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Cosa fare per mettere in sicurezza la porta di casa

A tutti noi sarà capitato di venire a conoscenza di furti con scasso verificati all’interno di abitazioni private, anche proprio lungo la strada cui noi stessi viviamo.

Purtroppo i malviventi hanno acquisito sempre più destrezza nel forzare ogni tipo di porta e serratura, ed il risultato è che neanche le porte blindate ed i sistemi di sicurezza più avanzati possono garantire al 100% l’inattaccabilità del nostro appartamento.

In questi casi comunque, una delle prime cose che si tende a fare per difendersi dai ladri, e cercare di rendergli la vita più difficile, è quella di rinforzare la serratura della porta di casa e fare in modo che sia più difficile da scardinare.

Questa è infatti una soluzione intelligente perché, a prescindere dall’ abilità degli scassinatori e dal tipo di serratura, andando a rendere più complicate le cose ai malviventi sicuramente li costringeremo a perdere del tempo prezioso che in determinati casi può significare per loro anche rinunciare al colpo.

Vediamo allora di seguito cosa potremmo fare per mettere in sicurezza la porta di casa aumentare le probabilità che essa diventi a tutti gli effetti impenetrabile.

Aggiungere una serratura supplementare

Quello di aggiungere una serratura supplementare è una prima idea per rendere le cose più difficili ai malviventi. Le serrature supplementari vanno alloggiate direttamente sull’anta della porta, laddove vengono ancorate e avvitate.

Sul telaio della porta va invece alloggiato il cilindro all’interno del quale alloggeranno i pistoni.

Alcuni modelli offrono direttamente una triplice serratura, ovvero una serratura la cui chiusura non è soltanto quella orizzontale ma anche quella che può venire sopra e sotto mediante delle apposite aste.

Come bloccare la porta dall’interno?

Per avere ancora più sicurezza relativamente alla porta di casa è possibile aggiungere un sistema che consenta di chiudere la porta dall’interno senza la chiave.

Si tratta del cosiddetto blocco manopola, il che è un dispositivo che va ad integrarsi alla maniglia già presente e che rende appunto impossibile che la manopola possa girare.

È un metodo fisico semplice per fare in modo da impedire ingressi non autorizzati. Ne esistono in commercio di diversi tipi, alcuni dei quali anche elettronici.

Una manopola aggiuntiva

Molti vedono con favore l’idea di inserire una manopola aggiuntiva nella porta di casa, a tutti gli effetti una seconda serratura che è azionabile solo dall’interno.

Solitamente, questa manopola viene posizionata o in alto o in basso e la si aziona semplicemente ruotandola. in questa maniera il pistone esce e va ad inserirsi all’interno del cilindro realizzato sul telaio della porta.

Questo tipo di soluzione va ad aggiungersi alla serratura che avremo precedentemente chiuso, quella principale, andando così a diminuire drasticamente le probabilità che qualcuno possa accedere in casa contro la nostra volontà.

Installare una spranga

Nel caso in cui la tua porta possa sembrarti non ancora sicura al 100%, inclusi i modelli blindati, potresti pensare di inserire una spranga.

Si tratta di una serratura dalla forma allungata la cui installazione è molto semplice. Ad ogni modo, nonostante la semplicità di installazione, la spranga è molto sicura in quanto rappresenta un ostacolo fisico difficile da superare per chi tenta di entrare senza autorizzazione.

In breve

Mettendo a frutto questi consigli, ti sarà possibile aumentare notevolmente la sicurezza della porta di casa e renderla praticamente inaccessibile agli ospiti indesiderati, che finiranno inevitabilmente con il dedicarsi ad altri obiettivi ritenuti più a portata di mano.

Se preferisci puoi contattare un servizio di pronto intervento 24, che metterà a tua disposizione il professionista qualificato di cui hai bisogno e che saprà prendersi cura della tua porta.

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Cassette postali: domande frequenti

La cassetta postale è un elemento che siamo soliti adoperare ogni giorno, in grado di renderci la vita molto più facile e perfettamente in grado di calarsi all’interno del contesto nel quale viene inserita, con particolare riferimento al design.

Ci sono ad ogni modo tutta una serie di domande che chi deve acquistare una nuova cassetta della posta si pone, così come quelli che ne hanno già una e desiderano sostituirla con una nuova.

Vediamo allora di seguito quello che sono alcune tra le domande frequenti che gli utenti si pongono circa le cassette postali, e cerchiamo di offrire una risposta esauriente ciascuna domanda.

A che altezza posizionare la cassetta postale?

È da premettere che la cassetta postale deve comunque essere collocata in un luogo facilmente accessibile al portalettere o corriere, e dunque non all’interno del vano scala o androne che solitamente sono delimitati da un portone o cancello. Al contrario, questa dovrebbe essere posizionata sulla pubblica via così da poter essere sempre facilmente raggiungibile,  in maniera tale da agevolare le operazioni di consegna.

In dettaglio, per quel che riguarda l’altezza della cassetta postale questa non deve essere né troppo in alto,  così da non causare problemi ad esempio ai diversamente abili, né troppo bassa così da rendere difficile il suo utilizzo. Dunque nel determinare l’altezza è sufficiente considerare che questa deve essere sufficiente a garantire un utilizzo comodo della stessa.

Cosa scrivere sulla cassetta postale?

Secondo quanto previsto dalla legge, la cassetta postale deve recare una targhetta con nome e cognome dell’intestatario di quella cassetta e dunque di chi ne fa utilizzo. Ciò al fine di rendere le operazioni di consegna della corrispondenza precise e veloci, in quanto nel caso in cui non sia possibile individuare con esattezza chi sia l’intestatario di una determinata cassetta postale, il portalettere o corriere sarà costretto a rispedire la corrispondenza al mittente.

Dunque è importante che il nome ed il cognome del destinatario siano messi bene in evidenza all’interno della targhetta, e che questi siano scritti in una maniera comprensibile, preferibilmente in stampatello.

In dettaglio è proprio il Decreto Ministeriale del 9 aprile 2001 a dissipare eventuali dubbi e a fornire le indicazioni a chi si chiede come scrivere il proprio nome sulla cassetta della posta: «Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso».

Quale colore scegliere per la cassetta postale?

La scelta del colore è certamente una scelta importante, dato che questo elemento non passerà certamente inosservato  agli occhi di chiunque venga a trovarti. Oggi esistono in commercio cassette postali condominiali di ogni tipo e formato, ma soprattutto colore.

Proprio per quel che riguarda i colori diciamo che di norma i colori neutri sono quelli maggiormente adoperati: parliamo dunque del bianco, nero, grigio e marrone. Per ciascuno di questi colori esistono chiaramente diverse sfumature e tonalità, che consentono di adattare bene la cassetta postale a pareti di ogni colore.

Esistono ad ogni modo anche le cassette postali colorate che presentano tonalità pastello più vivaci e particolari che sono effettivamente in grado di aggiungere un tocco di design in più all’interno di un edificio che altrimenti risulterebbe essere eccessivamente monotono.

Esistono dunque bellissime cassette postali arancioni, gialle, rosse o verdi che sono perfette anche per uffici e attività commerciali. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta anche per quel che riguarda il colore.

Hai già pensato ad un colore in particolare ma non riesci a trovare niente in commercio che possa avvicinarsi a questa tonalità così particolare? Nessun problema, devi sapere infatti che è possibile anche realizzare bellissime cassette postali su commissione, e dunque con le caratteristiche da te richieste.

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Nuovo condizionatore: quale scegliere?

Sicuramente, nelle calde giornate d’estate un buon climatizzatore è ciò di cui abbiamo bisogno per trovare ristoro con un po’ di aria fresca all’interno delle mura domestiche.

Dopo aver individuato quali sono le stanze o la stanza in cui è prioritario installare un condizionatore d’aria, bisogna capire quali tipologie ne esistano al momento sul mercato e come poterle sfruttare a nostro vantaggio.

La dimensione del locale da rinfrescare

La prima cosa che dobbiamo considerare è la metratura del locale in cui installare il condizionatore, perché da questo dipende la potenza minima necessaria dell’apparecchio che andremo ad acquistare.

Dobbiamo per questo considerare il BTU, che è l’unità di misura adoperata per misurare la potenza di un condizionatore. Mediamente, per un ambiente che va dai 30 ai 45 metri quadrati, è sufficiente un condizionatore d’aria di potenza tra i 10000 e I 12000 BTU.

Tipi di condizionatori esistenti

Ad oggi sul mercato esistono i condizionatori portatili, i quali aspirano l’aria calda dalla stanza e la gettano fuori per mezzo di un tubo. Questi hanno il difetto di consumare parecchia energia e di essere particolarmente rumorosi.

Ci sono poi i condizionatori fissi, i quali hanno una unità esterna collegata all’unità interna fissata a parete. I più moderni, tra questi sicuramente condizionatori Daikin, sono forniti di sistema inverter grazie al quale è possibile mantenere costante la temperatura abbattendo i consumi energetici.

Esistono poi i multi split, ovvero quelli che prevedono una unità esterna collegata a 2 elementi interni: qui Il vantaggio è che è possibile rinfrescare due differenti ambienti con un solo compressore.

L’importanza di usare bene il climatizzatore

Per un utilizzo consapevole del tuo nuovo climatizzatore, ricordati impostare la temperatura a circa 25 gradi centigradi, per contenere i costi e raggiungere questa gradevole temperatura che ti darà la possibilità di vivere in un ambiente particolarmente confortevole.

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La necessità di custodire adeguatamente il badge aziendale

Sono davvero numerose le aziende che richiedono ai propri dipendenti di timbrare il cartellino prima di entrare nei locali dove viene svolta l’attività lavorativa. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo cartellino non è più tipicamente di carta ma si tratta di badge  magnetici che vengono tirati fuori dal portafogli nel momento in cui servono e avvicinati all’apposito lettore.

L’usura per sfregamento all’interno del portafogli

Tra i problemi che i lavoratori riscontrano maggiormente nell’utilizzare questo tipo di badge, vi è lo sfregamento che avviene all’interno del portafogli e dunque all’usura della stampa sulla superficie, motivo per il quale ben presto tutto ciò che è impresso sul badge va lentamente a sbiadire e cancellarsi.

Una delle soluzioni più efficaci, e al tempo stesso estremamente semplice, per risolvere questo tipo di problema è il comodo portabadge in plastica rigida o flessibile che Cotini srl propone. Il portabadge può avere sia un orientamento verticale che orizzontale in base alle proprie necessità, e protegge il badge da qualsiasi tipo di sfregamento e usura garantendone dunque un perfetto stato molto più a lungo.

Clip o cordoncino colorato?

Questi portabadge sono dotati  di asola per il cordoncino al collo, oppure possono essere appesi al taschino della giacca mediante apposito clip in acciaio, in maniera tale da poter mostrare il proprio badge con foto e logo di riconoscimento in qualsiasi momento, se richiesto. Chi lo preferisce, può portare direttamente il badge al collo mediante appositi cordoncini disponibili in 7 differenti colori.

Sul cordoncino stesso è possibile far applicare, su richiesta, il proprio logo aziendale. Tali cordoncini sono resistenti e realizzati in nylon; contengono inoltre un clipper d’acciaio che consente di agganciare il portabadge. I colori disponibili sono arancione, turchese, giallo, nero, rosso, rosa, verde, arancione chiaro e blu, e sono acquistabili a lotti da 10 pezzi. Davvero una soluzione comoda ed elegante per custodire il proprio badge ed evitare che possa smarrirsi o danneggiarsi.

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Residence Privilege Apartments a Monza

Il Residence Privilege Apartments si trova a Vimercate, tra Monza e Milano, ed offre ogni tipo di comodità a quanti viaggiano per motivi personali o di lavoro. Gli appartamenti esclusivi a disposizione degli ospiti sono infatti dotati di ogni comfort e consentono di usufruire di un relax ancora più intenso grazie agli oltre 10 mila metri quadrati di verde che circondano la struttura. Chi desidera dedicarsi al proprio lavoro durante la permanenza inoltre, può farlo tranquillamente grazie al Wi-Fi gratuito offerto in tutti gli appartamenti, nonché alla comoda scrivania, telefono, e servizio di invio/ricezione fax a disposizione.

Se, al termine di una intensa giornata di lavoro, il desiderio dovesse essere quello di rilassarsi e liberare la mente dalle fatiche del giorno, sarà possibile concedersi una piacevole doccia con getti idromassaggio, usufruire della TV a schermo piatto, rilassarsi tra i fornelli dell’ottimo piano cottura presente, prepararsi un buon caffè grazie all’apposita macchina per caffè espresso, accendere l’aria condizionata o riscaldamento ed infine concedersi un buon sonno su di un ottimo cuscino in memory. Non manca davvero nulla dunque per dedicarsi al lavoro ma anche per rilassarsi in maniera adeguata, proprio come quando si è in casa, e rilassarsi così in uno dei più moderni ed eco-friendly hotel a Monza.

Esistono inoltre due differenti tipologie di appartamento, il Classic o l’Executive, che presentano la stessa capacità di offrire benessere e relax agli ospiti, sebbene con qualche differenza per quel che riguarda le dimensioni dell’ambiente ed il numero massimo di persone che è possibile ospitare. Per quel che riguarda i dintorni della struttura è importante sottolineare che a meno di un chilometro di distanza, è presente un quartiere che vanta diversi cinema multisala, centri commerciali, negozi ed ogni tipo di servizio. Ad un solo chilometro dalla struttura infine, vi è il centro business Energy Park.

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Acqua pura e sicura con i distributori IWM per l’ufficio

Bere dell’acqua ben bilanciata e ricca di sali minerali è importante per mantenere in perfetto stato di salute il nostro fisico e l’organismo più in generale. Diversi studi hanno anche recentemente dimostrato la stretta relazione che vi è tra una corretta idratazione e la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione nel corso della giornata. Ecco perché, soprattutto all’interno di ambienti lavorativi di ogni tipo, è bene fare in modo che i dipendenti possano avere sempre accesso ad una fonte d’acqua così da potersi dissetare ogni qualvolta si avverta la necessità di bere. L’esigenza di garantire una corretta idratazione ai lavoratori va spesso ad incontrare delle difficoltà nel momento in cui si scopre che l’acqua dei boccioni, tipicamente utilizzati per garantire la necessaria fornitura d’acqua sui luoghi di lavoro, ha un costo al litro non indifferente e che dunque si tratta di una voce di spesa mensile piuttosto importante.

A ciò vanno aggiunte le difficoltà fisiche nello stoccare e trasportare i pesanti boccioni o il doverli mettere in funzione ogni qualvolta quello precedente si svuota del tutto. La soluzione pratica, conveniente e di qualità è oggi rappresentata dal distributore d’acqua per ufficio che IWM propone: una soluzione moderna ed efficace per la quale è possibile andare a filtrare direttamente l’acqua del rubinetto e trattarla migliorandola sia dal punto di vista della struttura che del sapore, con la possibilità di averla fredda, calda, gasata o con ghiaccio in base alle preferenze personali. Grazie al sistema ad osmosi inversa la qualità dell’acqua è dunque garantita, e trattandosi di acqua di rubinetto il costo di approvvigionamento per litro sarà ovviamente più basso rispetto quello relativo ai boccioni da ufficio. Sarà la stessa IWM ad occuparsi della manutenzione annuale del distributore così da garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, preservandolo nel tempo.

Italiani e investimenti nell’economia reale

Al terzo trimestre 2021 è di 5.000 miliardi di euro il valore del portafoglio finanziario degli italiani, +25,5% negli ultimi dieci anni, e +5,9% rispetto al 2020. La propensione al risparmio, pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, è aumentata al 15,6% nel 2020, e oggi è pari al 13,1%. Per far ripartire gli investimenti sono disponibili tante risorse private, di cui una quota rilevante è in forma liquida sui conti correnti bancari. Liquidità e depositi delle famiglie hanno infatti registrato un boom nel decennio (+32,1%) e una crescita del 3,7% rispetto al 2020, volando sopra i 1.600 miliardi di euro.

Sono alcuni risultati del Rapporto ‘Investire di più, investire nell’economia reale’, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito.

Cosa fare del contante precauzionale?

Si possono distinguere quattro gruppi di risparmiatori: il 21,5% è impaurito, pronto ad ampliare l’attuale quota di liquidità, anche a scapito di altre forme di risparmio, il 30,8% è cauto, vuole preservare la propria quota di contante senza penalizzare altre forme di risparmio, e il 36,4% è un investitore moderato, pronto a investire almeno in parte il contante accumulato. I risparmiatori più audaci sono l’11,3%: solidi dal punto di vista patrimoniale, abituati agli investimenti azionari, sono propensi a investire in attività finanziarie ad alto rischio e alti rendimenti potenziali. In sintesi, circa la metà dei risparmiatori è pronta a scongelare un po’ della propria liquidità facendola affluire verso gli investimenti.

Come tornare agli investimenti finanziari?

Quali sono i requisiti degli investimenti che potrebbero stimolare le persone a dirottarvi risorse? Il 38,8% vorrebbe rendimenti più alti, il 25,6% costi dei servizi di gestione più bassi, il 22,8% rassicurazioni sul valore reale dell’investimento. Aiuterebbe a vincere paure e resistenze dei risparmiatori anche l’evoluzione di aspetti di contesto, come un sistema di welfare più ampio e rassicurante (28,0%) e un allentamento dell’incertezza generale (22,8%). Il 78,2% dei risparmiatori è poi propenso a effettuare investimenti etici, e il 54,4% investirebbe in Pmi italiane. Quanto ai titoli di Stato, il 71,7% non li acquisterebbe, mentre il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari. Insomma, i titoli di Stato, per ora, non hanno appeal e il mattone non è più ritenuto l’investimento sicuro e remunerativo.

Il risparmio gestito

Il 40,0% degli italiani conosce gli strumenti del risparmio gestito. Tra chi li conosce, il 46,2% ne ha fiducia, e la propensione a investire in questi prodotti risulta buona: il 53,1% dei risparmiatori lo farebbe e il 10,9% lo ha già fatto in passato. Decisivo è il ruolo della consulenza finanziaria, da cui il 40,8% degli italiani si aspetta chiarezza, il 39,5% competenza, il 24,3% attenzione alle esigenze del cliente, il 21,7% esperienza. Positivo è anche il giudizio espresso dai consulenti finanziari: il 50,5% rileva che negli ultimi due anni è aumentata la fiducia dei clienti nel risparmio, e per il 48,6% la clientela si aspetta che i propri interlocutori infondano sicurezza in merito alle scelte di gestione dei propri soldi.

Boom di download per Mastodon, l’alternativa a Twitter

Mastodon, il social che si autopresenta come “l’alternativa etica a Twitter”, sta registrando un boom di download. Con l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk è scattata infatti la corsa degli utenti verso piattaforme alternative, e la principale candidata al momento sembra essere proprio Mastodon. Fondato nel 2016 dal tedesco Eugen Rochko, allora 24enne, Mastodon conta 4,4 milioni di iscritti. Una cifra che in questi giorni sta crescendo in modo considerevole. Secondo lo stesso Rochko, la notizia dell’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha innescato un picco di iscrizioni. E proprio su Twitter, ora Mastodon è al quarto posto tra gli argomenti più cinguettati.

“La più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata”

Il social si caratterizza per l’assenza di pubblicità e profilazione degli utenti, ma soprattutto è interamente guidato dalla sua community, che controlla e segnala i post che violano le regole di utilizzo. L’aspetto di Mastodon è quello di un microblogging in stile Twitter, con un limite di 500 caratteri, e si descrive come “la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata del mondo”. Questo perché non si appoggia a un server centrale, bensì su una rete di ‘nodi’ collegati, tanto da definirsi anche come “social network federato”.

Tremila istanze con regole d’uso proprie e argomenti vietati

Mastodon è formato da circa 3mila canali, chiamati ‘istanze’, ognuna con le proprie regole d’uso e argomenti vietati.
Ad esempio, su Mastodon.uno, la prima istanza generalista indirizzata ai soli utenti di lingua italiana, è vietata l’apologia di fascismo, cosi come sono vietati razzismo, sessismo, transfobia, proselitismo e intolleranza religiosa, nonché la diffusione intenzionale di fake news, riporta Ansa. Inoltre, la pubblicazione dei contenuti non risponde ad alcun algoritmo che metta in evidenza post che si potrebbero trovare interessanti. Infatti Mastodon mostra tutto in ordine cronologico. E non c’è un unico flusso di informazioni: i post sono pubblicati in diversi hub.

Il controllo dei contenuti spetta solo alla community

Il controllo dei contenuti spetta poi solo alla community, che gestisce la segnalazione dei post che violano le regole. Una prospettiva che in un periodo in un cui le fake news abbondano può spaventare, ma Mastodon crede che lo sforzo collettivo funzioni meglio di qualsiasi algoritmo.  “Se non volete un social network in cui Mark Zuckerberg, Jack Dorsey o un altro ceo miliardario determini cosa potete pubblicare e quali post possano diventare popolari, Mastodon è una buona alternativa”, si legge nell’hub italiano Mastondon.uno.
In ogni caso, riporta Techprincess, dopo il debutto su iOS, Mastodon ora arriva anche su Android. Resta da vedere se la crescita della piattaforma sarà davvero sostenibile. 

Fine dello smart working, ecco l’etichetta del rientro in ufficio

La pandemia pare stia mollando la presa e, dopo due anni di lavoro tira-molla, fra presenza in sede e smart-working, nei prossimi mesi si assisterà a un massiccio ritorno negli uffici. Si tratta di un passaggio importante, anche se per molti sarà in modalità ibrida, perchè ritornare a una uova normalità non è facile. E, soprattutto, in tanti ci siamo abituati anche alla comodità delle nostre mura domestiche, tra le quali possiamo comportarci come meglio crediamo. Ecco, è arrivato il tempo di cambiare, sia off sia on line, per quanto riguarda le modalità e soprattutto i comportamenti da tenere sul posto di lavoro: siamo pronti?

Cose da sapere

Gli esperti hr di InfoJobs, la piattaforma leader in Italia per la ricerca di lavoro online, hanno stilato un piccolo galateo del rientro in ufficio, con poche e semplici indicazioni per “ri-abituarci” a vivere in un contesto lavorativo non più confinato fra le mura domestiche, ma che non può prescindere dalla coesistenza con la dimensione online. Innanzitutto, riporta Adnkronos, se la la modalità di lavoro è ibrida, servono pianificazione, flessibilità e rispetto delle esigenze di tutti. L’organizzazione del lavoro, soprattutto di team, dovrà necessariamente conciliare le esigenze di chi lavora da remoto e di chi è presente in ufficio, pianificando con attenzione orari e spazi e utilizzando al massimo le opportunità della tecnologia, con un approccio flessibile alla gestione dei contrattempi, piccoli e grandi, che possono inevitabilmente presentarsi. In seconda battuta, bisogna adottare in ufficio un outfit corretto: anche se bisogna lasciare a casa tute e pigiami, ciò che conta è la produttività e il raggiungimento degli obiettivi, l’outfit da ufficio rimane ciò che cattura lo sguardo al primo impatto. In una recente indagine di InfoJobs, il 69% degli intervistati ha dichiarato che il modo di vestire non incide sulla produttività, mentre per il 31% l’aspetto curato motiva maggiormente ad affrontare la giornata lavorativa. 

Rispetto per se stessi e per gli altri 

Altre regole del galateo da applicare riguardano il rispetto, in senso lato. Innanzitutto, occorre rispettare l’orario di lavoro. Per ciò che concerne l’organizzazione in ufficio, vanno considerati il più possibile gli orari “standard”. Se si tratta di un’eccezione o di una emergenza, si può anche sforare, ma meglio attenersi alle ore canoniche. Ancora, bisogna tenere a mente che la propria postazione di lavoro non è un’isola. Occhi quindi al tono della voce: ci sono colleghi (e capi) ed è preferibile adottare un tono di voce adeguato, per non disturbare ma anche per mantenere riservate le proprie conversazioni. Stesso discorso per chi parla dall’altra parte dello schermo: le cuffie in ufficio non sono un optional ma la base del rispetto. Per stare insieme, poi, pause caffè o pranzi, sempre nel rispetto delle regole della nuova normalità, sono momenti preziosi di confronto con i colleghi. Permettono di esplorare la persona, oltre il professionista, di creare legami che possono poi sfociare in amicizie, ma anche di risolvere a quattr’occhi dubbi e problemi di lavoro. Privacy: la postazione di lavoro non è la scrivania di casa. Meglio far attenzione a non lasciare oggetti personali, documenti riservati o pc attivi, soprattutto in open space o scrivanie in condivisione. I dati sensibili sono tali per una ragione.

Sapersi comportare

Uno dei vantaggi dello smart-working è la possibilità di sfogarsi da momenti di stress in libertà a telecamere spente. In ufficio non è così, non ci si può celare dietro una telecamera non attiva; occorre quindi mantenere sempre un atteggiamento professionale e mostrare il disappunto in modo adeguato al contesto, senza eccessi, ma anche senza ipocrisie. Attenzione agli sguardi troppo rivelatori. Un altro vantaggio dello smart-working è la flessibilità, che per alcuni si traduce nella possibilità di gestire con più agio gli impegni propri e della famiglia. Con il rientro in ufficio o con il lavoro ibrido è necessaria una maggiore e migliore organizzazione per bilanciare lavoro e vita privata. Infine, il consiglio più importante:  il lavoro è sì impegno, ma anche passione. Divertirsi in quello che si fa è fondamentale per il successo.

Etichette alimentari: il 90% dei consumatori le guarda abitualmente

Un segno tangibile di un cambiamento culturale e di uno stile di vita più sano: guardare l’etichetta prima dell’acquisto. Un’abitudine consolidata per il 90% dei consumatori italiani, soprattutto per scoprire la data di scadenza dei prodotti (75%), provenienza geografica (61%) e assenza di prodotti ‘dannosi’ per la salute (47%). È quanto emerge da una ricerca di Banco Fresco, la catena food presente in Lombardia e Piemonte. Tra le etichette più ‘convincenti’, la ricerca segnala quelle con le diciture ‘senza antibiotici’ (59%), ‘senza conservanti’ (53%), seguite da ‘senza zuccheri’ e ‘senza polifosfati’, entrambe al 29%.

La salute viene prima della dieta

La salute, dunque, viene prima della dieta. Basti pensare che il 52% dei consumatori individua negli additivi le sostanze ritenute più dannose, più del sale (12%), dello zucchero (12%) e dei grassi in generale (11%). Secondo l’indagine, risulta alto anche il livello di preparazione circa il sistema di etichettatura. Quello attuale è ritenuto abbastanza chiaro dal 78% del campione, anche se ci sono ancora lacune da colmare, come la conoscenza del significato corretto della dicitura ‘Consumare entro…’, che solo un terzo dei consumatori ha dimostrato avere ben chiaro, riferisce Ansa.

Tanta l’attenzione al Made in Italy

Gli italiani, quindi, sono sempre più attenti alla propria salute, e non solo dal punto di vista dell’alimentazione, ma anche da quello sportivo. Il 64% fa infatti sport abitualmente o saltuariamente, e il 92% prova a seguire una dieta abbastanza sana ed equilibrata. E questo si vede anche dalle abitudini di acquisto durante la spesa, dato che la maggior parte degli italiani (62%), come primo fattore guarda l’etichetta e i relativi ingredienti dei prodotti, perché il ‘contenuto’ supera il valore del marchio, nonché le attività di promozione e scontistica. Tanta, poi, anche l’attenzione al Made in Italy e all’indicazione geografica dei cibi (DOP, DOC, DOCG, IGP), che per l’81% costituisce un elemento determinante al momento dell’acquisto.

Attenti a evitare gli sprechi

Solo un quarto del campione però non è a conoscenza della regola secondo cui gli ingredienti sono elencati dal più al meno presente, ma più della metà sa esattamente quali sono gli elementi obbligatori per legge che devono figurare su tutte le etichette alimentari (ingredienti, scadenza, presenza di allergeni, quantità netta, valori nutrizionali, provenienza geografica).  Ma il consumatore italiano è anche attento a evitare gli sprechi. La ricerca di Banco Fresco rivela che giunti alla data di scadenza, prima di buttare via i prodotti, i consumatori nel 60% dei casi controllano che le proprietà organolettiche non siano variate, e quindi, se possibile, preferiscono consumare l’alimento.
D’altronde gli italiani sono già abituati a controllare da soli la bontà dei prodotti. Nel 94% dei casi quando si tratta di frutta e verdura la preferenza ricade sui prodotti ‘sfusi’.

Milano, il lavoro non è più rosa

Sotto la Madonnina l’occupazione recupera solo nella componente maschile, mentre quella femminile segna il passo. A sottolineare questa differenza nel mercato del lavoro, che evidenzia un ulteriore ampliamento del gender gap a sfavore delle donne, è l’analisi realizzata dal Centro Studi di Assolombarda e pubblicata su Your Next Milano la piattaforma che ospita le analisi su Milano e gli asset su cui ripensare lo sviluppo della città.

Dopo la pandemia, c’è ancora terreno da recuperare

Si evidenzia, infatti, un aumento rispetto al 2020, ma i 6 mila occupati in più dell’anno risultano del tutto insufficienti a colmare i -48 mila registrati nel 2020 con l’avvento della pandemia. Il conto è assai più negativo rispetto alle stime fatte lo scorso anno, in quanto l’Istat ora esclude dal computo degli occupati i cassintegrati da più di tre mesi. Differenziando tra componente femminile e maschile, il quadro annuo emerge particolarmente negativo per le donne: nel 2021 i posti di lavoro a Milano crescono esclusivamente per la componente maschile (+11 mila occupati), mentre quella femminile si riduce (-5 mila occupate). Quindi, se per il 2020 l’occupazione femminile a Milano aveva mostrato una diminuzione minore rispetto a quella maschile, in controtendenza rispetto alla tendenza nazionale e grazie alla più elevata concentrazione in lavori a maggior contenuto professionale e in settori come la sanità, nel 2021 il quadro si inverte.

L’andamento dei macrosettori

L’occupazione al femminile a Milano cede nell’ultimo anno per effetto del contrapposto andamento dei macrosettori sul territorio: gli unici che creano posti di lavoro sono le costruzioni e, in parte, commercio, alberghi e ristorazione. Sono soprattutto gli uomini a beneficiarne da un lato perché l’edilizia, il settore con l’aumento più consistente, utilizza una forza lavoro prevalentemente maschile, dall’altro perché l’occupazione femminile si concentra maggiormente tra i lavoratori dipendenti, che a Milano registrano un calo (-3 mila) mentre risalgono gli indipendenti (+10 mila). Tirando le somme dell’ultimo biennio, a fine 2021 sono ancora -42 mila gli occupati totali nella città metropolitana rispetto al 2019 (pari al -2,8%), somma di -23 mila donne (in calo di ben il -3,3%) e -19 mila uomini (-2,3%). Nel 2021 le donne occupate a Milano diminuiscono di -5 mila unità e rispetto al 2019 sono ancora 23 mila in meno  -5000 11000 Al contrario, nel 2021 crescono di +11 mila gli occupati uomini (comunque ancora -19 mila rispetto al 2019).

Mercato Immobiliare, analisi congiunturale e prospettive

Il mercato immobiliare italiano nel 2021 registra un incremento del 34% delle compravendite in ambito residenziale rispetto al 2020, ma la follia bellica rischia di ridimensionare un quadro altrimenti positivo. È prematuro azzardare ipotesi sulle conseguenze immobiliari della crisi ucraina, quello che è certo è il temporaneo deterioramento del clima generale di fiducia.  Superata brillantemente la tempesta Covid-19, il mercato immobiliare italiano si trova ora ad affrontare le conseguenze di un’altra sciagura. E il binomio costituito da una domanda di acquisto esuberante e una politica creditizia espansiva, che aveva consentito al settore residenziale di superare l’ondata pandemica, potrebbe uscire ammaccato dall’impatto con la vicenda bellica. È quanto emerge dal 1° Rapporto sul Mercato Immobiliare 2022 di Nomisma.

Nel 2021 effettuate quasi 798.000 transazioni

“Al 31 dicembre 2021 sono state effettuate poco meno di 798.000 transazioni, il 94% delle quali per abitazioni. Si tratta di dati non dissimili a quelli del periodo 2006/2007, nel pieno della fase ascendente del ciclo precedente”, commenta Luca Dondi, AD Nomisma. Il mantenimento di questi straordinari livelli transattivi, che fino a febbraio sembrava lo scenario più verosimile, appare oggi una prospettiva ottimistica. A beneficiarne sono stati tutti i contesti territoriali, con un’accentuazione più marcata nelle localizzazioni periferiche e di provincia. Di certo, la pandemia ha prodotto una rottura rispetto al passato nelle preferenze che orientano la domanda immobiliare, favorendo uno spostamento verso localizzazioni periferiche, purché facilmente accessibili ai servizi e al mercato del lavoro.

L’inversione della curva dei prezzi

“L’esuberanza dell’attività transattiva del segmento residenziale ha restituito vitalità anche al mercato delle unità immobiliari d’impresa – aggiunge Dondi -. Il perdurante eccesso di offerta su questo versante non ha, tuttavia, consentito un’inversione di tendenza anche sul fronte dei prezzi, che hanno proseguito, seppure con un’intensità più contenuta, la parabola discendente inaugurata già da molti anni”.
L’inversione della curva dei prezzi, seppur lenta, appare generalizzata indipendentemente dal rango dei mercati urbani, venendo alimentata, oltre che dalla pressione della domanda, dalla pressione inflattiva in atto. La variazione annuale dei prezzi delle abitazioni usate, che in Italia rappresentano il 75% del mercato delle compravendite residenziali, si è attestata quindi all’1,2%, con un campo di variazione che va dal +3,2% di Modena al -1,1% di Salerno.

La domanda di abitazioni si è spostata verso l’acquisto

La domanda di abitazioni, che negli anni pre-Covid tendeva a ripartirsi equamente tra acquisto e locazione, nel periodo pandemico si è spostata verso l’acquisto. Il consuntivo annuale rappresentato dall’indice di performance residenziale del mercato delle compravendite ha registrato un nuovo aumento dopo l’interruzione del 2020 e dei primi mesi del 2021. Nel 2022 la domanda di acquisto si attesta al 56,3% contro il 43,7% della domanda di locazione, che tuttavia recupera 2,5% punti percentuale rispetto al 2021. È dunque prevedibile, che alla luce della tendenza registrata nei primi mesi del 2022, si assista a un progressivo riallineamento delle quote per effetto di un aumento della domanda di locazione.

Lavoro, nel 2021 oltre 450.000 offerte pubblicate: +29% 

Il 2021 sembra chiudersi positivamente per il mercato del lavoro. Nonostante un panorama economico-sociale che in due anni ha visto l’avvicendarsi di situazioni critiche come conseguenza dell’emergenza sanitaria, cresce il numero di offerte di lavoro. Nei dodici mesi del 2021 sono infatti oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende italiane sulla piattaforma per la ricerca di lavoro online InfoJobs. Un dato che corrisponde al +29% anno su anno. L’incremento è generalizzato in tutta Italia, e nessuna regione ha registrato flessioni negative rispetto al 2020.

Facilitare l’incontro tra aziende e oltre 6,5 milioni di candidati

L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2021 di InfoJobs, analizzando le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma e le ricerche attive da parte delle aziende, conferma quanto già evidenziato nel primo semestre dell’anno 2021. 
“Vogliamo interpretare questo risultato come l’espressione di capacità, caparbietà e intraprendenza sia da parte delle aziende che da parte dei candidati, che mai hanno smesso di credere nella ripresa del mercato del lavoro – commenta Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs -. Pur entrando in un 2022 che si preannuncia ancora difficile e soprattutto incerto, permane il nostro compito di facilitare l’incontro tra aziende e candidati, che sono oltre 6,5 milioni, mettendo la nostra expertise digitale al servizio dei bisogni del Paese reale”.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sul podio

In cima alla classifica delle regioni che spiccano per offerte di lavoro si conferma per il quinto anno consecutivo la Lombardia, con il 31,5% del totale nazionale delle offerte pubblicate dalle aziende su InfoJobs. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna (17,2%), al terzo posto il Veneto (14,2%), seguito dal Piemonte al quarto posto (9%), e al quinto la Toscana (6%).  Quanto alle province, le evidenze di InfoJobs riconfermano al primo posto della classifica Milano come provincia più attiva, nella quale si concentra il 12,2% delle offerte.

Province più dinamiche rispetto al 2020

Nelle posizioni a seguire, la classifica presenta un leggero dinamismo rispetto al 2020, con province a pari merito. Roma e Torino sono entrambe al secondo posto con il 4,6% delle offerte, Bergamo e Bologna, che sale di una posizione rispetto al 2020, insieme al terzo posto con il 4,2%, mentre al quarto posto Brescia (4,1%), e ancora un pari merito in chiusura della top 5 con l’ingresso di Verona e Modena (3,2%). Il rinnovamento del mercato del lavoro impatta anche altre province. Nella top 10 spiccano per un ingente incremento in termini di offerte rispetto all’anno precedente Firenze, al nono posto, con il +27%, e Reggio Emilia, al decimo posto, che nel 2021 registra un +55%.

Giovani e acqua, un’abbinata vincente per la vita

Idratarsi correttamente, bevendo l’adeguata quantità d’acqua, è un lasciapassare per una vita lunga e in salute. Ma è ancora più importante durante la fase della crescita, come sottolinea la dottoressa Elisabetta Bernardi, biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino. In particolare, l’acqua è amica dei ragazzi: proprio l’idratazione è essenziale per il mantenimento fisico e cognitivo dei giovani. L’acqua è un elemento essenziale per la vita e fondamentale per tutte le funzioni del corpo umano, composto per la maggior parte proprio da liquidi. Come riporta l’Ansa,  è necessario quindi imparare a mantenersi adeguatamente idratati durante la crescita per favorire il corretto sviluppo delle capacità fisiche e mentali evitando di incorrere in uno stato di disidratazione. Questa condizione, specialmente negli adolescenti, è in grado di compromettere le normali funzioni vitali e il loro processo di crescita.

Quanto bere?

Uno studio riportato su Annals of Nutrition & Metabolism riferisce che la quantità di liquidi nel corpo in età adulta è pari al 50-60% della massa corporea, livello che si consegue progressivamente con la pubertà. Fino a quando non raggiungono questo equilibrio, i ragazzi perdono giornalmente più acqua di quanta ne consumano: per questo motivo hanno un fabbisogno idrico maggiore per unità di peso. Educare gli adolescenti a idratarsi correttamente, può quindi aiutarli a bilanciare la graduale diminuzione di acqua nel loro corpo. Il fabbisogno di liquidi, quindi,  cambia a seconda dell’età delle persone, ma è soprattutto durante la crescita che una giusta assunzione di acqua può facilitare lo sviluppo dei processi fisici e neurologici dell’individuo. I livelli di assunzione quotidiana di liquidi raccomandati dall’EFSA sono di 1.900 ml al giorno per le ragazze e 2.100 ml al giorno per i ragazzi di età compresa tra 9 e 13 anni. Tuttavia, secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, solo il 15% dei giovani in questa fascia d’età consuma il corretto quantitativo di acqua ogni giorno. Questo dato è stato confermato anche da studi condotti in Europa.

Oltre all’acqua, conta l’alimentazione

Per favorire un livello di idratazione corporea equilibrato non basta solo bere tanto, ma è necessario anche seguire una corretta alimentazione. Cibi ad alto contenuto di acqua come frutta e ortaggi possono ottimizzare l’idratazione corporea. Bere sufficienti quantità di acqua e assumere questo tipo di alimenti con costanza può aiutare ad evitare il presentarsi di problematiche legate alla disidratazione, ad esempio, alla salute renale e metabolica, o al verificarsi di disturbi cognitivi e dell’umore, sia nel presente che nel futuro. Giovani che non bevono abbastanza diventano adulti che non bevono abbastanza: è quindi fondamentale il contributo educativo da parte di persone che appartengono non solo al contesto familiare ma anche a quello scolastico, dove l’acqua può aiutare nelle attività di apprendimento, e in quello sportivo, ambito in cui questo elemento è di primaria importanza.

Il petfood cresce nel carrello della spesa e segue i trend emergenti del mercato

l petfood cresce nel carrello della spesa degli italiani e segue i trend emergenti del mercato. Di fatto, il menu di cani e gatti è sempre più simile a quello dei loro proprietari, soprattutto come valori-guida e tendenze. Si tratta di un mercato che vale 767 milioni di euro di sell-out, generati da 3.461 prodotti che nell’arco del 2020 hanno registrato un aumento di +1,2% delle vendite complessive tra supermercati e ipermercati.  Sono alcuni risultati del dossier dedicato all’alimentazione felina e canina contenuto nella decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Secondo l’Osservatorio il paniere più consistente, per numero di referenze e per valore delle vendite, è quello dei prodotti arricchiti: complessivamente il ‘rich-in’ supera i 453 milioni di euro di vendite (59,1% del totale nutrizione cane e gatto) e mostra una crescita annua di +1,0% del sell-out.

Il paniere rich-in e quello free form

Tra i nove i claim individuati sulle etichette dei 1.774 prodotti arricchiti emergono ‘vitamine’, ‘Omega 3-6’ e ‘proteine’. Si contraggono invece le vendite di alimenti con ‘carne/pesce fresco’ (-12,6%), pur restando ancora molto diffusi (353 prodotti, 10,2% di quota). Hanno invece superato i 435 milioni di euro (+2,8% annuo) le vendite dei 1.557 prodotti che rientrano nel paniere free from. Tra i cinque i claim rilevati sulle etichette il più diffuso e importante per giro d’affari è ‘senza coloranti’, mentre quello a maggior crescita annua è ‘grain free/low grain’ (+21,4% in termini di vendite).

Il valore dell’italianità diventa determinante per le scelte d’acquisto

Ma il vero fenomeno nel petfood è l’affermazione dell’italianità dei prodotti come valore determinante per le scelte d’acquisto in supermercati e ipermercati italiani.
“Anche nella nutrizione di cani e gatti cresce l’importanza dei prodotti che indicano la loro italianità in etichetta – commenta Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy -. Le 486 referenze inserite in questo paniere dall’Osservatorio Immagino hanno aumentato le vendite di +17,7% in un anno, sfiorando i 56 milioni di euro di sell-out in ipermercati e supermercati italiani”.
Quattro i claim e i pittogrammi individuati: la bandiera italiana è il più usato, mentre l’indicazione ‘Prodotto in Italia/Made in Italy’ è il più dinamico, con vendite in crescita di +36,7% nell’arco dei 12 mesi.

La sostenibilità entra nell’alimentazione di cani e gatti

L’Osservatorio Immagino ha evidenziato la presenza e il ruolo della sostenibilità nel mondo del petfood, e sulle etichette dei prodotti destinati alla nutrizione di cani e gatti ha individuato 13 tra claim e certificazioni green attribuendoli a tre panieri tematici.
Il principale, per numero di referenze e valore delle vendite, è quello che riunisce 762 prodotti che dichiarano di essere stati ottenuti nel rispetto degli animali: copre il 16,7% di tutte le referenze monitorate e supera i 135 milioni di euro di sell-out.
Il secondo comprende 661 prodotti provenienti da allevamenti e agricoltura sostenibili, che hanno realizzato oltre 134 milioni di euro (-0,9%), mentre il terzo è quello del management sostenibile delle risorse, che conta 173 prodotti per 33,7 milioni di euro di giro d’affari (+21,4%).