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Cosa fare per mettere in sicurezza la porta di casa

A tutti noi sarà capitato di venire a conoscenza di furti con scasso verificati all’interno di abitazioni private, anche proprio lungo la strada cui noi stessi viviamo.

Purtroppo i malviventi hanno acquisito sempre più destrezza nel forzare ogni tipo di porta e serratura, ed il risultato è che neanche le porte blindate ed i sistemi di sicurezza più avanzati possono garantire al 100% l’inattaccabilità del nostro appartamento.

In questi casi comunque, una delle prime cose che si tende a fare per difendersi dai ladri, e cercare di rendergli la vita più difficile, è quella di rinforzare la serratura della porta di casa e fare in modo che sia più difficile da scardinare.

Questa è infatti una soluzione intelligente perché, a prescindere dall’ abilità degli scassinatori e dal tipo di serratura, andando a rendere più complicate le cose ai malviventi sicuramente li costringeremo a perdere del tempo prezioso che in determinati casi può significare per loro anche rinunciare al colpo.

Vediamo allora di seguito cosa potremmo fare per mettere in sicurezza la porta di casa aumentare le probabilità che essa diventi a tutti gli effetti impenetrabile.

Aggiungere una serratura supplementare

Quello di aggiungere una serratura supplementare è una prima idea per rendere le cose più difficili ai malviventi. Le serrature supplementari vanno alloggiate direttamente sull’anta della porta, laddove vengono ancorate e avvitate.

Sul telaio della porta va invece alloggiato il cilindro all’interno del quale alloggeranno i pistoni.

Alcuni modelli offrono direttamente una triplice serratura, ovvero una serratura la cui chiusura non è soltanto quella orizzontale ma anche quella che può venire sopra e sotto mediante delle apposite aste.

Come bloccare la porta dall’interno?

Per avere ancora più sicurezza relativamente alla porta di casa è possibile aggiungere un sistema che consenta di chiudere la porta dall’interno senza la chiave.

Si tratta del cosiddetto blocco manopola, il che è un dispositivo che va ad integrarsi alla maniglia già presente e che rende appunto impossibile che la manopola possa girare.

È un metodo fisico semplice per fare in modo da impedire ingressi non autorizzati. Ne esistono in commercio di diversi tipi, alcuni dei quali anche elettronici.

Una manopola aggiuntiva

Molti vedono con favore l’idea di inserire una manopola aggiuntiva nella porta di casa, a tutti gli effetti una seconda serratura che è azionabile solo dall’interno.

Solitamente, questa manopola viene posizionata o in alto o in basso e la si aziona semplicemente ruotandola. in questa maniera il pistone esce e va ad inserirsi all’interno del cilindro realizzato sul telaio della porta.

Questo tipo di soluzione va ad aggiungersi alla serratura che avremo precedentemente chiuso, quella principale, andando così a diminuire drasticamente le probabilità che qualcuno possa accedere in casa contro la nostra volontà.

Installare una spranga

Nel caso in cui la tua porta possa sembrarti non ancora sicura al 100%, inclusi i modelli blindati, potresti pensare di inserire una spranga.

Si tratta di una serratura dalla forma allungata la cui installazione è molto semplice. Ad ogni modo, nonostante la semplicità di installazione, la spranga è molto sicura in quanto rappresenta un ostacolo fisico difficile da superare per chi tenta di entrare senza autorizzazione.

In breve

Mettendo a frutto questi consigli, ti sarà possibile aumentare notevolmente la sicurezza della porta di casa e renderla praticamente inaccessibile agli ospiti indesiderati, che finiranno inevitabilmente con il dedicarsi ad altri obiettivi ritenuti più a portata di mano.

Se preferisci puoi contattare un servizio di pronto intervento 24, che metterà a tua disposizione il professionista qualificato di cui hai bisogno e che saprà prendersi cura della tua porta.

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Cassette postali: domande frequenti

La cassetta postale è un elemento che siamo soliti adoperare ogni giorno, in grado di renderci la vita molto più facile e perfettamente in grado di calarsi all’interno del contesto nel quale viene inserita, con particolare riferimento al design.

Ci sono ad ogni modo tutta una serie di domande che chi deve acquistare una nuova cassetta della posta si pone, così come quelli che ne hanno già una e desiderano sostituirla con una nuova.

Vediamo allora di seguito quello che sono alcune tra le domande frequenti che gli utenti si pongono circa le cassette postali, e cerchiamo di offrire una risposta esauriente ciascuna domanda.

A che altezza posizionare la cassetta postale?

È da premettere che la cassetta postale deve comunque essere collocata in un luogo facilmente accessibile al portalettere o corriere, e dunque non all’interno del vano scala o androne che solitamente sono delimitati da un portone o cancello. Al contrario, questa dovrebbe essere posizionata sulla pubblica via così da poter essere sempre facilmente raggiungibile,  in maniera tale da agevolare le operazioni di consegna.

In dettaglio, per quel che riguarda l’altezza della cassetta postale questa non deve essere né troppo in alto,  così da non causare problemi ad esempio ai diversamente abili, né troppo bassa così da rendere difficile il suo utilizzo. Dunque nel determinare l’altezza è sufficiente considerare che questa deve essere sufficiente a garantire un utilizzo comodo della stessa.

Cosa scrivere sulla cassetta postale?

Secondo quanto previsto dalla legge, la cassetta postale deve recare una targhetta con nome e cognome dell’intestatario di quella cassetta e dunque di chi ne fa utilizzo. Ciò al fine di rendere le operazioni di consegna della corrispondenza precise e veloci, in quanto nel caso in cui non sia possibile individuare con esattezza chi sia l’intestatario di una determinata cassetta postale, il portalettere o corriere sarà costretto a rispedire la corrispondenza al mittente.

Dunque è importante che il nome ed il cognome del destinatario siano messi bene in evidenza all’interno della targhetta, e che questi siano scritti in una maniera comprensibile, preferibilmente in stampatello.

In dettaglio è proprio il Decreto Ministeriale del 9 aprile 2001 a dissipare eventuali dubbi e a fornire le indicazioni a chi si chiede come scrivere il proprio nome sulla cassetta della posta: «Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso».

Quale colore scegliere per la cassetta postale?

La scelta del colore è certamente una scelta importante, dato che questo elemento non passerà certamente inosservato  agli occhi di chiunque venga a trovarti. Oggi esistono in commercio cassette postali condominiali di ogni tipo e formato, ma soprattutto colore.

Proprio per quel che riguarda i colori diciamo che di norma i colori neutri sono quelli maggiormente adoperati: parliamo dunque del bianco, nero, grigio e marrone. Per ciascuno di questi colori esistono chiaramente diverse sfumature e tonalità, che consentono di adattare bene la cassetta postale a pareti di ogni colore.

Esistono ad ogni modo anche le cassette postali colorate che presentano tonalità pastello più vivaci e particolari che sono effettivamente in grado di aggiungere un tocco di design in più all’interno di un edificio che altrimenti risulterebbe essere eccessivamente monotono.

Esistono dunque bellissime cassette postali arancioni, gialle, rosse o verdi che sono perfette anche per uffici e attività commerciali. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta anche per quel che riguarda il colore.

Hai già pensato ad un colore in particolare ma non riesci a trovare niente in commercio che possa avvicinarsi a questa tonalità così particolare? Nessun problema, devi sapere infatti che è possibile anche realizzare bellissime cassette postali su commissione, e dunque con le caratteristiche da te richieste.

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Nuovo condizionatore: quale scegliere?

Sicuramente, nelle calde giornate d’estate un buon climatizzatore è ciò di cui abbiamo bisogno per trovare ristoro con un po’ di aria fresca all’interno delle mura domestiche.

Dopo aver individuato quali sono le stanze o la stanza in cui è prioritario installare un condizionatore d’aria, bisogna capire quali tipologie ne esistano al momento sul mercato e come poterle sfruttare a nostro vantaggio.

La dimensione del locale da rinfrescare

La prima cosa che dobbiamo considerare è la metratura del locale in cui installare il condizionatore, perché da questo dipende la potenza minima necessaria dell’apparecchio che andremo ad acquistare.

Dobbiamo per questo considerare il BTU, che è l’unità di misura adoperata per misurare la potenza di un condizionatore. Mediamente, per un ambiente che va dai 30 ai 45 metri quadrati, è sufficiente un condizionatore d’aria di potenza tra i 10000 e I 12000 BTU.

Tipi di condizionatori esistenti

Ad oggi sul mercato esistono i condizionatori portatili, i quali aspirano l’aria calda dalla stanza e la gettano fuori per mezzo di un tubo. Questi hanno il difetto di consumare parecchia energia e di essere particolarmente rumorosi.

Ci sono poi i condizionatori fissi, i quali hanno una unità esterna collegata all’unità interna fissata a parete. I più moderni, tra questi sicuramente condizionatori Daikin, sono forniti di sistema inverter grazie al quale è possibile mantenere costante la temperatura abbattendo i consumi energetici.

Esistono poi i multi split, ovvero quelli che prevedono una unità esterna collegata a 2 elementi interni: qui Il vantaggio è che è possibile rinfrescare due differenti ambienti con un solo compressore.

L’importanza di usare bene il climatizzatore

Per un utilizzo consapevole del tuo nuovo climatizzatore, ricordati impostare la temperatura a circa 25 gradi centigradi, per contenere i costi e raggiungere questa gradevole temperatura che ti darà la possibilità di vivere in un ambiente particolarmente confortevole.

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La necessità di custodire adeguatamente il badge aziendale

Sono davvero numerose le aziende che richiedono ai propri dipendenti di timbrare il cartellino prima di entrare nei locali dove viene svolta l’attività lavorativa. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo cartellino non è più tipicamente di carta ma si tratta di badge  magnetici che vengono tirati fuori dal portafogli nel momento in cui servono e avvicinati all’apposito lettore.

L’usura per sfregamento all’interno del portafogli

Tra i problemi che i lavoratori riscontrano maggiormente nell’utilizzare questo tipo di badge, vi è lo sfregamento che avviene all’interno del portafogli e dunque all’usura della stampa sulla superficie, motivo per il quale ben presto tutto ciò che è impresso sul badge va lentamente a sbiadire e cancellarsi.

Una delle soluzioni più efficaci, e al tempo stesso estremamente semplice, per risolvere questo tipo di problema è il comodo portabadge in plastica rigida o flessibile che Cotini srl propone. Il portabadge può avere sia un orientamento verticale che orizzontale in base alle proprie necessità, e protegge il badge da qualsiasi tipo di sfregamento e usura garantendone dunque un perfetto stato molto più a lungo.

Clip o cordoncino colorato?

Questi portabadge sono dotati  di asola per il cordoncino al collo, oppure possono essere appesi al taschino della giacca mediante apposito clip in acciaio, in maniera tale da poter mostrare il proprio badge con foto e logo di riconoscimento in qualsiasi momento, se richiesto. Chi lo preferisce, può portare direttamente il badge al collo mediante appositi cordoncini disponibili in 7 differenti colori.

Sul cordoncino stesso è possibile far applicare, su richiesta, il proprio logo aziendale. Tali cordoncini sono resistenti e realizzati in nylon; contengono inoltre un clipper d’acciaio che consente di agganciare il portabadge. I colori disponibili sono arancione, turchese, giallo, nero, rosso, rosa, verde, arancione chiaro e blu, e sono acquistabili a lotti da 10 pezzi. Davvero una soluzione comoda ed elegante per custodire il proprio badge ed evitare che possa smarrirsi o danneggiarsi.

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Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.

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Acqua pura e sicura con i distributori IWM per l’ufficio

Bere dell’acqua ben bilanciata e ricca di sali minerali è importante per mantenere in perfetto stato di salute il nostro fisico e l’organismo più in generale. Diversi studi hanno anche recentemente dimostrato la stretta relazione che vi è tra una corretta idratazione e la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione nel corso della giornata. Ecco perché, soprattutto all’interno di ambienti lavorativi di ogni tipo, è bene fare in modo che i dipendenti possano avere sempre accesso ad una fonte d’acqua così da potersi dissetare ogni qualvolta si avverta la necessità di bere. L’esigenza di garantire una corretta idratazione ai lavoratori va spesso ad incontrare delle difficoltà nel momento in cui si scopre che l’acqua dei boccioni, tipicamente utilizzati per garantire la necessaria fornitura d’acqua sui luoghi di lavoro, ha un costo al litro non indifferente e che dunque si tratta di una voce di spesa mensile piuttosto importante.

A ciò vanno aggiunte le difficoltà fisiche nello stoccare e trasportare i pesanti boccioni o il doverli mettere in funzione ogni qualvolta quello precedente si svuota del tutto. La soluzione pratica, conveniente e di qualità è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio che IWM propone: una soluzione moderna ed efficace per la quale è possibile andare a filtrare direttamente l’acqua del rubinetto e trattarla migliorandola sia dal punto di vista della struttura che del sapore, con la possibilità di averla fredda, calda, gasata o con ghiaccio in base alle preferenze personali. Grazie al sistema ad osmosi inversa la qualità dell’acqua è dunque garantita, e trattandosi di acqua di rubinetto il costo di approvvigionamento per litro sarà ovviamente più basso rispetto quello relativo ai boccioni da ufficio. Sarà la stessa IWM ad occuparsi della manutenzione annuale del distributore così da garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, preservandolo nel tempo.

Italia destinazione preferita in Europa: +324% presenze rispetto al 2021

Giugno ha registrato un significativo incremento delle presenze turistiche: gli italiani hanno infatti ripreso a viaggiare, ed è ripreso anche il flusso di viaggiatori stranieri.
“Si temeva molto la mancanza dei russi, ma l’aumento del turismo interno sta aiutando a mitigare la situazione”, commenta Asmaa Gacem, vicepresidente nazionale del CNA Turismo e Commercio, con delega alle città d’arte.
Continua invece a pesare l’assenza del pubblico asiatico, grande bacino di utenza delle bellezze nostrane. Ma “si aggiunge la rinnovata presenza degli statunitensi, che continuano a scegliere l’Italia come una delle mete preferite – continua Gacem -. I dati sulle vacanze pasquali e i ponti successivi lasciavano ben sperare in una ripresa dell’intero settore turistico. Tuttavia nessuno aveva l’ardire di pensare che ci saremmo avvicinati ai numeri pre-pandemia”. 

Nonostante l’aumento dei prezzi gli italiani hanno voglia di spostarsi

Un’indagine del Touring Club Italiano riporta che il 79% degli italiani effettuerà un viaggio tra maggio e settembre, contro solo l’1% che è sicuro di non viaggiare. Nonostante l’aumento dei prezzi innescati dalla combinazione del conflitto russo-ucraino e pandemia, gli italiani hanno quindi voglia di spostarsi coniugando il relax con la scoperta di nuovi luoghi. La congiuntura positiva si alimenta anche dell’eliminazione delle restrizioni agli spostamenti, sia nel territorio nazionale, che per quanto riguarda gli ingressi internazionali.

Giugno è il mese per viaggiare

Le maggiori presenze si registrano nel mese di giugno, quando i costi sono più contenuti, mentre luglio si conferma il mese di punta dell’alta stagione insieme alle prime due settimane di agosto, quando si registra un’inflessione nel volume di presenze. Nel mese di giugno poi la percentuale di strutture prenotate arriva al 46,3%, e il primato si perde tra luglio (21,3%) e agosto (30%), quando si passa il testimone di prima in classifica alla Grecia.
“La maggiore saturazione interessa le mete lacuali (54,1%), mentre gli altri due gradini del podio sono occupati rispettivamente dalle città d’arte (51,7%) e dalle mete balneari (44,5%). Nel mese di luglio ci sarà una possibile inversione di tendenza a favore delle città di mare, ma la presenza di stranieri assicura numeri molto positivi per il turismo culturale”, spiega ancora Gacem.

Prenotazioni voli internazionali verso l’Italia: +384% 

Il dossier di Assoturismo per Confesercenti rivela infatti che tra giugno e agosto sono previsti 27,4 milioni di visitatori nelle città d’arte, facendo registrare un incremento del +24,6% rispetto al 2021.
“Secondo quanto mostrato nel rapporto ENIT, nella seconda settimana di giugno si contavano 931mila prenotazioni aeroportuali internazionali verso l’Italia. Si tratta di una cifra del +384% superiore rispetto al 2021 – aggiunge Gacem -. Riprendendo lo stesso documento dell’Agenzia nazionale del Turismo sui voli per l’Italia, nel mese di luglio si contano 728mila prenotazioni (+222%) e ad agosto 393mila (+202%). Ora, resta aperta la possibilità dei viaggi last minute, però le tendenze sono queste e confermano dei trend ormai stazionari”.

Gli italiani non rinunciano alle vacanze estive, nonostante l’aumento dei prezzi

La voglia di viaggiare degli italiani si conferma forte, nonostante il Covid, che nelle ultime settimane ha visto un’impennata del numero dei contagi, il protrarsi della guerra in Ucraina, e l’aumento dei prezzi. Un desiderio di vacanze addirittura in crescita rispetto al passato: non rispetto agli ultimi 2 anni, caratterizzati dalle restrizioni dovute alla pandemia, ma rispetto al pre-Covid, che per i mesi estivi raggiungeva quote di viaggiatori già rilevanti, e che per l’estate 2022 si accrescono ulteriormente. Per comprendere le scelte di viaggi e vacanze degli italiani, dal 2017 Ipsos conduce lo studio Future4Tourism. Di seguito, le evidenze dell’ultima rilevazione. 

Sempre più vacanze brevi e long week-end

Tra luglio e settembre 2022 il 75% degli italiani dichiara di aver intenzione di viaggiare, un dato in crescita di 3 punti percentuali rispetto all’estate 2019. Una crescita legata soprattutto all’incremento delle vacanze brevi-long week-end, mentre le vacanze di media-lunga durata, seppur in importante recupero rispetto all’estate 2020 e 2021, rimangono allineate ai periodi pre-pandemici.  L’alta propensione alle vacanze per l’estate 2022 non può però essere data per scontata, in quanto il contesto generale crea diversi e molteplici timori agli italiani. Ma le preoccupazioni per la guerra Russia-Ucraina sono diminuite rispetto alle prime fasi del conflitto, generando un ridimensionamento anche del loro impatto prospettico sulle vacanze estive 2022.

Come contenere la spesa prevista per le ferie?

Lo stesso non può dirsi per l’inflazione e l’aumento dei prezzi che rischiano di avere particolari ripercussioni sulle vacanze estive. In particolare, gli italiani affermano di non rinunciare a viaggi e vacanze, ma di contenere la spesa prevista. In prospettive, le strategie che gli italiani attueranno per difendersi dall’aumento dei prezzi relativamente alle loro vacanze estive saranno riduzione dello shopping, diminuzione dei giorni di vacanza, scelta di periodi meno costosi e riduzione della frequentazione di bar e ristoranti. Subisce un impatto minore il tipo di sistemazione, ma l’analisi dei comportamenti consente di affermare che è in atto una modifica delle scelte dei viaggiatori tra sistemazioni di tipo alberghiero (Hotel, agriturismo, B&B) a favore di sistemazioni di tipo privato (case e appartamenti).

Si continua a rimanere in Italia, e si sceglie il mare

Per quanto riguarda le destinazioni scelte per le vacanze estive 2022 siamo ancora lontani dalla situazione pre-pandemia. Si continua a rimanere in Italia più di quanto si facesse in passato. In lieve ripresa le mete europee, mentre i viaggi di lungo-raggio/extra-Europa rimangono ancora fortemente penalizzati. Relativamente al tipo di vacanza, per l’estate il mare resta la prima scelta, ma continua la buona performance delle mete montane. Una scelta nata durante la pandemia che si riconferma di anno in anno. Dunque, le vacanze per gli italiani sono davvero irrinunciabili. Le scelte sono però in continuo divenire. Monitorare e anticipare i cambiamenti della domanda appare quanto mai cruciale per costruire un’offerta che riesca a rispondere ai nuovi bisogni emergenti. Di cui spesso il consumatore-viaggiatore non è pienamente consapevole.

Inflazione: 7 su 10 italiani sono preoccupati per l’aumento dei prezzi    

Gli aumenti generalizzati dei prezzi in Italia sono dovuti a molteplici fattori, ma il conflitto in corso e l’incremento dei costi dell’energia sono ritenute le cause principali. In ogni caso, il consenso è unanime sul fatto che sia il consumatore il soggetto più penalizzato. Negli ultimi mesi l’inflazione è cresciuta in modo esponenziale, diventando una delle principali preoccupazioni avvertita a livello internazionale, in alcuni casi superando anche i timori legati al Covid-19 e alla guerra Russia-Ucraina.
Nonostante la maggior parte degli italiani non intraveda nei prossimi 12 mesi una modifica sostanziale della propria situazione economica, la preoccupazione per l’inflazione in Italia nel 2022 è elevata, con oltre sette cittadini su dieci che si dichiarano preoccupati per l’aumento dei prezzi.

Alimentari, servizi, tempo libero e vacanze: è tutto più caro

Ma quali sono i prodotti/beni/servizi che secondo gli italiani hanno registrato più aumenti di prezzo nel 2022? Secondo i dati dell’Osservatorio Ipsos sui comportamenti dei consumatori in risposta all’inflazione, al primo posto si collocano i prodotti alimentari, con il 74% degli intervistati che percepisce rincari. Ma è anche la categoria dei servizi ad aver registrato aumenti: l’80% lo ha riscontrato acquistando benzina/carburanti e il 78% pagando le bollette di luce e gas. Inoltre, il 57% degli italiani ha percepito aumenti di prezzi in ristoranti/pizzerie/fast-food, il 35% in viaggi e vacanze e il 32% in trasporti/spostamenti.

Si attende un ulteriore incremento nel corso del 2022

I consumatori si attendono un incremento dei prezzi nel corso del 2022 che riguarderà tutte le categorie di prodotti, anche quelle che finora erano state meno interessate dal fenomeno. Anche nella categoria dei servizi gli aumenti saranno generalizzati, e fortemente coinvolti dall’inflazione saranno i trasporti e le vacanze. Nei prossimi mesi, il 44% degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel settore dei viaggi e vacanze, pari a 9 punti in più rispetto agli aumenti attualmente riscontrati, e il 48% nel settore dei trasporti, con 16 punti in più rispetto ai rincari attuali percepiti.

Meno consumi nel comparto horeca 

Un sondaggio internazionale di Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum ha rivelato che se l’aumento dei prezzi significasse non poter più permettersi l’abituale stile di vita i consumatori tenderebbero a diminuire le azioni considerate superflue e non necessarie. I dati dell’osservatorio sull’inflazione confermano questi dati anche nel contesto italiano. Relativamente ai servizi, il fuori casa alimentare/horeca è il comparto che registrerà le maggiori riduzioni di consumi nel breve periodo. Il 50% degli italiani dichiara che diminuirà la frequentazione di ristoranti/pizzerie/fast-food, ma anche di bar/pub/locali per aperitivi. Inoltre, il 46% diminuirà viaggi e vacanze, il 44% tutte le attività legate al tempo libero fuori casa, come teatri/musei/cinema, e il 41% anche l’utilizzo di mezzi di trasporto, come aerei/treni/navi.

Trasformazione digitale: serve un Manager Etico focalizzato sulle persone 

L’integrazione della tecnologia digitale modifica radicalmente il modo di lavorare, ma porta con sé anche un cambiamento culturale. Le aziende si trovano a gestire diverse esigenze, non facili da far coesistere: oltre a promuovere l’uso della tecnologia devono affrontare l’impatto del cambiamento sulle persone. Nasce quindi l’esigenza di una nuova figura, il Manager Etico, professionista con le competenze per concludere progetti tecnologicamente complessi e focalizzarsi sulle persone.
“Per le aziende oggi e per chi le dirige è cruciale saper sognare il futuro – spiega Alain Onesti, Digital Innovation Manager e autore di The Ethical Digital Transformation -: in alcuni casi, si può pensare di individuare proprio nella trasformazione digitale il realizzarsi di questa visione”.

“Un piano di transizione aziendale che metta al primo posto l’aspetto umano”

“Spesso, le persone all’interno delle organizzazioni percepiscono la trasformazione digitale come una minaccia – continua Onesti -. Compito del manager etico è quindi studiare un piano di transizione aziendale che metta al primo posto proprio l’aspetto umano, attuando ove necessario politiche di re-skilling e up-skilling”. Le skills trasversali e le soft-skills sono importanti quanto quelle specifiche. La formazione di un professionista resta cruciale, ma la capacità di adattamento ha un valore incalcolabile. Il modello di riferimento a cui le aziende si stanno orientando è quello americano, caratterizzato dalla valutazione positiva di esperienze diverse. Specializzarsi è necessario, tuttavia è sempre più richiesto avere competenze diversificate, maturate in diversi ruoli e settori, così da portare in azienda una visione innovativa.

Mantenere un profilo di moralità continuando a muoversi in mercati competitivi

Le organizzazioni devono abbracciare la trasformazione digitale per soddisfare le aspettative dei clienti, ed è necessario saper rispondere alle dinamiche del mercato con un’agilità sempre maggiore, gestendo accuratamente progettazione, sviluppo e implementazioni dei servizi digitali. L’avvento di ogni nuova tecnologia va gestito in modo controllato affinché sia un vantaggio. Disporre di meccanismi digitali avanzati può essere di aiuto per il lavoratore, ma l’implementazione deve tradurre le nozioni etiche in comportamenti professionali utili alla trasformazione digitale. Obiettivo? Riuscire a mantenere un profilo di moralità pur continuando a muoversi in mercati altamente competitivi. Nessuna azienda trae vantaggio a essere considerata immorale.

Un’azienda di successo applica attivamente integrità e trasparenza

Alain Onesti individua alcuni principi etici da seguire, per mettere a punto comportamenti organizzativi che promuovano fiducia e integrità. Innanzitutto, rendere la privacy e la sicurezza una priorità assoluta. Le persone devono avere fiducia nei servizi e nei dati digitali che utilizzano, l’integrità dei dati deve essere garantita. Inoltre, va incoraggiata una mentalità morale nell’azienda, e va posta attenzione ai pregiudizi, una delle cause più comuni di comportamento errato. Un’azienda di successo nell’economia digitale non solo riconosce concetti come fiducia, integrità, giustizia, riservatezza e trasparenza, ma li applica attivamente. L’etica non dovrebbe essere considerata uno strumento di marketing, ma un insieme di comportamenti messi in pratica da tutti coloro che sono coinvolti nella trasformazione digitale.

Quanto costa un figlio secondo Bankitalia?

Quanto costa mantenere un figlio in Italia? Secondo Bankitalia, una famiglia in media spende 640 euro al mese per ogni figlio appartenente al nucleo famigliare. Il dato emerge in un riquadro all’interno della Relazione annuale della Banca d’Italia, che ha preso come riferimento i costi dei nuclei familiari composti da due adulti con uno o più figli minori, durante il periodo compreso tra il 2017 e il 2020. Questa cifra, precisa l’istituzione, comprende gli acquisti di beni e servizi destinati esclusivamente ai figli, come gli alimenti per neonati o le rette scolastiche, e una quota dei consumi rilevati a livello familiare, come le spese per l’abitazione e per i trasporti, stimati utilizzando diversi criteri di ripartizione.

Quasi il 60% della spesa è destinato a soddisfare bisogni primari

Di fatto, quasi il 60% della spesa è destinato a soddisfare bisogni primari, ovvero beni alimentari, abbigliamento e spese per la casa, istruzione e salute. Queste stime si basano su criteri di ripartizione dei consumi rilevati per l’intero nucleo tra i diversi componenti della famiglia, e “non tengono conto del fatto che i genitori potrebbero decidere di comprimere i propri consumi per soddisfare pienamente quelli della prole”, si legge nel rapporto. Bankitalia ricorda poi che dallo scorso marzo è iniziata l’erogazione dell’assegno unico e universale per rafforzare le misure di sostegno economico ai nuclei con figli.

Nel 2020 ogni figlio costava 580 euro

L’importo, spiega ancora Bankitalia, pressoché stabile nel triennio 2017-19, si è contratto nel 2020 a 580 euro, il 12% in meno rispetto al 2019, quando i timori del contagio e le restrizioni alla mobilità connesse alla pandemia hanno fortemente ridotto la spesa per consumi, in particolare per i trasporti e per il tempo libero, riporta Askanews. In ogni caso, la spesa di 640 euro al mese per mantenere ogni figlio è pari a un quarto della spesa media di una famiglia italiana.

Nel Mezzogiorno spese ridotte rispetto al Nord

Durante il periodo preso in esame, si legge ancora nel rapporto ripreso da Agi, nel Mezzogiorno la spesa per ogni figlio è risultata inferiore rispetto al Centro Nord, anche se l’incidenza sulla spesa media delle famiglie è tuttavia simile nelle due macroaree. Il divario tra Sud e Nord ha riguardato per circa un quinto le spese per la casa, che riflettono il più elevato costo degli immobili nelle regioni centro-settentrionali, e per circa due terzi i consumi meno essenziali, come tempo libero, trasporti e altro.

Giornata della bicicletta: la mobilità sostenibile degli italiani è su due ruote

In Italia, il 57% dei cittadini afferma di saper andare in bicicletta e il 49% di possederne una da utilizzare per i propri spostamenti. Inoltre, il 26% afferma di utilizzare la bicicletta per fare attività fisica e soltanto il 10% per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. L’8% afferma poi di utilizzare i sistemi pubblici di condivisione delle biciclette. Si tratta di alcuni risultati di un sondaggio condotto da Ipsos in occasione della Giornata Mondiale della Bicicletta 2022. L’indagine, svolta in 28 Paesi, tra cui l’Italia, rileva un consenso internazionale sul ruolo chiave che le bici svolgono per ridurre le emissioni di carbonio e il traffico. E registra un ampio sostegno anche per dare alle bici la priorità nei nuovi progetti infrastrutturali.

Il ruolo della bici nella riduzione di emissioni di CO2

Il 37% degli italiani va in bicicletta almeno una volta alla settimana, quota che si riduce al 13% tra quanti dichiarano di utilizzare la bici come mezzo di trasporto principale per un tragitto di 2 chilometri. La bici è preceduta dalla camminata a piedi (42%) e dall’utilizzo della propria automobile (29%). La prevalenza dell’uso della bicicletta per fare commissioni o spostarsi è maggiore nei Paesi in cui è maggiormente percepita come un mezzo di trasporto sicuro, ad esempio in Cina, Giappone e Paesi Bassi. La maggioranza degli italiani (88%) ritiene che l’uso della bicicletta svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico (85%). Tuttavia, oltre la metà (62%) ritiene che andare in bicicletta nella propria zona sia troppo pericoloso.

I ciclisti sono un pericolo per pedoni e automobili?

Il 57% degli italiani considera la bicicletta una tendenza urbana, nonostante l’alta percentuale di accordo rimane tra le più basse dei 28 Paesi, occupando la venticinquesima posizione, dopo Corea del Sud (56%), Giappone (47%) e Ungheria (41%). Gli italiani poi sono tra i cittadini maggiormente d’accordo con il fatto che i ciclisti spesso non rispettano le regole del Codice della strada e possono rappresentare un pericolo per pedoni e automobilisti. In particolare, il 76% ritiene che i ciclisti della propria zona spesso non rispettino le regole del traffico, il 70% sostiene che i ciclisti rappresentino un pericolo per pedoni e automobili o moto/motorini, e il 68% ritiene che i ciclisti rappresentino un pericolo per gli automobilisti.

Una priorità all’interno dei nuovi progetti di infrastrutture stradali

Nella maggior parte dei mercati esaminai la bici gode di un livello di favore più elevato rispetto a tutte le altre forme di trasporto. In Italia, la bicicletta riscuote l’81% dei consensi e la bici elettrica il 77%.
Poco meno della metà degli italiani (43%) considera però l’infrastruttura ciclistica della propria zona eccellente. Una solida maggioranza di cittadini (71%) è d’accordo sul fatto che i nuovi progetti di infrastrutture stradali nella propria area dovrebbero dare priorità alle biciclette rispetto alle automobili.

Attacchi informatici in aumento, come possono difendersi le aziende?

Sono soprattutto le aziende le “vittime” designate degli attacchi informatici, e il fenomeno è in costante aumento. A confermarlo è uno studio basato sull’analisi degli incidenti segnalati ai clienti di Kaspersky Managed Detection and Response (MDR) ha rivelato che la quota di incidenti critici riscontrati dalle organizzazioni è aumentata da 9% nel 2020 a 14% nel 2021. Le ragioni di questa “debolezza” sono da attribuire prevelanetemente e infrastrutture sempre più complesse, carenza di professionisti qualificati e attacchi sempre più raffinati e quindi insidiosi. In questo contesto, è difficile mantenere alta la capacità di identificare le attività avversarie prima che si verifichino gli incidenti. “Il report MDR dimostra, ancora una volta, che gli attacchi sofisticati sono destinati a persistere e che sempre più organizzazioni si trovano ad affrontare incidenti gravi. Uno dei problemi più urgenti risiede nel fatto che questo tipo di attacchi richiedono più tempo per le indagini e per fornire raccomandazioni sulle varie fasi di remediation. Lo scorso anno, gli analisti di Kaspersky sono riusciti a ridurre significativamente questo indicatore da 52,6 minuti nel 2020 a 41,4 minuti. Questo risultato è stato ottenuto aggiungendo altri incident card template e introducendo nuovi aggiornamenti di telemetria che accelerano il triage”, commenta Sergey Soldatov, Head of Security Operations Center di Kaspersky. 

Danni gravi per tutti i settori

Secondo quanto emerso dal report, nel periodo preso in considerazione le organizzazioni di tutti i settori hanno subito gravi incidenti e la maggior parte dei settori verticali ne ha dovuti affrontare di diversi tipi. Le tipologie degli attacchi più frequenti sono rimaste invariate rispetto all’anno precedente e, tra queste, la percentuale maggiore (40,7%) appartiene agli attacchi mirati. I malware che hanno avuto un impatto rilevante sono stati identificati nel 14% dei casi, mentre il 13% ha riguardato lo sfruttamento di vulnerabilità critiche esposte pubblicamente. Anche l’ingegneria sociale è rimasta una minaccia rilevante, rappresentando quasi il 5,5% degli incidenti provocati. Gli attacchi mirati nel 2021 sono stati rilevati in tutti i settori verticali presi in considerazione nella ricerca, ad eccezione dei settori education e mass media, anche se sono stati segnalati incidenti di questa tipologia all’interno di organizzazioni legate ai media. Il maggior numero di attacchi human-driven mirava a settori quali: governativo, industriale, informatico e finanziario. Gli incidenti di gravità elevata si distinguono per l’ampio uso di binari “living-off-the-land” (LotL), di natura non dannosa, già presenti in un sistema preso di mira. Questi strumenti consentono ai criminali informatici di nascondere la loro attività e di ridurre al minimo le possibilità di essere individuati durante le prime fasi di un attacco. Oltre ai diffusissimi rundll32.exe, powershell.exe e cmd.exe, strumenti come reg.exe, te.exe e certutil.exe sono spesso utilizzati negli incidenti gravi.

Servizi di protezione

Per proteggersi da attacchi mirati, le organizzazioni possono avvalersi di servizi che conducono esercitazioni ethical offensive. Si tratta di attività che simulano attacchi avversari complessi per esaminare la resilienza informatica di un’azienda. Secondo gli analisti MDR di Kaspersky, questa pratica è stata applicata solo nel 16% delle organizzazioni.

Italiani e investimenti nell’economia reale

Al terzo trimestre 2021 è di 5.000 miliardi di euro il valore del portafoglio finanziario degli italiani, +25,5% negli ultimi dieci anni, e +5,9% rispetto al 2020. La propensione al risparmio, pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, è aumentata al 15,6% nel 2020, e oggi è pari al 13,1%. Per far ripartire gli investimenti sono disponibili tante risorse private, di cui una quota rilevante è in forma liquida sui conti correnti bancari. Liquidità e depositi delle famiglie hanno infatti registrato un boom nel decennio (+32,1%) e una crescita del 3,7% rispetto al 2020, volando sopra i 1.600 miliardi di euro.

Sono alcuni risultati del Rapporto ‘Investire di più, investire nell’economia reale’, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito.

Cosa fare del contante precauzionale?

Si possono distinguere quattro gruppi di risparmiatori: il 21,5% è impaurito, pronto ad ampliare l’attuale quota di liquidità, anche a scapito di altre forme di risparmio, il 30,8% è cauto, vuole preservare la propria quota di contante senza penalizzare altre forme di risparmio, e il 36,4% è un investitore moderato, pronto a investire almeno in parte il contante accumulato. I risparmiatori più audaci sono l’11,3%: solidi dal punto di vista patrimoniale, abituati agli investimenti azionari, sono propensi a investire in attività finanziarie ad alto rischio e alti rendimenti potenziali. In sintesi, circa la metà dei risparmiatori è pronta a scongelare un po’ della propria liquidità facendola affluire verso gli investimenti.

Come tornare agli investimenti finanziari?

Quali sono i requisiti degli investimenti che potrebbero stimolare le persone a dirottarvi risorse? Il 38,8% vorrebbe rendimenti più alti, il 25,6% costi dei servizi di gestione più bassi, il 22,8% rassicurazioni sul valore reale dell’investimento. Aiuterebbe a vincere paure e resistenze dei risparmiatori anche l’evoluzione di aspetti di contesto, come un sistema di welfare più ampio e rassicurante (28,0%) e un allentamento dell’incertezza generale (22,8%). Il 78,2% dei risparmiatori è poi propenso a effettuare investimenti etici, e il 54,4% investirebbe in Pmi italiane. Quanto ai titoli di Stato, il 71,7% non li acquisterebbe, mentre il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari. Insomma, i titoli di Stato, per ora, non hanno appeal e il mattone non è più ritenuto l’investimento sicuro e remunerativo.

Il risparmio gestito

Il 40,0% degli italiani conosce gli strumenti del risparmio gestito. Tra chi li conosce, il 46,2% ne ha fiducia, e la propensione a investire in questi prodotti risulta buona: il 53,1% dei risparmiatori lo farebbe e il 10,9% lo ha già fatto in passato. Decisivo è il ruolo della consulenza finanziaria, da cui il 40,8% degli italiani si aspetta chiarezza, il 39,5% competenza, il 24,3% attenzione alle esigenze del cliente, il 21,7% esperienza. Positivo è anche il giudizio espresso dai consulenti finanziari: il 50,5% rileva che negli ultimi due anni è aumentata la fiducia dei clienti nel risparmio, e per il 48,6% la clientela si aspetta che i propri interlocutori infondano sicurezza in merito alle scelte di gestione dei propri soldi.

Boom di download per Mastodon, l’alternativa a Twitter

Mastodon, il social che si autopresenta come “l’alternativa etica a Twitter”, sta registrando un boom di download. Con l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk è scattata infatti la corsa degli utenti verso piattaforme alternative, e la principale candidata al momento sembra essere proprio Mastodon. Fondato nel 2016 dal tedesco Eugen Rochko, allora 24enne, Mastodon conta 4,4 milioni di iscritti. Una cifra che in questi giorni sta crescendo in modo considerevole. Secondo lo stesso Rochko, la notizia dell’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha innescato un picco di iscrizioni. E proprio su Twitter, ora Mastodon è al quarto posto tra gli argomenti più cinguettati.

“La più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata”

Il social si caratterizza per l’assenza di pubblicità e profilazione degli utenti, ma soprattutto è interamente guidato dalla sua community, che controlla e segnala i post che violano le regole di utilizzo. L’aspetto di Mastodon è quello di un microblogging in stile Twitter, con un limite di 500 caratteri, e si descrive come “la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata del mondo”. Questo perché non si appoggia a un server centrale, bensì su una rete di ‘nodi’ collegati, tanto da definirsi anche come “social network federato”.

Tremila istanze con regole d’uso proprie e argomenti vietati

Mastodon è formato da circa 3mila canali, chiamati ‘istanze’, ognuna con le proprie regole d’uso e argomenti vietati.
Ad esempio, su Mastodon.uno, la prima istanza generalista indirizzata ai soli utenti di lingua italiana, è vietata l’apologia di fascismo, cosi come sono vietati razzismo, sessismo, transfobia, proselitismo e intolleranza religiosa, nonché la diffusione intenzionale di fake news, riporta Ansa. Inoltre, la pubblicazione dei contenuti non risponde ad alcun algoritmo che metta in evidenza post che si potrebbero trovare interessanti. Infatti Mastodon mostra tutto in ordine cronologico. E non c’è un unico flusso di informazioni: i post sono pubblicati in diversi hub.

Il controllo dei contenuti spetta solo alla community

Il controllo dei contenuti spetta poi solo alla community, che gestisce la segnalazione dei post che violano le regole. Una prospettiva che in un periodo in un cui le fake news abbondano può spaventare, ma Mastodon crede che lo sforzo collettivo funzioni meglio di qualsiasi algoritmo.  “Se non volete un social network in cui Mark Zuckerberg, Jack Dorsey o un altro ceo miliardario determini cosa potete pubblicare e quali post possano diventare popolari, Mastodon è una buona alternativa”, si legge nell’hub italiano Mastondon.uno.
In ogni caso, riporta Techprincess, dopo il debutto su iOS, Mastodon ora arriva anche su Android. Resta da vedere se la crescita della piattaforma sarà davvero sostenibile. 

Fine dello smart working, ecco l’etichetta del rientro in ufficio

La pandemia pare stia mollando la presa e, dopo due anni di lavoro tira-molla, fra presenza in sede e smart-working, nei prossimi mesi si assisterà a un massiccio ritorno negli uffici. Si tratta di un passaggio importante, anche se per molti sarà in modalità ibrida, perchè ritornare a una uova normalità non è facile. E, soprattutto, in tanti ci siamo abituati anche alla comodità delle nostre mura domestiche, tra le quali possiamo comportarci come meglio crediamo. Ecco, è arrivato il tempo di cambiare, sia off sia on line, per quanto riguarda le modalità e soprattutto i comportamenti da tenere sul posto di lavoro: siamo pronti?

Cose da sapere

Gli esperti hr di InfoJobs, la piattaforma leader in Italia per la ricerca di lavoro online, hanno stilato un piccolo galateo del rientro in ufficio, con poche e semplici indicazioni per “ri-abituarci” a vivere in un contesto lavorativo non più confinato fra le mura domestiche, ma che non può prescindere dalla coesistenza con la dimensione online. Innanzitutto, riporta Adnkronos, se la la modalità di lavoro è ibrida, servono pianificazione, flessibilità e rispetto delle esigenze di tutti. L’organizzazione del lavoro, soprattutto di team, dovrà necessariamente conciliare le esigenze di chi lavora da remoto e di chi è presente in ufficio, pianificando con attenzione orari e spazi e utilizzando al massimo le opportunità della tecnologia, con un approccio flessibile alla gestione dei contrattempi, piccoli e grandi, che possono inevitabilmente presentarsi. In seconda battuta, bisogna adottare in ufficio un outfit corretto: anche se bisogna lasciare a casa tute e pigiami, ciò che conta è la produttività e il raggiungimento degli obiettivi, l’outfit da ufficio rimane ciò che cattura lo sguardo al primo impatto. In una recente indagine di InfoJobs, il 69% degli intervistati ha dichiarato che il modo di vestire non incide sulla produttività, mentre per il 31% l’aspetto curato motiva maggiormente ad affrontare la giornata lavorativa. 

Rispetto per se stessi e per gli altri 

Altre regole del galateo da applicare riguardano il rispetto, in senso lato. Innanzitutto, occorre rispettare l’orario di lavoro. Per ciò che concerne l’organizzazione in ufficio, vanno considerati il più possibile gli orari “standard”. Se si tratta di un’eccezione o di una emergenza, si può anche sforare, ma meglio attenersi alle ore canoniche. Ancora, bisogna tenere a mente che la propria postazione di lavoro non è un’isola. Occhi quindi al tono della voce: ci sono colleghi (e capi) ed è preferibile adottare un tono di voce adeguato, per non disturbare ma anche per mantenere riservate le proprie conversazioni. Stesso discorso per chi parla dall’altra parte dello schermo: le cuffie in ufficio non sono un optional ma la base del rispetto. Per stare insieme, poi, pause caffè o pranzi, sempre nel rispetto delle regole della nuova normalità, sono momenti preziosi di confronto con i colleghi. Permettono di esplorare la persona, oltre il professionista, di creare legami che possono poi sfociare in amicizie, ma anche di risolvere a quattr’occhi dubbi e problemi di lavoro. Privacy: la postazione di lavoro non è la scrivania di casa. Meglio far attenzione a non lasciare oggetti personali, documenti riservati o pc attivi, soprattutto in open space o scrivanie in condivisione. I dati sensibili sono tali per una ragione.

Sapersi comportare

Uno dei vantaggi dello smart-working è la possibilità di sfogarsi da momenti di stress in libertà a telecamere spente. In ufficio non è così, non ci si può celare dietro una telecamera non attiva; occorre quindi mantenere sempre un atteggiamento professionale e mostrare il disappunto in modo adeguato al contesto, senza eccessi, ma anche senza ipocrisie. Attenzione agli sguardi troppo rivelatori. Un altro vantaggio dello smart-working è la flessibilità, che per alcuni si traduce nella possibilità di gestire con più agio gli impegni propri e della famiglia. Con il rientro in ufficio o con il lavoro ibrido è necessaria una maggiore e migliore organizzazione per bilanciare lavoro e vita privata. Infine, il consiglio più importante:  il lavoro è sì impegno, ma anche passione. Divertirsi in quello che si fa è fondamentale per il successo.