Buoni pasto, cartacei o elettronici? La Legge di Bilancio favorisce i secondi

La Legge di Bilancio 2020 introduce novità nella normativa di riferimento dei buoni pasto. Fissando i limiti giornalieri a 4 euro per quelli cartacei favorisce quelli elettronici, aprendo la strada a una maggiore tracciabilità anche sul fronte del welfare aziendale. Il DDL, presentato in Senato il 2 novembre dal ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, introduce una novità sugli importi complessivi giornalieri che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, e interviene sulla normativa di riferimento, l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Se il testo sarà così approvato, le nuove soglie entreranno in vigore dal 1° gennaio 2020.

Modificati i limiti del valore massimo giornaliero per non “formare” reddito

I buoni pasto sono titoli di pagamento che possono essere utilizzati per acquistare pasti o prodotti alimentari, hanno un valore prestabilito, sono nominativi e devono essere utilizzati solo da titolare. Possono essere cartacei, che al momento dell’utilizzo devono essere datati e sottoscritti dal lavoratore, o elettronici, che non richiedono alcuna firma da parte del titolare, perché le informazioni necessarie sono digitalizzate grazie a un numero e un codice identificativo. I buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente entro un valore massimo giornaliero stabilito dall’articolo 51 del TUIR. Le novità della Legge di Bilancio 2020 intervengono sulla normativa, e modificano i limiti. Per i buoni pasto elettronici la soglia passa da 7 a 8 euro, e per quelli cartacei scende da 5,29 a 4 euro.

Anche il welfare va verso la tracciabilità

Le regole stabilite dal Decreto Ministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico numero 122 del 7 giugno 2017 definiscono i buoni pasto come non “cedibili, non cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro” e “utilizzabili solo dal titolare”. Le novità della Legge di Bilancio 2020 riscrivono la normativa in modo tale da favorire l’utilizzo dei buoni pasto elettronici. Anche sul fronte del welfare aziendale, quindi, si va nella direzione di una maggiore tracciabilità del sistema. Non è una caso che l’articolo 83 sia inserito nel Titolo III del DDL presentato al Senato, Economia e Fisco Digitale.

Portare il valore dei buoni cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo

Portare il valore dei buoni pasto cartacei a 4 euro equivale a scoraggiarne l’utilizzo, diffuso, secondo le stime inserite nella relazione tecnica, ancora per il 50%. L’obiettivo è quello di spingere i datori di lavoro e i lavoratori ad affidarsi a una modalità, quella digitale, che si presta con più difficoltà a una strumentalizzazione negativa. L’intervento sulle soglie massime dei buoni pasto chiude un cerchio di interventi inseriti nel Decreto Fiscale e nella Legge di Bilancio 2020, che portano il sistema dei pagamenti su un piano sempre più digitale e tracciabile.