Lavoro, nel 2021 oltre 450.000 offerte pubblicate: +29% 

Il 2021 sembra chiudersi positivamente per il mercato del lavoro. Nonostante un panorama economico-sociale che in due anni ha visto l’avvicendarsi di situazioni critiche come conseguenza dell’emergenza sanitaria, cresce il numero di offerte di lavoro. Nei dodici mesi del 2021 sono infatti oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende italiane sulla piattaforma per la ricerca di lavoro online InfoJobs. Un dato che corrisponde al +29% anno su anno. L’incremento è generalizzato in tutta Italia, e nessuna regione ha registrato flessioni negative rispetto al 2020.

Facilitare l’incontro tra aziende e oltre 6,5 milioni di candidati

L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2021 di InfoJobs, analizzando le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma e le ricerche attive da parte delle aziende, conferma quanto già evidenziato nel primo semestre dell’anno 2021. 
“Vogliamo interpretare questo risultato come l’espressione di capacità, caparbietà e intraprendenza sia da parte delle aziende che da parte dei candidati, che mai hanno smesso di credere nella ripresa del mercato del lavoro – commenta Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs -. Pur entrando in un 2022 che si preannuncia ancora difficile e soprattutto incerto, permane il nostro compito di facilitare l’incontro tra aziende e candidati, che sono oltre 6,5 milioni, mettendo la nostra expertise digitale al servizio dei bisogni del Paese reale”.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sul podio

In cima alla classifica delle regioni che spiccano per offerte di lavoro si conferma per il quinto anno consecutivo la Lombardia, con il 31,5% del totale nazionale delle offerte pubblicate dalle aziende su InfoJobs. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna (17,2%), al terzo posto il Veneto (14,2%), seguito dal Piemonte al quarto posto (9%), e al quinto la Toscana (6%).  Quanto alle province, le evidenze di InfoJobs riconfermano al primo posto della classifica Milano come provincia più attiva, nella quale si concentra il 12,2% delle offerte.

Province più dinamiche rispetto al 2020

Nelle posizioni a seguire, la classifica presenta un leggero dinamismo rispetto al 2020, con province a pari merito. Roma e Torino sono entrambe al secondo posto con il 4,6% delle offerte, Bergamo e Bologna, che sale di una posizione rispetto al 2020, insieme al terzo posto con il 4,2%, mentre al quarto posto Brescia (4,1%), e ancora un pari merito in chiusura della top 5 con l’ingresso di Verona e Modena (3,2%). Il rinnovamento del mercato del lavoro impatta anche altre province. Nella top 10 spiccano per un ingente incremento in termini di offerte rispetto all’anno precedente Firenze, al nono posto, con il +27%, e Reggio Emilia, al decimo posto, che nel 2021 registra un +55%.

Giovani e acqua, un’abbinata vincente per la vita

Idratarsi correttamente, bevendo l’adeguata quantità d’acqua, è un lasciapassare per una vita lunga e in salute. Ma è ancora più importante durante la fase della crescita, come sottolinea la dottoressa Elisabetta Bernardi, biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino. In particolare, l’acqua è amica dei ragazzi: proprio l’idratazione è essenziale per il mantenimento fisico e cognitivo dei giovani. L’acqua è un elemento essenziale per la vita e fondamentale per tutte le funzioni del corpo umano, composto per la maggior parte proprio da liquidi. Come riporta l’Ansa,  è necessario quindi imparare a mantenersi adeguatamente idratati durante la crescita per favorire il corretto sviluppo delle capacità fisiche e mentali evitando di incorrere in uno stato di disidratazione. Questa condizione, specialmente negli adolescenti, è in grado di compromettere le normali funzioni vitali e il loro processo di crescita.

Quanto bere?

Uno studio riportato su Annals of Nutrition & Metabolism riferisce che la quantità di liquidi nel corpo in età adulta è pari al 50-60% della massa corporea, livello che si consegue progressivamente con la pubertà. Fino a quando non raggiungono questo equilibrio, i ragazzi perdono giornalmente più acqua di quanta ne consumano: per questo motivo hanno un fabbisogno idrico maggiore per unità di peso. Educare gli adolescenti a idratarsi correttamente, può quindi aiutarli a bilanciare la graduale diminuzione di acqua nel loro corpo. Il fabbisogno di liquidi, quindi,  cambia a seconda dell’età delle persone, ma è soprattutto durante la crescita che una giusta assunzione di acqua può facilitare lo sviluppo dei processi fisici e neurologici dell’individuo. I livelli di assunzione quotidiana di liquidi raccomandati dall’EFSA sono di 1.900 ml al giorno per le ragazze e 2.100 ml al giorno per i ragazzi di età compresa tra 9 e 13 anni. Tuttavia, secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, solo il 15% dei giovani in questa fascia d’età consuma il corretto quantitativo di acqua ogni giorno. Questo dato è stato confermato anche da studi condotti in Europa.

Oltre all’acqua, conta l’alimentazione

Per favorire un livello di idratazione corporea equilibrato non basta solo bere tanto, ma è necessario anche seguire una corretta alimentazione. Cibi ad alto contenuto di acqua come frutta e ortaggi possono ottimizzare l’idratazione corporea. Bere sufficienti quantità di acqua e assumere questo tipo di alimenti con costanza può aiutare ad evitare il presentarsi di problematiche legate alla disidratazione, ad esempio, alla salute renale e metabolica, o al verificarsi di disturbi cognitivi e dell’umore, sia nel presente che nel futuro. Giovani che non bevono abbastanza diventano adulti che non bevono abbastanza: è quindi fondamentale il contributo educativo da parte di persone che appartengono non solo al contesto familiare ma anche a quello scolastico, dove l’acqua può aiutare nelle attività di apprendimento, e in quello sportivo, ambito in cui questo elemento è di primaria importanza.

Cosa fare per mettere in sicurezza la porta di casa

A tutti noi sarà capitato di venire a conoscenza di furti con scasso verificati all’interno di abitazioni private, anche proprio lungo la strada cui noi stessi viviamo.

Purtroppo i malviventi hanno acquisito sempre più destrezza nel forzare ogni tipo di porta e serratura, ed il risultato è che neanche le porte blindate ed i sistemi di sicurezza più avanzati possono garantire al 100% l’inattaccabilità del nostro appartamento.

In questi casi comunque, una delle prime cose che si tende a fare per difendersi dai ladri, e cercare di rendergli la vita più difficile, è quella di rinforzare la serratura della porta di casa e fare in modo che sia più difficile da scardinare.

Questa è infatti una soluzione intelligente perché, a prescindere dall’ abilità degli scassinatori e dal tipo di serratura, andando a rendere più complicate le cose ai malviventi sicuramente li costringeremo a perdere del tempo prezioso che in determinati casi può significare per loro anche rinunciare al colpo.

Vediamo allora di seguito cosa potremmo fare per mettere in sicurezza la porta di casa aumentare le probabilità che essa diventi a tutti gli effetti impenetrabile.

Aggiungere una serratura supplementare

Quello di aggiungere una serratura supplementare è una prima idea per rendere le cose più difficili ai malviventi. Le serrature supplementari vanno alloggiate direttamente sull’anta della porta, laddove vengono ancorate e avvitate.

Sul telaio della porta va invece alloggiato il cilindro all’interno del quale alloggeranno i pistoni.

Alcuni modelli offrono direttamente una triplice serratura, ovvero una serratura la cui chiusura non è soltanto quella orizzontale ma anche quella che può venire sopra e sotto mediante delle apposite aste.

Come bloccare la porta dall’interno?

Per avere ancora più sicurezza relativamente alla porta di casa è possibile aggiungere un sistema che consenta di chiudere la porta dall’interno senza la chiave.

Si tratta del cosiddetto blocco manopola, il che è un dispositivo che va ad integrarsi alla maniglia già presente e che rende appunto impossibile che la manopola possa girare.

È un metodo fisico semplice per fare in modo da impedire ingressi non autorizzati. Ne esistono in commercio di diversi tipi, alcuni dei quali anche elettronici.

Una manopola aggiuntiva

Molti vedono con favore l’idea di inserire una manopola aggiuntiva nella porta di casa, a tutti gli effetti una seconda serratura che è azionabile solo dall’interno.

Solitamente, questa manopola viene posizionata o in alto o in basso e la si aziona semplicemente ruotandola. in questa maniera il pistone esce e va ad inserirsi all’interno del cilindro realizzato sul telaio della porta.

Questo tipo di soluzione va ad aggiungersi alla serratura che avremo precedentemente chiuso, quella principale, andando così a diminuire drasticamente le probabilità che qualcuno possa accedere in casa contro la nostra volontà.

Installare una spranga

Nel caso in cui la tua porta possa sembrarti non ancora sicura al 100%, inclusi i modelli blindati, potresti pensare di inserire una spranga.

Si tratta di una serratura dalla forma allungata la cui installazione è molto semplice. Ad ogni modo, nonostante la semplicità di installazione, la spranga è molto sicura in quanto rappresenta un ostacolo fisico difficile da superare per chi tenta di entrare senza autorizzazione.

In breve

Mettendo a frutto questi consigli, ti sarà possibile aumentare notevolmente la sicurezza della porta di casa e renderla praticamente inaccessibile agli ospiti indesiderati, che finiranno inevitabilmente con il dedicarsi ad altri obiettivi ritenuti più a portata di mano.

Se preferisci puoi contattare un servizio di pronto intervento 24, che metterà a tua disposizione il professionista qualificato di cui hai bisogno e che saprà prendersi cura della tua porta.

Il petfood cresce nel carrello della spesa e segue i trend emergenti del mercato

l petfood cresce nel carrello della spesa degli italiani e segue i trend emergenti del mercato. Di fatto, il menu di cani e gatti è sempre più simile a quello dei loro proprietari, soprattutto come valori-guida e tendenze. Si tratta di un mercato che vale 767 milioni di euro di sell-out, generati da 3.461 prodotti che nell’arco del 2020 hanno registrato un aumento di +1,2% delle vendite complessive tra supermercati e ipermercati.  Sono alcuni risultati del dossier dedicato all’alimentazione felina e canina contenuto nella decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Secondo l’Osservatorio il paniere più consistente, per numero di referenze e per valore delle vendite, è quello dei prodotti arricchiti: complessivamente il ‘rich-in’ supera i 453 milioni di euro di vendite (59,1% del totale nutrizione cane e gatto) e mostra una crescita annua di +1,0% del sell-out.

Il paniere rich-in e quello free form

Tra i nove i claim individuati sulle etichette dei 1.774 prodotti arricchiti emergono ‘vitamine’, ‘Omega 3-6’ e ‘proteine’. Si contraggono invece le vendite di alimenti con ‘carne/pesce fresco’ (-12,6%), pur restando ancora molto diffusi (353 prodotti, 10,2% di quota). Hanno invece superato i 435 milioni di euro (+2,8% annuo) le vendite dei 1.557 prodotti che rientrano nel paniere free from. Tra i cinque i claim rilevati sulle etichette il più diffuso e importante per giro d’affari è ‘senza coloranti’, mentre quello a maggior crescita annua è ‘grain free/low grain’ (+21,4% in termini di vendite).

Il valore dell’italianità diventa determinante per le scelte d’acquisto

Ma il vero fenomeno nel petfood è l’affermazione dell’italianità dei prodotti come valore determinante per le scelte d’acquisto in supermercati e ipermercati italiani.
“Anche nella nutrizione di cani e gatti cresce l’importanza dei prodotti che indicano la loro italianità in etichetta – commenta Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy -. Le 486 referenze inserite in questo paniere dall’Osservatorio Immagino hanno aumentato le vendite di +17,7% in un anno, sfiorando i 56 milioni di euro di sell-out in ipermercati e supermercati italiani”.
Quattro i claim e i pittogrammi individuati: la bandiera italiana è il più usato, mentre l’indicazione ‘Prodotto in Italia/Made in Italy’ è il più dinamico, con vendite in crescita di +36,7% nell’arco dei 12 mesi.

La sostenibilità entra nell’alimentazione di cani e gatti

L’Osservatorio Immagino ha evidenziato la presenza e il ruolo della sostenibilità nel mondo del petfood, e sulle etichette dei prodotti destinati alla nutrizione di cani e gatti ha individuato 13 tra claim e certificazioni green attribuendoli a tre panieri tematici.
Il principale, per numero di referenze e valore delle vendite, è quello che riunisce 762 prodotti che dichiarano di essere stati ottenuti nel rispetto degli animali: copre il 16,7% di tutte le referenze monitorate e supera i 135 milioni di euro di sell-out.
Il secondo comprende 661 prodotti provenienti da allevamenti e agricoltura sostenibili, che hanno realizzato oltre 134 milioni di euro (-0,9%), mentre il terzo è quello del management sostenibile delle risorse, che conta 173 prodotti per 33,7 milioni di euro di giro d’affari (+21,4%).

Un italiano su due pensa che le donne siano limitate al lavoro

Per gli italiani le donne hanno dei limiti quando si parla di accesso alle professioni e al mondo del lavoro. Tanto che una donna su quattro crede che carriera lavorativa, leadership politica, guadagno da lavoro siano ‘naturalmente’ a maggiore appannaggio degli uomini. Colpa della loro scarsa forza, resistenza e capacità fisica: lo pensa il 46.9% degli italiani (il 43% tra le donne), o del loro carattere (27.9%). Ecco perché la parità di genere è ancora un miraggio per la metà degli italiani (49,8%), non solo sul lavoro. Si tratta di alcuni dati emersi dall’indagine Inclusion, condotta da AstraRicerche per Gilead Sciences, su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

Gender gap più forte per carriera, leadership e guadagno

Dall’indagine emerge in particolare come gli ambiti in cui le differenze di genere sono più forti riguardano la carriera lavorativa, tanto nella possibilità di ricoprire ruoli ‘alti’, quanto nella leadership politica e amministrativa, e nel guadagno da lavoro.
A pensarlo sono soprattutto le donne (67%), ma la percezione degli uomini non è poi così diversa (56%). E ancora, oltre un italiano su 5 pensa che se in una coppia eterosessuale entrambi lavorano è giusto che l’uomo abbia maggiore opportunità di crescita professionale/lavorativa.
Non solo, la stessa percentuale sostiene che ‘le bambine che amano giocare con i giochi tipici dei bambini’ (robot, costruzioni ecc.) e i bambini che amano quelli ‘tipici’ delle bambine (bambole, mini-cucina giocattolo ecc.) cresceranno con confusione nella loro mente sui ruoli di donne e uomini.

L’impegno di Gilead a favore della parità di genere

In continuità con il suo impegno a favore della parità di genere e dell’inclusione Gilead riconosce il valore dei progetti di ricerca indipendenti di ricercatrici e ricercatori italiani grazie al Fellowship Program, bando di concorso che premia la ricerca scientifica che migliora la qualità di vita dei pazienti, gli esiti della malattia o favorisce il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica nell’area delle malattie infettive e oncoematologiche, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione.
Nel corso dei primi 10 anni attraverso il Bando sono stati erogati quasi 9 milioni di euro per la realizzazione di oltre 360 progetti a cui ha partecipato la comunità scientifica italiana, senza distinzione di genere. Il Bando ha visto infatti un’ampia partecipazione femminile, a cui si deve poco meno del 50% dei progetti presentati e di quelli finanziati.

Un Premio dedicato ai temi Inclusion&Diversity

Con la nuova edizione dei Bandi Gilead, in partenza il 28 febbraio, viene confermata per il secondo anno consecutivo l’erogazione di un Premio speciale dedicato alle tematiche di Inclusion&Diversity. Quest’anno, riferisce Adnkronos, il premio è rivolto a sottogruppi di popolazione culturalmente minoritari e discriminati all’interno della loro comunità di appartenenza, o a gruppi sociali che siano penalizzati, oltre che dalla condizione socioeconomica, anche dall’isolamento e dallo scarso interesse da parte del terzo settore.

Nel 2021 in Italia torna a crescere il turismo online 

Nonostante tutte le difficoltà legate alla situazione pandemica, nel 2021 il mercato italiano del Travel (online + offline) è cresciuto sia nella componente ricettiva (9,5 miliardi di euro, +73% sul 2020 e vicina ai 10,3 miliardi del 2019) che in quella dei trasporti (8,5 miliardi, +33% sul 2020 ma ancora lontana dai 18 miliardi pre-Covid). In questo scenario anche le transazioni digitali hanno dimostrato una netta ripresa, raggiungendo gli 11,1 miliardi di euro (+55% sul 2020), nonostante il valore complessivo segni ancora un -32% rispetto al 2019. Sono queste alcune delle evidenze emerse dall’ottava edizione dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano.

Strutture ricettive, spinta verso il digitale

Sono soprattutto le strutture ricettive che si spingono sempre più verso il mondo digitale. La ricerca evidenzia che oggi circa l’88% delle strutture ricettive italiane utilizza almeno uno strumento digitale per la gestione dei processi, anche se ci sono livelli diversi di adozione e l’ambito extra-alberghiero sconti ancora un maggiore ritardo. I primi processi a essere digitalizzati sono quelli legati alla distribuzione con l’adozione di Booking Engine, sistemi di pagamento digitale e Channel Manager, cui si aggiungono i Property Management System, ormai in uso nel 63% delle strutture. Seguono i sistemi di analisi dei dati e Revenue Management per impostare strategie di prezzo differenziate. Gli attori più evoluti si concentrano su strumenti per la gestione della relazione con i clienti e sulla marketing automation.

Sostenibilità, neverending tourism e flessibilità sono i principali trend

La sostenibilità è un tema sempre più sentito e condiviso. Tanto che nel 2021, il 94% delle strutture ha messo in atto azioni per aumentare la sostenibilità, come l’utilizzo di materiali, prodotti e fonti di energia sostenibili o la riduzione degli sprechi. Insieme a questa tendenza cresce anche quella legata all’esperienza anche prima e dopo il viaggio vero e proprio: il 7% delle strutture offre la possibilità di arricchire la visita e la conoscenza della destinazione attraverso attività da svolgere online, arricchendo la propria value proposition per offrire una neverending experience, ovvero un’estensione dell’esperienza turistica, sia fisica sia digitale, nello spazio (non solo in destinazione) e nel tempo (non solo durante, ma anche prima e dopo l’esperienza stessa di viaggio). Sempre in quest’ottica ben il 77% degli operatori si è attrezzato per ospitare lavoratori in smart working, offrendo per esempio postazioni da lavoro in camera (48%) o schermi per video-conferenze (43%). 

Infine, per offrire valore esperienziale in tutte le fasi del viaggio e rispondere alle esigenze di maggiore flessibilità dei turisti, molte strutture ricettive sono al lavoro per offrire l’opzione di cancellazione gratuita e di copertura assicurativa completa (sempre più richieste per via della maggiore incertezza legata al viaggio). Il 20% delle strutture ha inoltre abilitato il servizio “Buy Now-Pay Later” e la possibilità di rateizzare il pagamento.

Mascherine e tamponi: quanto costano agli italiani?

Oggi le mascherine chirurgiche possono essere reperite nei negozi online e in quelli fisici a un prezzo medio di 0,20 euro al pezzo. Tuttavia, questo tipo di mascherine non è più sufficiente, poiché per accedere ai mezzi di trasporto, come bus, metro e treni, ed entrare nei locali pubblici è necessario dotarsi di mascherina Ffp2. Nelle farmacie le Ffp2 sono vendute al prezzo calmierato di 0,75 euro, ma nei negozi e sul web hanno prezzi variabili, che vanno da 0,40 centesimi a 2,50 euro al pezzo. Dotarsi di mascherine Ffp2 e sottoporsi regolarmente ai tamponi anti-Covid rappresenta un ‘salasso’ per le famiglie, e può arrivare a costare fino a 4.824 euro all’anno per un nucleo famigliare di 4 persone.

I prezzi dei tamponi molecolari sono variabili 

La denuncia arriva da Consumerismo No Profit, l’associazione dei consumatori che ha redatto uno studio per capire in che modo l’attuale emergenza sanitaria ‘pesi’ sulle tasche degli italiani.  Per quanto riguarda i tamponi, i prezzi variano a seconda del tipo di test a cui ci si sottopone. Il test sierologico ha un costo compreso tra i 20 e i 30 euro, il tampone rapido viene eseguito dalle farmacie al costo fisso di 15 euro, mentre per il tampone molecolare i listini oscillano tra i 60 e i 140 euro, a seconda delle tempistiche per ottenere l’esito, e della regione di residenza. Al nord Italia costano infatti sensibilmente di più rispetto al sud.

La pandemia costa 1.200 euro all’anno

Considerando i prezzi medi delle mascherine, ogni singolo cittadino, stima Consumerismo, “spende circa 300 euro all’anno tra mascherine chirurgiche e Ffp2, cui si aggiungono 75 euro di spesa mensile per i tamponi, ipotizzando un tampone rapido e uno molecolare al mese, per una spesa totale di 1.200 euro annui”. Una famiglia di 3 persone, per le stesse voci di spesa e ipotizzando gli stessi consumi, deve affrontare perciò un costo pari a 3.618 euro annui, riporta Adnkronos.

Una spesa che può arrivare fino a 4.824 euro annui a famiglia

Spesa che può arrivare a 4.824 euro annui in caso di un nucleo familiare composto da 4 persone, che spende per tutta la famiglia 1.224 euro annui per le mascherine, e 3.600 euro per i tamponi.
“Un vero salasso – commenta il presidente di Consumerismo Luigi Gabriele -. Chiediamo che il costo di mascherine e tamponi sia totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale per le famiglie con Isee fino a 20 mila euro. Oltre tale soglia, chiediamo la deducibilità di tali spese almeno al 50%”.

Risparmi e investimenti al tempo del Covid: meno entrate per le famiglie

Le conseguenze economiche della pandemia si sono scaricate su poco più di una famiglia su tre. Più in particolare, per il 36,8% delle famiglie italiane le entrate ordinarie si sono ridotte o azzerate. E se per il 19,6% sono ‘un poco’ diminuite per il 15,7% ‘molto’ e per l’1,5% sono state perdute. La ricerca BVA Doxa sul rapporto degli italiani con il risparmio e l’impatto della pandemia sulle scelte di investimento, mostra che, in media, i sussidi o altre forme di supporto economico hanno raggiunto il 28% del campione intervistato. In pratica, il 74% di coloro che hanno perduto entrate, con quote che salgono nelle categorie esercenti (53%), operai (48%) e giovani (44 %). Inoltre, la ricerca mostra che un italiano su due (53%) non ha accantonato un fondo di riserva per far fronte all’emergenza economica. 

Diminuiscono i risparmiatori, ma aumenta chi ha risparmiato involontariamente

Anche i comportamenti di risparmio sono stati influenzati dalla pandemia, e la ricerca evidenzia due macro-cambiamenti: la diminuzione della quota di risparmiatori (dal 55,1% al 48,6%), e la crescita di chi ha risparmiato in modo involontario per non essere riuscito a spendere durante l’anno della pandemia (+6,7%). In generale, nell’anno del Covid-19 gli investimenti finanziari si sono ridotti e sono stati messi in larga parte in standby proprio per l’incertezza. Se le obbligazioni ricevono un consenso limitato (22%) le azioni sono appannaggio di una minoranza del campione (6,1%), mentre il risparmio gestito ha l’indice di soddisfazione maggiore di tutte le classi di investimento.

Flessione dei prestiti per i mutui, ma c’è chi vorrebbe cambiare casa

Dalla ricerca emerge anche che i prestiti relativi ai mutui per le case, richiesti dall’1,1% del campione, hanno seguito la flessione nel 2020 delle compravendite immobiliari. Ma si segnala anche il rimbalzo dei mutui rinegoziati (1,3%), e una discreta adesione alla sospensione dei mutui permessa dalle norme anti-Covid. Il 18% degli intervistati però giudica insufficiente lo spazio della propria casa, e il 2,6% avrebbe già deciso di cambiarla, mentre il 10,7% lo farebbe se si realizzassero condizioni positive per il finanziamento.

Sale il saldo tra ottimisti e pessimisti. Più fiducia nella Ue

La quota delle persone preoccupate dalla possibilità di subire una diminuzione temporanea del reddito è salita del 10%, raggiungendo il 54% complessivo. Il 63% teme invece una perdita permanente del reddito. Confrontando la rilevazione di marzo 2021 con quella di maggio 2021 il saldo ottimisti-pessimisti sulle aspettative di reddito è passato però da -16% a -2,6%, e quello sul risparmio da -34% a -24%. Di fatto, i problemi economici e finanziari del 2020 e del 2021 sarebbero stati estremamente più seri senza l’intervento dell’Ue. Il saldo tra la quota di chi ha fiducia nell’Europa rispetto a chi non ce l’ha sale infatti al 46%. Un progresso notevole rispetto al 2020, quando il saldo era pari al 26%.

Otto chiamate degli operatori su 10 sono indesiderate dagli utenti

Otto chiamate su 10 vengono considerate indesiderate dagli utenti di telefonia. Si tratta di un dato riportato da tellows, la piattaforma di protezione dei consumatori. Tellows.it ha infatti analizzato le chiamate assegnate dai propri utenti agli operatori di telefonia, prendendo in esame i dati dell’ultimo anno di quasi 600 numeri telefonici attribuiti ai vari gestori (TIM, WindTre, Vodafone, Iliad e altri), per oltre 19mila valutazioni. Gli utenti che hanno valutato i numeri di telefono su tellows hanno riportato principalmente 3 motivazioni di chiamata da parte dell’operatore: il 12% delle chiamate ricevute riguarda il servizio clienti, il 5% l’assistenza tecnica e oltre l’80% sono a scopo commerciale. Tra queste ultime rientrano anche le telefonate operate da agenzie che agiscono per conto dei provider telefonici, ma anche quelle effettuate da soggetti truffaldini. Per questo motivo le chiamate a scopo commerciale sono quelle percepite in maniera più negativa dagli utenti.

L’80% delle chiamate è stata valutata con punteggio negativo

Lo studio mostra come sia molto alto il numero di chiamate indesiderate ricevute dagli italiani. L’80% delle chiamate analizzate è stata infatti riportata con un punteggio negativo, quindi da considerarsi come indesiderata. Inoltre, lo studio ha rivelato che tra i numeri segnalati con punteggio negativo, 2 su 10 sono stati classificati come truffa. Tellows ha esaminato questi numeri e ha elencato le truffe telefoniche più comuni. E di fatto, le truffe maggiormente riportate dagli utenti tellows sono la truffa degli aumenti in bolletta, la truffa sulla verifica dei dati, la truffa del sì e la truffa dei numeri a sovrapprezzo.

Le 3 truffe più comuni segnalate dagli utenti

Nel caso della truffa degli aumenti in bolletta, chi chiama si finge un dipendente della compagnia telefonica e annuncia un imminente aumento della tariffa, proponendo di cambiare contratto con la promessa di avere dei vantaggi economici, ma in realtà il prezzo pagato con il nuovo contratto sarà maggiore. Nel caso della truffa della verifica dei dati e quella del sì, il truffatore cerca di ottenere dati sensibili, oppure di registrare un sì, per poi utilizzarli e attivare un nuovo contratto.
La truffa dei numeri a sovrapprezzo invece, viene attuata mediante sms. Gli utenti ricevono un messaggio che li invita a richiamare il numero telefonico per ascoltare un messaggio in segreteria. Il numero da chiamare è però un numero a tariffazione speciale, ossia un 899 o 893. Se l’utente chiama il numero, il credito viene azzerato.

Come verificare l’affidabilità di un numero?

I consigli per difendersi dalle chiamate sospette sono diversi. Ad esempio, è molto importante non fornire all’operatore dati personali o della bolletta, a meno che non si abbia la certezza che stia chiamando da un numero ufficiale. Per verificare l’affidabilità di un numero, tellows mette a disposizione diversi strumenti, come un sito web dove è possibile leggere le valutazioni scritte dagli altri utenti e lasciare il proprio contributo.
Tramite l’app mobile tellows, invece, è anche possibile identificare e bloccare le chiamate indesiderate prima che il telefono squilli.

Lavoro: quali sono le figure più richieste per il 2022?

Non ci sono dubbi, il mercato del lavoro è decisamente cambiato negli ultimi anni, con figure oggi molto ricercate che un quinquennio fa non esistevano o erano del tutto marginali. E ora che un nuovo anno è ormai alle porte, in un’epoca di cambiamenti eccezionali e molto veloci, anche per quanto riguarda il mondo del lavoro il 2022 sarà ‘rivoluzionario’.  A partire da questi presupposti chi sta cercando un lavoro, chi desidera migliorare la propria carriera, o chi sta decidendo quale percorso di specializzazione imboccare, deve mantenersi aggiornato sui trend in evoluzione, e soprattutto, sulle figure più ricercate nel prossimo futuro.

Le professioni legate al mondo medico e al mondo farmaceutico

“Come diretta conseguenza della lunga emergenza sanitaria che stiamo vivendo tra le figure lavorative più ricercate continueranno sicuramente a esserci quelle legate al mondo medico e al mondo farmaceutico – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, la società internazionale di head hunting -. Penso ad esempio al Medical Advisor, nonché al Pharmaceutical Marketing Manager, e in generale, a tutte quelle figure necessarie per rendere più efficienti le strutture sanitarie italiane”. Ma tra le posizioni più ricercate ci sono poi, com’è ormai abitudine, anche diversi profili del mondo digitale.

Project Manager, Export Manager, E-commerce manager e Giurista d’impresa

“L’analisi dei dati è un’attività fondamentale per un numero sempre maggiore di imprese, ed è per questo motivo che i professionisti dell’interpretazione del dato, a partire dal Data Scientist, figurano tra le priorità in fatto di risorse umane per le più disparate realtà”, aggiunge l’head hunter. E ancora, stando alle stime di Carola Adami, sul mercato del lavoro del nuovo anno altre figure che si presenteranno ‘in grande spolvero’ saranno il Project Manager, l’Export Manager, l’E-commerce manager, nonché il Giurista d’impresa, una figura sempre più ricercata negli ultimi anni.

Per capire come si presenterà il mercato del lavoro del futuro, però, non basta guardare alle le professioni più ricercate. È infatti importante guardare anche ai trend più generali.

Un trend importante è il reskilling

“Il lavoro da remoto continuerà a essere protagonista anche nei prossimi mesi, un po’ per il perdurare dell’emergenza sanitaria e un po’ per l’adozione stabile dello smart working da parte di tante aziende piccole e grandi, che ne hanno scoperto i vantaggi a partire dal lockdown – sottolinea Adami -. Considerati i rapidi processi evolutivi che abbiano conosciuto e che conosceremo a breve, un altro trend importante è quello del reskilling, con le aziende che investono nella riqualificazione e nella formazione del proprio personale. Chi cerca lavoro, da parte sua, deve essere pronto a colmare eventuali lacune per rendere più appetibile il proprio curriculum vitae”.