di ragionare e di parlare. Ma come si fa a dimostrare una cosa EVIDENTE ?

Basta che l’avversario -e questo è il colpo di genio di Aristotele- dica qualcosa, basta fargli dire qualcosa di sensato.

 

In uno scenario che sembra quello di un dibattimento giudiziario, il  sostenitore può fare una domanda del genere all’avversario: sei d’accordo sul fatto che il sole splende, che adesso è sera, che oggi è lunedì, che non è sabato?

L’avversario può assentire e allora la discussione è finita: ha affermato il principio di non contraddizione. Oppure testardamente può negare l’evidenza,  ma nonostante tutto ha affermato il principio di non contraddizione, perché ha detto no e non il suo contrario. Ha affermato il principio, che oltretutto si afferma anche praticamente nella vita di tutti i giorni, perché andare al cinema e non andarci non è la stessa cosa, andare a lavoro o non andarci non è la stessa cosa.

 

Il presentare questa confutazione come un dibattimento giudiziario ha il vantaggio di mettere in risalto il carattere pubblico che caratterizza il sapere filosofico. E quindi vale a mettere in luce il fatto che il dominio di questo sapere è estraneo a qualsiasi aspetto di segretezza, non è un sapere per iniziati.

 

Un assioma, quello del principio di non contraddizione, che sembra banale, ma non è scontato. Non è una questione sciocca, perché il trascurare questo aspetto può portare a gravi conseguenze. Ma che uso facciamo del principio di non contraddizione? Questo è già più interessante.

 

 

LA PUBBLICITÁ

 

Se leggiamo un volantino pubblicitario, troveremo applicato il principio di non contraddizione e tutte le categorie aristoteliche, che sono i modi in cui la realtà ci si presenta. Esse sono: la sostanza (Che cos’è?  es. un uomo), la qualità (es. intelligente), la quantità (es. alto o basso), la relazione (es. vicino o lontano), agire e subire (cosa sta facendo?), il luogo (dove si trova?), il tempo (quando?). A queste otto Aristotele aggiunge talvolta l’avere e il giacere (in che situazione si trova?). Le categorie sono un approfondimento della prima evidenza.

Adesso vi mostro una descrizione corretta e dettagliata di un vino abruzzese. Una descrizione sicuramente vera (corrisponde a quello che la realtà è). Quindi parleremo di segnali stradali e di codici.

 

 

UNA DESCRIZIONE

 

MONTEPULCIANO D'ABRUZZO ROSSO

 

Caratteristiche del MONTEPULCIANO D'ABRUZZO ROSSO DOC

Colore: ROSSO

Regione: ABRUZZO Gradazione alcolica complessiva minima: 11,5% Acidità totale minima: 5 per mille Estratto secco netto minimo: 18 per mille Caratteristiche: Tranquillo, Secco Colore: rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee con tendenza all'arancione con l'invecchiamento. Odore: vinoso, tenue, gradevole. Sapore: asciutto, morbido, sapido, leggermente tannico.

 

Vitigno di base: MONTEPULCIANO

 

Caratteristiche del vitigno: Uva a bacca nera . Vite vigorosa piantata in gran parte nell'Italia centrale, diffusa soprattutto in Abruzzo , dove dà vita all' eccellente Montepulciano d' Abruzzo , e nelle Marche , dove è una componente importante di rossi quali il Rosso Conero e il Rosso Piceno . E' coltivata anche in Molise e in Puglia . Matura troppo tardi per essere adottata più a Nord , può produrre quantità costanti di uve mature di colore profondo, molto apprezzate , con un buon livello di alcol e di estratto . E' chiamata anche Cordisco, Morellone, Primaticcio e Uva Abruzzi .

 

 

UNA SEGNALAZIONE

 

Ci mettiamo in automobile e vediamo in lontananza (relazione) un cartello circolare (qualità), alto  1 metro e 50 (quantità). Si tratta di un segnale di divieto di sorpasso ( Che cos’è ), che  vieta (Agisce) di sorpassare sulla strada che porta da Chieti a Pescara (Dove) oggi pomeriggio (Quando).

 

 

UN CODICE

 

Come si costruisce un codice, ad esempio un codice civile o un codice penale? Il fondamento è che gli atti non sono tutti uguali (l’abbiamo visto nella confutazione fatta da Aristotele). Ad alcuni atti, se accertati, faranno seguito delle sanzioni. E così ci sono i giudici, gli avvocati, i pubblici ministeri, ecc. Su cosa si fonda tutto questo? Su quella banalità che si chiama Principio di non contraddizione.

 

Il fatto che ci sia un principio non toglie la creatività e l’innovazione.

 

A questo punto ci chiediamo: che cos’è la realtà? Sembrerebbe essere fatta di OGGETTI (il segnale di divieto di sorpasso,la bottiglia di vino), di INDIVIDUI (che agiscono in un certo modo), che hanno determinati aspetti e che possono essere conosciuti. Tutto qui? Non ci siamo dimenticati di niente? Non abbiamo saltato qualche cosa?

Se la realtà è qualche cosa da CONOSCERE, allora sembrerebbe esserci posto per i conoscitori, per gli studiosi, quelli che conoscono le singole realtà non solo in maniera superficiale, ma in maniera approfondita. Gli specialisti. I dilettanti e i principianti sembrano essere esclusi da questo pensiero, ma non è così.

 

Nel salutarci, chiudiamo con una domanda: ma Aristotele che non era un giudice, non era un vigile,  che lavoro faceva? Era un contemplativo, ma non era uno studioso.

 

 

 

Il prossimo itinerario del pensiero sarà sempre su Aristotele e avrà come titolo: L’attrattiva della conoscenza.

Nella rubrica “Diario di viaggio” troverete il precedente itinerario dal titolo: La domanda di Leopardi.

 

 

Termoli, 14/06/2004                                  prof. Mauro Piemontese